Teleferica smart per i rifugi, da Treviso un prototipo che riduce gli addetti da due a uno

Il prototipo SMAUTOCABY è nato con Unibz e imprese veronesi per automatizzare i trasporti in quota sulle linee esistenti.

A cura di Web Team Web Team
05 ottobre 2026 12:24
Teleferica smart per i rifugi, da Treviso un prototipo che riduce gli addetti da due a uno -
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TREVISO - Una teleferica intelligente pensata per i rifugi di alta montagna promette di alleggerire uno dei problemi più concreti della gestione in quota: il bisogno di due addetti per ogni trasporto. Il prototipo sviluppato dall’azienda trevigiana BClever permette invece di lavorare con un solo operatore, aumentando anche la capacità di carico e riducendo i tempi morti nelle operazioni di approvvigionamento.

La soluzione è stata sviluppata all’interno del progetto SMAUTOCABY, acronimo di SMart AUTOmatic CABlewaY, finanziato dal Consorzio iNEST attraverso i bandi a cascata dello Spoke 1 sugli ecosistemi montani, guidato dalla Libera Università di Bolzano. Alla realizzazione del prototipo hanno collaborato, oltre a BClever, anche le aziende veronesi Plumake, STA e Electric Labs, insieme a ricercatrici e ricercatori di Unibz.

Come funziona il sistema

L’idea nasce da un limite ben noto delle teleferiche usate oggi per rifornire i rifugi: per farle funzionare serve la presenza contemporanea di un operatore a monte e di uno a valle per tutta la durata del trasporto. Una modalità che pesa ancora di più in una fase in cui molti rifugi faticano a trovare personale disposto a lavorare per i mesi estivi in alta quota, mentre cresce la pressione del turismo montano.

Il sistema progettato da BClever applica alla teleferica il modello del magazzino automatico. In pratica, dopo avere caricato il magazzino a valle, il gestore può avviare le missioni di trasporto e ritirare il materiale in vetta senza dover seguire ogni singolo viaggio. Le merci possono restare stoccate a valle ed essere richiamate in alto quando serve, senza che qualcuno debba ogni volta caricarle manualmente sulla linea.

Un altro elemento riguarda la capacità: il prototipo consente di movimentare più cassetti per il trasporto delle merci, mentre nelle configurazioni tradizionali spesso il sistema ne prevede uno solo. Questo permette di scegliere il momento più adatto per richiamare il materiale in vetta e di organizzare meglio i flussi di approvvigionamento.

Installazione sulle linee già esistenti

Secondo quanto indicato dai promotori, il sistema è stato progettato come una struttura leggera, installabile sulle teleferiche già presenti senza interventi invasivi. L’obiettivo è quindi introdurre un upgrade tecnologico sfruttando il cavo esistente, con un software dedicato alla gestione dei due magazzini, delle chiamate e dei cassetti multipli.

Il progetto si inserisce nel filone della teleferica smart per i rifugi, tema su cui la ricerca universitaria e le imprese del Nordest stanno lavorando per semplificare i rifornimenti in quota e contenere il fabbisogno di personale.

Teleferica smart per i rifugi, da Treviso un prototipo che riduce gli addetti da due a uno

Le interviste ai gestori di Veneto, Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia

Alessandro Dal Col, amministratore delegato di BClever, spiega che il progetto è partito da una serie di interviste a gestori ed ex gestori di rifugi in Veneto, Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia. Da questi confronti, riferisce, sono emersi soprattutto due problemi: i lunghi tempi di attesa e la necessità di avere due operatori per ogni trasporto.

Da qui la scelta di sviluppare una soluzione che utilizza l’infrastruttura esistente e la trasformi in un sistema più automatizzato. La fase di prototipazione in laboratorio è stata conclusa e l’azienda è ora alla ricerca di realtà interessate a installare il sistema in ambiente montano.

Per Fabrizio Mazzetto, professore della Facoltà di Scienze agrarie, ambientali e alimentari della Libera Università di Bolzano e coordinatore dello Spoke 1 del Consorzio iNEST, quello dei rifugi è un mercato di nicchia ma in crescita per effetto dell’aumento del turismo montano. La soluzione messa a punto, osserva, rappresenta un caso di collaborazione tra ricerca e impresa applicata alla sostenibilità della vita negli ambienti montani.

Il progetto iNEST e i partner coinvolti

iNEST, Interconnected Nord-Est Innovation Ecosystem, è l’ecosistema dell’innovazione finanziato dal PNRR con baricentro nel Nordest. Il consorzio riunisce gli atenei del Triveneto – Università di Bolzano, Trento, Udine, IUAV di Venezia, Padova, Ca’ Foscari Venezia, Verona e Trieste – insieme alla SISSA, al Consiglio Nazionale delle Ricerche e all’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale.

Nel progetto, l’ideazione, la progettazione e la realizzazione del prototipo sono state portate avanti da BClever con Plumake, STA ed Electric Labs, in collaborazione con la Libera Università di Bolzano. Il prototipo è stato sviluppato come risposta pratica alla crescente difficoltà dei rifugi di reperire personale e alla necessità di rendere più efficienti i trasporti di materiali in alta quota.

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