Caso spray al peperoncino, la giornalista incatenata attacca: «Dalla Procura nessuna risposta»

Protesta della giornalista Irene Giurovich sul caso spray al peperoncino: denuncia il silenzio della Procura e annuncia cosa dirà in interrogatorio.

14 marzo 2026 10:50
Caso spray al peperoncino, la giornalista incatenata attacca: «Dalla Procura nessuna risposta» -
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“Nessuna risposta dalla Procura: avevo chiesto l'intervento immediato da parte del Procuratore capo che non si è fatto né vedere né sentire, nemmeno tramite il mio avvocato”: il day after l'incatenamento davanti al palazzo di vicolo Lovaria la giornalista e attivista animalista Irene Giurovich rende noto il “silenzio tombale”. “Mi auguro – continua – che la Procura stia eseguendo una verifica seria e approfondita sull'operato del magistrato che indaga per il legittimo possesso di uno spray al peperoncino acquistato con tutti i crismi della legalità: sulla bomboletta infatti è riportata la chiara ed inequivocabile scritta 'non classificabile come arma', il prodotto risulta conforme ai dettati ministeriali e lo stesso si trova tutt'oggi in libera vendita in molte catene commerciali”. Dunque, “dove sarebbe il reato?”.

Annullamento procedura – La giornalista Giurovich annuncia in esclusiva quello che dirà durante l'interrogatorio che è stato richiesto: “Innanzitutto farò presente che, a prescindere dal contenuto legale dello spray per legittima difesa, l'indagine avrebbe dovuto inquisire non certo i cittadini che si accertano della liceità del prodotto leggendo e fidandosi di quanto riportato sulle etichette, bensì avrebbe dovuto inquisire semmai la ditta produttrice tedesca... inoltre, come mai la Procura non sequestra allora gli identici prodotti che si trovano sul mercato liberamente acquistabili?”. Il paradosso è evidente: “I cittadini non hanno colpa. La Procura ha sbagliato il destinatario della sua azione”. Secondariamente, “chiederò l'immediata cancellazione di tutta la procedura in quanto – come ribadito e scritto dal mio avvocato Andrea Castiglione nella memoria difensiva – durante le indagini sono stati violati i diritti di difesa, specificamente nell'assenza di contraddittorio durante l'esecuzione delle consulenze tecniche, con grave violazione dell'articolo 360 del codice di procedura penale”.

Ritorsioni? Sui retroscena legati ad una vicenda che ha dell'assurdo – rimarca Giurovich – “temo possano esserci motivazioni legate al mio impegno animalista e anticaccia, visto che il magistrato titolare dell'indagine ha sempre archiviato i miei esposti legati a documentate violazioni sull'argomento caccia e su forze dell'ordine che, in spregio alla legge nazionale, praticano la caccia e rilasciano persino licenze di caccia”. Anche per questo, “ribadirò che l'indagine, per quanto mi concerne, non avrebbe mai e poi mai dovuta essere assegnata ad un magistrato con cui sono in corso conflittualità 'ambientali' e ovvie incompatibilità in aperto contrasto con la terzietà e l'assenza necessaria di opposte visioni ideologiche”.

Come se non bastasse, Giurovich si domanda “come sia possibile che con quello stesso spray sequestratomi io abbia potuto passare tutti i controlli di sicurezza in diversi aeroporti...”. Infine, nota di colore linguistica, "consiglio al magistrato di rileggere quello che scrive: non è capiscum, come scritto negli atti, bensì Capsicum e significa peperoncino. Un po' di latino e di botanica di base non guasterebbero!".

Irene Giurovich
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