Strassoldo, il 27 giugno 2026 la presentazione del libro sui mulini della Bassa Friulana
Appuntamento sabato 27 giugno alle 11 a Villa Vitas. Il volume ricostruisce siti.
STRASSOLDO - Un pezzo di storia economica e sociale della Bassa Friulana torna al centro dell’attenzione con la presentazione del volume “L’ultima stagione – Mulins e mulinars – I mulini della Bassa Friulana orientale”, firmato dallo storico cervignanese Giorgio Milocco e pubblicato dall’associazione Cervignano Nostra. L’incontro è in programma sabato 27 giugno 2026 alle 11 a Villa Vitas, a Strassoldo.
Il libro raccoglie e ordina una ricerca dedicata ai mulini della Bassa Friulana orientale, un patrimonio oggi in gran parte scomparso ma per decenni centrale nella vita quotidiana del territorio. L’opera è stata stampata in 500 copie e ricostruisce, attraverso fonti documentali, testimonianze orali e materiali fotografici, la geografia e la memoria di un mondo che fino agli anni Trenta del Novecento caratterizzava il Friuli.
Dove e quando si presenta il volume
Alla presentazione interverranno il presidente del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia Mauro Bordin, il sindaco di Cervignano del Friuli Andrea Balducci, lo storico Stefano Perini, curatore dell’introduzione, e il giornalista Michele Tomaselli, presidente di Cervignano Nostra Aps.
L’appuntamento si tiene a Villa Vitas a Strassoldo e mette al centro un lavoro di ricerca costruito negli anni su archivi pubblici e privati, oltre che su ricordi familiari e testimonianze dirette.
I mulini raccontati nel libro
Nel volume, Milocco ricostruisce le storie dei principali siti di macinazione un tempo attivi nella Bassa Friulana orientale. Molti di questi non esistono più e proprio su queste realtà perdute si concentra buona parte del lavoro, con storie, immagini, disegni e ricordi che restituiscono il ruolo dei mulini nella società friulana di un tempo.
L’attenzione si sofferma in particolare su quattro strutture: il Mulin di Punt, il Mulin Vecjo di Aquileia, il Mulin de Ritter a Terzo d’Aquileia e il Mulino San Martino. Accanto ai siti, trovano spazio anche gli excursus dedicati alle famiglie di mugnai che hanno segnato questa tradizione, tra cui i Di Bert, gli Stel, i Miceu, i Fornasir, i Fabris e i Carlets.
Una parte importante del lavoro nasce anche dai racconti del nonno dell’autore, Edoardo, legato in prima persona a quel mondo scomparso. Da qui prende forma una narrazione che non si limita agli edifici, ma entra nelle relazioni sociali, nel lavoro e nell’organizzazione economica della campagna friulana.
La Bassa Friulana tra rogge, granaglie e archeologia del lavoro
La Bassa Friulana era naturalmente vocata alla presenza dei mulini grazie alle acque di risorgiva e alla rete di rogge. In questo contesto si svilupparono vere dinastie di mugnai che, nella maggior parte dei casi, lavoravano come affittuari per grandi proprietari e non come titolari degli stabili.
Il libro ricostruisce quella che il titolo definisce “l’ultima stagione”, cioè il periodo compreso tra la fine dell’Ottocento e gli anni Trenta del Novecento, quando il mulino ad acqua fu progressivamente sostituito prima dagli impianti a vapore e poi da quelli elettrici. Una trasformazione che segnò la fine di una tradizione contadina plurisecolare.
Oltre alla macinazione delle granaglie, i mulini svolgevano anche altre funzioni: potevano azionare mazzuoli per follare i panni, magli per la lavorazione del ferro e, in alcuni casi, arrivarono perfino a produrre energia elettrica. Il volume documenta infatti la trasformazione delle strutture di Muscoli e Castions delle Mura, all’inizio del Novecento, in centrali elettriche.
Patrocini e sostegno al progetto editoriale
Come spiega Michele Tomaselli, il volume è stato realizzato con il contributo del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia e con il patrocinio dei Comuni di Aiello, Aquileia, Cervignano del Friuli, Fiumicello Villa Vicentina, Ruda e Terzo d’Aquileia.
Tomaselli definisce i mulini “monumenti dell’archeologia del lavoro, della cultura e dell’identità friulana contadina”, indicando nel libro uno strumento per conservarne la memoria e favorirne la conoscenza anche in chiave culturale e turistica.