Case popolari in Fvg, Bullian: correttivi insufficienti dopo la sentenza della Consulta

Il consigliere regionale contesta la riforma approvata in Aula: dopo la sentenza 70/2026, per alcune misure restano richiesti fino a 5

10 giugno 2026 20:49
Case popolari in Fvg, Bullian: correttivi insufficienti dopo la sentenza della Consulta -
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TRIESTE - La sentenza della Corte Costituzionale che ha giudicato irragionevole imporre una residenza pregressa e protratta in regione per ottenere un alloggio di edilizia sovvenzionata non ha chiuso il confronto politico in Friuli Venezia Giulia. Dopo il voto in Aula sulla legge regionale sull’abitare, il consigliere regionale indipendente di Patto per l’Autonomia-Civica Fvg Enrico Bullian contesta infatti i correttivi introdotti dalla maggioranza, ritenendoli insufficienti.

Al centro della critica c’è la decisione di mantenere, secondo quanto evidenziato dal consigliere, alcuni requisiti temporali di residenza per altre forme di sostegno legate alla casa. Bullian richiama in particolare l’articolo 23, dove per l’edilizia agevolata resterebbe il requisito di 5 anni di residenza, mentre per il sostegno alle locazioni e per l’edilizia convenzionata finalizzata all’acquisto sarebbero richiesti 2 anni.

Il punto di partenza è la sentenza 70/2026 della Consulta, recentemente depositata, che ha stabilito come sia in contrasto con il principio di uguaglianza chiedere una residenza pregressa e continuativa sul territorio regionale per l’assegnazione di un alloggio di edilizia sovvenzionata. Secondo Bullian, il pronunciamento avrebbe dovuto spingere la Regione a eliminare in modo più netto ogni vincolo analogo anche in altri ambiti collegati alle politiche abitative, tema già al centro del dibattito sulla legge regionale sull’abitare.

I punti contestati

Bullian sostiene che il mantenimento di questi criteri sia non solo ingiusto, ma anche potenzialmente esposto a ulteriori rilievi di costituzionalità, pur in assenza di una pronuncia specifica della Corte sulle singole misure ancora previste dalla norma. Nel suo intervento politico il consigliere osserva che il limite, nato in origine con l’intento di restringere l’accesso agli stranieri extracomunitari, finirebbe in realtà per colpire anche cittadini italiani provenienti da altre regioni.

Per il consigliere regionale, il problema va letto anche alla luce della situazione demografica e del mercato del lavoro in Friuli Venezia Giulia. Bullian parla di un quadro segnato da saldo demografico negativo e da richieste di manodopera da parte del sistema produttivo, spesso accompagnate da una crescente disponibilità allo spostamento delle persone. In questo contesto, a suo giudizio, mantenere barriere di accesso basate sulla durata della residenza rischia di diventare non solo inutile, ma persino dannoso.

Il riferimento alla Corte Costituzionale

Nella sua presa di posizione, Bullian richiama direttamente il passaggio della Consulta in cui si afferma che il requisito della residenza pregressa e protratta nel territorio regionale è “intrinsecamente irragionevole”, perché non correlato alla funzione dell’edilizia sociale, crea una diversità di trattamento non giustificata tra persone in condizioni di fragilità analoghe e contrasta con il dovere della Repubblica di rimuovere gli ostacoli economici e sociali che limitano libertà ed eguaglianza.

Il consigliere sottolinea che proprio questo principio avrebbe dovuto guidare in modo più coerente la revisione normativa approvata in Aula.

Emendamento respinto

Bullian conclude ricordando che il suo emendamento, presentato per cancellare il requisito della durata della residenza pregressa, è stato respinto dalla maggioranza. Per l’esponente di Patto per l’Autonomia-Civica Fvg si tratta di un’occasione mancata e di un errore strategico da parte del centrodestra che goverva la Regione.

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