Trieste e Udine, “Sutta Scupa” torna dopo vent’anni: doppio debutto il 13 e 14 luglio
Lunedì 13 luglio al Teatro dei Fabbri di Trieste e martedì 14 luglio al Teatro San Giorgio di Udine, entrambe le repliche alle 21
TRIESTE - Torna in scena dopo vent’anni “Sutta Scupa”, lo spettacolo di Giuseppe Massa e Giuseppe Provinzano sul lavoro precario e sull’attesa di un’occasione che non arriva. Il nuovo allestimento debutta con una doppia tappa in Friuli Venezia Giulia: lunedì 13 luglio 2026 al Teatro dei Fabbri di Trieste e martedì 14 luglio 2026 al Teatro San Giorgio di Udine, in entrambi i casi alle ore 21. La data udinese è realizzata in collaborazione con Teatro Contatto Estate.
Diretto e interpretato dagli stessi Massa e Provinzano, il lavoro riporta in scena due personaggi già al centro del testo originale, Giovanni e Vito, oggi riletti alla luce di un mercato del lavoro cambiato ma non meno instabile. Voce off e collaborazione artistica sono affidate a Simona Malato, mentre le luci sono di Cristian Zucaro.
Le date a Trieste e Udine
Il primo appuntamento è fissato al Teatro dei Fabbri di Trieste lunedì 13 luglio, mentre la sera successiva, martedì 14 luglio, lo spettacolo arriva a Udine al Teatro San Giorgio. Per entrambe le repliche l’inizio è previsto alle 21.
Il ritorno in scena di “Sutta Scupa” non viene proposto come un’operazione celebrativa, ma come una verifica sul presente: capire se quel tempo sospeso raccontato all’inizio degli anni Duemila sia davvero finito oppure no.
Il racconto: due disoccupati in attesa da oltre vent’anni
La scena è quella di una sala d’attesa aziendale. Giovanni e Vito, disoccupati, aspettano un colloquio che potrebbe cambiare la loro vita. L’attesa, però, si prolunga da oltre vent’anni. A scandire regole, speranze e possibilità c’è una Voce, descritta come una sorta di fata contemporanea, oggi sempre più simile a un sistema algoritmico o a un’Intelligenza Artificiale capace di orientare scelte e illusioni.
Secondo gli autori, i due protagonisti sono figure rimaste ai margini di una società che, nonostante le promesse di progresso, ha prodotto soprattutto stallo. Il ricordo diventa così l’unico strumento per resistere, e da lì prende forma una personale “Via Crucis” laica.
Un testo nato nei primi Duemila e riletto oggi
Il confronto tra il contesto di allora e quello attuale è uno dei nuclei del nuovo allestimento. All’inizio degli anni Duemila il precariato veniva spesso percepito come una fase temporanea, quasi un passaggio generazionale. Oggi, invece, lo spettacolo lo rilegge come una condizione diventata ordinaria, intrecciata alla fragilità delle relazioni e alla riduzione delle prospettive collettive.
In questa attesa dal tono beckettiano, fatta di silenzi, disagio e imbarazzo, il riferimento richiamato è quello di “Aspettando Godot”. Anche la lingua ha un ruolo centrale: il palermitano usato in scena, ruvido e vivo, custodisce ciò che i personaggi non riuscirebbero a esprimere altrimenti.
Massa e Provinzano spiegano che la nuova messinscena nasce proprio dal confronto con il tempo trascorso: non per proteggere il testo, ma per esporlo ai cambiamenti dei corpi, delle biografie e del presente. In questa rilettura cambia anche il significato della Voce, che oggi assume un valore ancora più concreto perché richiama i sistemi invisibili che condizionano lavoro, identità e libertà.
Il precedente giudizio critico
Quando lo spettacolo era apparso per la prima volta, Magda Poli lo aveva definito «un gioco ritmato da ritualità rabbiosa e da una sofferenza di vivere che aspetta solo un’improbabile rivolta». A distanza di vent’anni, quella definizione viene riproposta dentro un quadro storico diverso, in cui il tema dell’attesa e dell’instabilità appare meno eccezionale e più quotidiano.
Oltre a Giuseppe Massa e Giuseppe Provinzano, il nuovo allestimento vede la voce off e la collaborazione artistica di Simona Malato e le luci firmate da Cristian Zucaro.