Trieste, in Friuli Venezia Giulia calano le donazioni di sangue intero: -4,6% e mille in meno
Afds Udine segnala il calo del sangue intero in regione: circa mille donazioni in meno. Appello soprattutto ai 34-45 anni.
TRIESTE - In Friuli Venezia Giulia la raccolta di sangue intero è scesa del 4,6%, con circa mille donazioni in meno. Nello stesso periodo il plasma è invece aumentato del 6,7%. I dati, diffusi da Afds Udine e rilanciati dalla consigliera regionale Serena Pellegrino, riportano l’attenzione su un punto centrale per la sanità regionale: il sangue intero resta indispensabile per emergenze, interventi chirurgici e cure continuative, e il calo delle donazioni può mettere sotto pressione l’autosufficienza del sistema.
Secondo Pellegrino, alla base della flessione ci sono il calo demografico e il mancato ricambio generazionale tra i donatori. Il tema riguarda una regione che storicamente è stata tra le più generose e autosufficienti d’Italia, ma che oggi deve fare i conti con l’invecchiamento della popolazione e con richieste crescenti da parte delle strutture sanitarie.
I numeri del calo in Friuli Venezia Giulia
Il dato più pesante riguarda il sangue intero, indicato come componente non sostituibile nella gestione quotidiana delle necessità ospedaliere. L’aumento del plasma è un segnale positivo, ma non compensa la flessione delle sacche di sangue intero.
Per questo Pellegrino parla di una riflessione immediata da aprire sul mantenimento dell’autosufficienza regionale. Il sistema sanitario locale, osserva, continua a reggere grazie al contributo dei donatori attivi, ma la diminuzione registrata da Afds Udine segnala una tendenza che non può essere ignorata.
La consigliera evidenzia che il fabbisogno non diminuisce, mentre l’età media della popolazione cresce. In questo quadro, anche iniziative di sensibilizzazione e raccolta sul territorio diventano parte della risposta, come già avvenuto con l’autoemoteca regionale davanti al Consiglio FVG.
L’appello ai giovani e alla fascia 34-45 anni
L’invito lanciato da Pellegrino è rivolto in particolare ai giovani e alle persone tra 34 e 45 anni, fascia ritenuta decisiva per garantire il ricambio tra i donatori. Il punto, nella sua lettura, è semplice: il sangue non può essere prodotto in laboratorio e dipende esclusivamente dalla disponibilità dei cittadini.
Da qui l’indicazione pratica a rivolgersi alle sedi locali e ai centri trasfusionali della rete Afds, così da contribuire a invertire il trend. Il richiamo è rivolto sia a chi non ha mai donato sia a chi, nel tempo, ha interrotto.
Perché il sangue intero resta decisivo
Nel messaggio diffuso dalla consigliera viene ribadito che il sangue intero è essenziale per le emergenze quotidiane, per gli interventi chirurgici e per la cura di patologie croniche. È questo l’elemento che rende più delicato il calo registrato, nonostante la crescita del plasma.
Pellegrino ricorda inoltre che la donazione è sicura, indolore e consente anche di monitorare il proprio stato di salute attraverso esami periodici gratuiti. Sul piano istituzionale, aggiunge, dovranno proseguire le campagne di sensibilizzazione sulla raccolta di sangue.
Il quadro che emerge dai dati Afds Udine è quindi quello di una regione ancora solida sul fronte delle donazioni, ma chiamata ora a rafforzare il ricambio generazionale per evitare che la riduzione del sangue intero incida sulla risposta della rete sanitaria.