Soccorso alpino Veneto, nel 2025 soccorse 1.354 persone

Il bilancio del Cnsas Veneto conferma la crescita delle emergenze in quota. Escursionismo prima attività coinvolta.

05 maggio 2026 10:18
Soccorso alpino Veneto, nel 2025 soccorse 1.354 persone -
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VENEZIA – Il Soccorso alpino e speleologico veneto ha chiuso il 2025 con 1.199 interventi e 1.354 persone soccorse. Il dato conferma una tendenza in crescita già emersa negli ultimi anni e mantiene l’attività operativa oltre la soglia dei mille interventi annui.

La gran parte delle chiamate ha riguardato emergenze sanitarie: 1.337 interventi. In 17 casi, invece, il Sasv è stato attivato a supporto della Protezione civile regionale e nazionale. Le operazioni sono state condotte in raccordo con le centrali operative Suem 118 del Veneto, tra Pieve di Cadore, Padova, Treviso, Verona e Vicenza.

Escursionismo e richieste di aiuto

Secondo il bilancio del Cnsas Veneto, anche nel 2025 il numero delle persone soccorse ha superato quota 1.200, come già accaduto nei quattro anni precedenti. Alla base dell’aumento viene indicata la frequentazione sempre più ampia delle terre alte, spesso da parte di persone senza adeguata preparazione fisica, tecnica o con attrezzature non idonee.

L’escursionismo resta l’attività più coinvolta, con il 52,1% dei soccorsi. Seguono lo sci con il 12%, le attività di progressione in montagna con o senza corde al 9%, gli sport dell’aria e la bicicletta, entrambi al 4%. Tra le cause principali degli interventi compaiono cadute, inciampi e scivolate sul posto, pari al 22%, condizioni fisiche o psicofisiche al 18%, cadute dall’alto o ruzzolamenti all’11% e perdita di orientamento all’11%.

Non tutti gli interventi hanno riguardato persone ferite. Il 41,37% delle persone soccorse era illeso, mentre il 45,22% rientrava nei codici sanitari meno gravi. I codici rossi si sono attestati al 2,7%. Nel corso dell’anno sono stati registrati anche 71 eventi di ricerca, con 79 persone soccorse: si tratta in genere di casi in cui il mancato rientro viene segnalato dai familiari, spesso verso sera.

Elicotteri, squadre a terra e formazione

L’elicottero si conferma uno strumento centrale nelle operazioni di soccorso alpino: il suo impiego si colloca attorno al 40-45% degli interventi, con variazioni legate all’orario della chiamata e alle condizioni meteo. Resta però fondamentale il lavoro delle squadre a terra, indispensabili sia quando il mezzo aereo non può intervenire, sia come supporto operativo durante le missioni con elicottero.

La formazione continua a rappresentare una parte rilevante dell’attività. Nel 2025 sono stati svolti 1.614 eventi formativi, con 15.811 presenze complessive di volontari e una media di 9,8 partecipanti per evento. Le ore/uomo impiegate nelle diverse attività del Soccorso alpino veneto sono state circa 115.093: il 25% destinato agli interventi e il restante 75% alla gestione delle stazioni, all’addestramento e alla preparazione personale e di squadra.

Il profilo più frequente della persona soccorsa nel 2025 è un uomo, italiano, tra i 20 e i 30 anni, impegnato in escursionismo e coinvolto in cadute, inciampi o scivolate. Gli uomini rappresentano il 67% dei soccorsi, gli italiani il 74%, mentre la fascia 20-30 anni pesa per il 18%.

Un altro dato evidenziato dal bilancio riguarda la copertura assicurativa: il 96% delle persone soccorse non risultava iscritto al Cai né disponeva di una propria assicurazione. Gli assicurati Cai sono indicati al 3,5%, mentre le coperture alternative, come Dolomiti Emergency, si attestano attorno allo 0,5%.

Prevenzione e territori

Nel 2025 il Sasv ha affiancato all’attività operativa anche iniziative di prevenzione, dimostrazioni, appuntamenti fieristici e incontri nelle scuole. Sono stati diffusi 567 comunicati stampa e aggiornati i canali social del Soccorso alpino e speleologico veneto e del Soccorso alpino Dolomiti Bellunesi, che contano complessivamente oltre 95 mila utenti.

Il presidente del Soccorso alpino e speleologico veneto, Giuseppe Zandegiacomo Sampogna, ha sottolineato come l’aumento degli interventi non sia un dato positivo per chi opera nel soccorso: «Per quanto riguarda l’attività operativa, ci piacerebbe che fosse in calo. Non per lavorare meno, ma perché ciò significherebbe meno soccorsi, meno incidenti e meno persone soccorse». Zandegiacomo Sampogna ha poi ringraziato i 741 soccorritori del Sasv e richiamato l’importanza della prevenzione come strumento per ridurre le emergenze.

Per le Dolomiti Bellunesi, il delegato Michele Titton ha evidenziato la necessità di una maggiore consapevolezza da parte di chi frequenta la montagna, ricordando che molte situazioni potrebbero essere evitate con preparazione, pianificazione e attrezzatura adeguata.

Nelle Prealpi Venete, che comprendono le province di Padova, Verona e Vicenza, il delegato Roberto Morandi ha indicato oltre 420 interventi nel 2025, distribuiti tra le stazioni di Arsiero, Padova, Recoaro-Valdagno, Schio, Sette Comuni e Verona. Nello stesso territorio sono stati svolti oltre 345 eventi tra addestramenti e riunioni. Morandi ha segnalato anche il rafforzamento del gruppo piloti Uas, con l’impiego di droni e telecamere termiche nelle ricerche, e l’avvio, dal 15 settembre 2025, dell’operatività quotidiana con tecnico di elisoccorso a bordo nella base di Padova.

Per la VI Zona speleologica, Cristiano Zoppello ha ricordato che gli interventi in grotta restano numericamente contenuti, ma presentano difficoltà elevate dal punto di vista tecnico, gestionale e sanitario. Il Veneto, ha spiegato, conta abissi profondi oltre mille metri e sistemi carsici con sviluppi superiori ai quaranta chilometri.

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