Disordini durante il corteo pro-Pal non autorizzato: eseguite nove perquisizioni

Trieste, la Polizia di Stato ha eseguito nove perquisizioni per i disordini del 2 ottobre 2025 legati a un corteo non autorizzato.

15 gennaio 2026 16:56
Disordini durante il corteo pro-Pal non autorizzato: eseguite nove perquisizioni - Immagine di repertorio
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TRIESTE – Nel rispetto dei diritti delle persone indagate e del principio di presunzione di innocenza, per quanto risulta allo stato degli atti e salvo ulteriori approfondimenti, la Polizia di Stato di Trieste ha eseguito nella mattina odierna nove decreti di perquisizione personale e locale.

I provvedimenti, emessi dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Trieste, sono stati eseguiti da personale della DIGOS nei confronti di soggetti gravitanti negli ambienti dell’antagonismo locale, indagati in concorso per i reati di danneggiamento, resistenza a pubblico ufficiale, violenza privata, interruzione di pubblico servizio e per la violazione delle disposizioni del T.U.L.P.S. in materia di svolgimento di manifestazioni in luogo pubblico.

I fatti contestati

Le condotte contestate risalgono al 2 ottobre 2025, quando gli indagati avrebbero preso parte a un’iniziativa estemporanea inserita nel contesto di una più ampia mobilitazione cittadina nell’ambito della campagna pro-Pal. In quell’occasione il gruppo, muovendosi in corteo non autorizzato, avrebbe raggiunto la stazione ferroviaria centrale di Trieste con l’intento di occuparla, all’insegna dello slogan “Blocchiamo tutto”.

Secondo la ricostruzione investigativa, durante l’azione sarebbero state infrante le porte a vetri di uno degli ingressi di viale Miramare, nel tentativo di accedere alla stazione. Il tentativo è stato però respinto dall’intervento delle forze di polizia, schierate a protezione dell’obiettivo sensibile.

Le indagini della DIGOS

Le accurate attività investigative, condotte dalla DIGOS della Questura di Trieste in stretto raccordo con la Procura della Repubblica, hanno consentito di rinvenire nella disponibilità degli indagati accessori personali e capi di vestiario utilizzati durante i disordini. Secondo quanto riferito, tali elementi sarebbero stati impiegati anche per ostacolare il riconoscimento degli autori, contribuendo così alla ricostruzione delle identità dei presunti responsabili dei reati contestati.

Presunzione di innocenza

La Procura ha precisato che il procedimento penale si trova ancora nella fase delle indagini preliminari e che le responsabilità effettive degli indagati saranno valutate nel corso dell’eventuale successivo processo. Non verranno pertanto fornite le generalità delle persone coinvolte né elementi utili alla loro identificazione, nel pieno rispetto delle garanzie previste dalla legge.

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