Case di comunità in Fvg, Celotti: compensi ai medici da chiarire
La consigliera regionale Manuela Celotti chiede alla Giunta di fare chiarezza su retribuzioni e presenza dei medici di medicina generale.
TRIESTE - In Friuli Venezia Giulia torna al centro il nodo della presenza dei medici di medicina generale nelle Case di comunità, con interrogativi sui compensi previsti e sulle possibili ricadute sull’adesione dei professionisti al nuovo modello di assistenza territoriale. A sollevare il tema è la consigliera regionale del Pd Manuela Celotti, che ha presentato un’interrogazione alla Giunta.
Secondo Celotti, il rischio è che le nuove strutture possano trovarsi senza quel radicamento sul territorio considerato essenziale per rispondere ai bisogni dei cittadini, soprattutto in una fase in cui, osserva, le Case di comunità potrebbero rallentare anche per le vicende politiche nazionali legate alla riforma dei medici di medicina generale.
Nel testo dell’interrogazione, la consigliera chiede di chiarire quali siano, nell’ambito delle strutture territoriali, i compensi effettivamente previsti per i medici di medicina generale e quali effetti possano avere sulle disponibilità ad aderire al nuovo assetto organizzativo. Un tema che si inserisce nel dibattito più ampio sulla riorganizzazione della sanità di prossimità, già al centro anche della discussione sulle Case di Comunità in Veneto.
Celotti ricorda che lo scorso anno, seppure con ritardo, in Friuli Venezia Giulia è stato affrontato il tema delle modalità organizzative e delle retribuzioni da riconoscere ai medici per l’attività nelle strutture territoriali, con la previsione di una remunerazione di 60 euro l’ora.
A fronte di questo, però, la consigliera segnala che l’avviso pubblicato da Asufc per l’impiego dei medici di medicina generale nelle Case di comunità prevederebbe che le prime quattro ore settimanali di attività aggiuntiva siano pagate in misura pari a circa 39-40 euro lordi all’ora. Una differenza che, secondo quanto riferito da Celotti, starebbe creando malcontento e preoccupazione tra i professionisti interessati e non favorirebbe la disponibilità a garantire una presenza stabile nelle nuove strutture.
Per la consigliera dem, se questa impostazione fosse confermata, non andrebbe nella direzione di rendere più attrattive le Case di comunità per i medici di famiglia, un obiettivo che definisce prioritario sul piano politico per il rafforzamento della sanità territoriale.
Nel suo intervento Celotti collega la questione anche agli sviluppi nazionali sulla riforma dei medici di medicina generale, sostenendo che non si possa dare per scontata una soluzione rapida e che, allo stato attuale, in Fvg non risulterebbe ancora sciolto il nodo della presenza dei medici di base all’interno delle nuove strutture. Se il problema non verrà risolto, avverte, il rischio è di ritrovarsi con sedi nuove ma prive del collegamento diretto con il territorio necessario a renderle davvero efficaci.
La consigliera conclude mettendo in dubbio che i primi atti di applicazione del contratto integrativo regionale possano bastare, da soli, a sostenere la ristrutturazione della sanità territoriale in Friuli Venezia Giulia, indipendentemente da ciò che accadrà a Roma.