Supermercati e AI, il 68% testa ma solo 1 azienda su 70 arriva alla scala industriale

Survey su 70 grandi marchi della GDO: pesano carenza di competenze interne e ritardo normativo. Coinvolte 17 aziende venete.

20 giugno 2026 10:11
Supermercati e AI, il 68% testa ma solo 1 azienda su 70 arriva alla scala industriale -
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PADOVA - Nella grande distribuzione italiana l’intelligenza artificiale è già entrata nei processi aziendali, ma quasi sempre resta ferma alla fase di test. È il dato centrale della survey “AI nella GDO”, realizzata da Fòrema ed E.N.I.A. per le tech company Aton e GTN su 70 primarie aziende del settore: il 68% delle imprese sta sperimentando soluzioni di AI, ma solo una ha già portato questi strumenti a una vera adozione su scala industriale.

L’indagine fotografa quindi una GDO che considera l’AI una necessità operativa, soprattutto per ridurre costi e aumentare efficienza, ma che incontra un forte collo di bottiglia quando deve passare dalla sperimentazione all’uso stabile nelle reti logistiche e nei punti vendita. Tra le aziende analizzate ci sono anche 17 realtà venete, di cui 5 con sede nel Padovano.

La ricerca è stata commissionata da Aton, azienda con headquarter a Villorba, e da GTN, società IT con sede a Tavagnacco, ed è stata presentata a Padova durante Retail Tech, appuntamento dedicato all’innovazione nel commercio. Sul tema, nelle scorse settimane Nordest24 ha seguito anche il confronto su Retail Tech a Padova.

I numeri della survey

Nel campione analizzato, composto da 70 dei principali marchi della distribuzione italiana, il 46% supera il miliardo di euro di fatturato. Di queste aziende, 48 si trovano oggi in una fase di esplorazione o sperimentazione attiva dell’intelligenza artificiale. Solo l’1,4% del campione, cioè una sola impresa, dichiara invece di aver già avviato lo scaling industriale.

All’estremo opposto, 13 aziende, pari al 19%, non hanno ancora avviato alcuna attività legata all’AI. Il quadro che emerge è quello di un settore interessato alla tecnologia, ma ancora prudente quando si tratta di integrarla in modo strutturale nei processi.

Secondo la survey, gli utilizzi oggi più diffusi sono quelli più legati all’operatività quotidiana. In testa ci sono le knowledge base aziendali, adottate da 38 imprese, seguite dal monitoraggio delle rotture di stock, con 28 applicazioni. La riconciliazione automatica dei documenti di trasporto e i chatbot per il customer service raccolgono 23 preferenze.

Dove si blocca l’adozione

A frenare il salto di qualità non sarebbe la tecnologia in sé, ma soprattutto la struttura organizzativa delle aziende. Il primo ostacolo indicato è la mancanza di competenze interne: 41 aziende su 70 dichiarano di non avere figure adeguate per sostenere e governare questa trasformazione.

L’altro nodo è quello normativo. Ben 42 realtà del campione non hanno ancora affrontato il tema della compliance rispetto all’AI Act europeo, mentre solo 11 hanno formalizzato una policy interna di governance. In sostanza, la maggioranza delle imprese sta testando strumenti di intelligenza artificiale senza aver ancora definito in modo compiuto regole, responsabilità e controlli.

Un tema che interessa anche il tessuto produttivo del Nordest, dove si stanno moltiplicando strumenti e incentivi per accompagnare l’adozione tecnologica, come il recente bando intelligenza artificiale per micro e piccole imprese.

Le aziende coinvolte e i partner

L’indagine è stata sviluppata da Fòrema, ente di formazione del sistema Confindustria Veneto Est, insieme a E.N.I.A., Fondazione italiana per l’intelligenza artificiale, per conto di Aton e GTN. Le due aziende operano nella digitalizzazione delle attività commerciali e nella tracciabilità.

Dalla collaborazione tra i due gruppi è nato un polo tecnologico che conta 385 collaboratori diretti e 33 milioni di fatturato. Hanno sostenuto l’iniziativa anche Largo Consumo come media partner e, come tech partner, Zebra Technologies, Datalogic e Soti.

Le valutazioni dei promotori

Per Giorgio De Nardi, CEO di Aton, il passaggio decisivo sarà la capacità del retail di usare l’intelligenza artificiale come supporto concreto al lavoro e alle decisioni quotidiane, misurandone però gli effetti reali con rigore.

Matteo Sinigaglia, direttore generale di Fòrema, legge i risultati come la conferma di un problema soprattutto culturale e organizzativo: non basta finanziare progetti pilota, osserva, se poi mancano esperti interni, alfabetizzazione sul dato e formazione manageriale.

Paola Geretti, CEO di GTN, richiama invece il rischio strategico e operativo legato alla mancanza di compliance: adottare l’AI senza una policy formale, sottolinea, espone le aziende a vulnerabilità legali ed etiche e può rallentare gli investimenti.

Anche Valeria Lazzaroli, presidente di Fondazione Enia, mette l’accento sul divario tra entusiasmo e struttura: con appena una realtà arrivata allo scaling, 42 aziende che non hanno ancora affrontato il tema dell’AI Act e solo 11 dotate di una governance formalizzata, la diffusione dell’intelligenza artificiale nella grande distribuzione resta ancora largamente nella fase dei test.

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