TRIESTE, Electrolux Porcia: mozione in Regione contro 262 esuberi operai e oltre 1.700 tagli in Italia
In Consiglio regionale il caso Porcia: 262 eccedenze tra gli operai, ancora da chiarire il dato sugli impiegati.
TRIESTE - La vertenza Electrolux torna al centro del confronto politico in Friuli Venezia Giulia, con il sito di Porcia indicato come uno dei punti più delicati: sono già state quantificate 262 eccedenze tra gli operai, mentre resta ancora da chiarire il numero degli impiegati coinvolti. Intervenendo sulla mozione discussa in Consiglio regionale, la consigliera Serena Pellegrino, di Alleanza Verdi e Sinistra, ha spiegato di averla sostenuta chiedendo il ritiro degli esuberi e la presentazione di un piano industriale per gli stabilimenti italiani del gruppo.
Il dato locale si inserisce in un quadro più ampio: secondo quanto ricordato dalla stessa consigliera, a livello nazionale Electrolux ha annunciato oltre 1.700 esuberi. Per Pellegrino, quindi, la questione non riguarda solo la riduzione del personale, ma l’assenza di indicazioni precise su investimenti, produzioni, organizzazione del lavoro e prospettive occupazionali.
I numeri di Porcia e la richiesta alla società
Nel suo intervento, Pellegrino indica come punto centrale della mozione la richiesta di ritirare gli esuberi annunciati e di arrivare a un vero piano industriale. La posizione espressa è che non basti un piano centrato sui tagli, ma servano elementi verificabili sul futuro dei siti italiani.
Nel caso di Porcia, la consigliera sottolinea che gli effetti non si fermerebbero ai lavoratori direttamente coinvolti. Le ricadute, secondo la nota diffusa, riguarderebbero anche famiglie, indotto e sistema economico pordenonese. Il sito viene descritto come una componente rilevante del sistema industriale regionale, e un suo ulteriore ridimensionamento avrebbe conseguenze occupazionali, economiche e sociali per Pordenone e per l’area circostante.
Il nodo industriale in Friuli Venezia Giulia
La presa di posizione arriva in un momento in cui il confronto istituzionale su Electrolux resta aperto anche in Regione. Per Pellegrino, la risposta politica deve concentrarsi sulla capacità di ottenere dall’azienda impegni concreti verso il territorio in cui opera, soprattutto quando un grande gruppo beneficia di infrastrutture, competenze, relazioni economiche locali e sostegni pubblici.
Nel ragionamento della consigliera, la crisi Electrolux viene letta anche come segnale di una politica industriale troppo legata alle emergenze. Da qui il richiamo alla necessità di strumenti più stabili di programmazione e alla definizione di condizioni chiare per le imprese che accedono a risorse pubbliche o a misure di supporto.
Su questo fronte, il dibattito regionale resta intrecciato anche ai passaggi già aperti sul futuro dello stabilimento e dell’indotto, come nel caso di Electrolux Porcia, la Regione prepara 8 milioni per elettrodomestico e indotto.
Il confronto con Governo, Regioni e parti sociali
Pellegrino chiede che la Regione continui a lavorare con il Governo, con le altre Regioni coinvolte, con gli enti locali e con le parti sociali, anche in vista del prossimo confronto al ministero delle Imprese e del Made in Italy. L’obiettivo indicato è presentarsi al tavolo con una posizione unitaria del territorio, ma soprattutto con richieste precise e impegni verificabili da parte dell’azienda.
Nella sua valutazione politica, la consigliera invita anche a evitare letture semplificate della crisi. Nella nota sostiene che non serva cercare capri espiatori o limitarsi ad attribuire genericamente responsabilità all’Europa, ma che occorra rafforzare gli strumenti di tutela industriale e occupazionale.
Pellegrino richiama inoltre l’articolo 81 della Costituzione, collegando il tema del pareggio di bilancio alla riduzione degli spazi per una programmazione pubblica pluriennale, e cita anche l’articolo 42 sul principio della funzione sociale della proprietà privata. Il punto, nella sua ricostruzione, è che le grandi imprese debbano assumere responsabilità precise verso i territori in cui operano.
La consigliera spiega infine che il voto favorevole alla mozione nasce dalla volontà di dare un segnale istituzionale ai lavoratori e di ribadire che la tenuta industriale del Friuli Venezia Giulia non può essere considerata secondaria. Nello stesso passaggio richiama anche altre crisi industriali, da Wärtsilä a Snaidero fino a Weissenfels, come esempi della necessità di intervenire prima che le vertenze si aggravino.