Case di comunità, il nodo personale: Cunegato accusa la Regione Veneto

Cunegato (Avs) denuncia il ritardo del Veneto sugli accordi per i medici: Case di comunità senza personale.

17 gennaio 2026 13:20
Case di comunità, il nodo personale: Cunegato accusa la Regione Veneto -
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VENETOCase di comunità inaugurate, strutture rinnovate, macchinari acquistati, ma personale insufficiente e servizi ridotti al minimo. È questa la fotografia tracciata da Carlo Cunegato, consigliere regionale di Alleanza Verdi e Sinistra, che punta il dito contro il ritardo della Regione Veneto nell’approvazione degli accordi integrativi regionali per la medicina generale.

Un tema tornato al centro del dibattito dopo le dichiarazioni di Eddi Frezza, direttore dei servizi sociali dell’Ulss 7 Pedemontana, che in un’intervista ha parlato di un avvio “con lo sprint” delle Case di comunità, citando 48 mila accessi.

Arsiero e Malo, oltre la narrazione

Secondo Cunegato, però, è necessario uscire da una lettura autocelebrativa e concentrarsi su esempi concreti come le Case di comunità di Arsiero e Malo, per capire cosa sia realmente cambiato dopo l’inaugurazione.

«Il vero problema – ribadisce – è strutturale: il Pnrr ha finanziato muri e macchinari, ma non la spesa corrente, lasciando scoperto il nodo principale, cioè il personale».

Nelle strutture, sottolinea il consigliere, erano già presenti in precedenza medicina di gruppo, infermieri, continuità assistenziale e alcuni specialisti. Le novità introdotte, invece, appaiono limitate.

Servizi sporadici e macchinari inutilizzati

A Malo e Arsiero, spiega Cunegato, la presenza di uno pneumologo e di un cardiologo è prevista una sola volta al mese, professionisti che in precedenza operavano a Santorso. Un modello che, secondo Avs, risponde più a esigenze di comunicazione politica che a un reale potenziamento dei servizi.

Nel frattempo, molte delle nuove dotazioni – ecografi, spirometri, tablet e dispositivi digitali – restano inermi, perché manca il personale necessario a utilizzarle. «Se vogliamo che funzionino – incalza Cunegato – servono più operatori sanitari, non solo strumenti».

Medici di base e nuovo assetto

Il tema si intreccia con l’introduzione del cosiddetto “ruolo unico” per i nuovi medici di medicina generale, che prevede l’obbligo di svolgere un certo numero di ore settimanali nelle Case di comunità. Ad esempio, un medico con 1.500 assistiti dovrebbe garantire almeno sei ore settimanali nella struttura.

Diversa, però, la situazione dei medici già in servizio, che possono scegliere se aderire o meno al nuovo assetto, mantenendo in alternativa le condizioni attuali.

Il ritardo sugli accordi regionali

È qui che emerge, secondo Cunegato, la responsabilità più grave della Regione Veneto. Gli accordi integrativi regionali non sono ancora stati approvati, lasciando i medici nell’incertezza su regole, carichi di lavoro e compensi.

«Senza questi accordi – accusa – i professionisti non possono valutare se passare al nuovo ruolo. Il risultato è che le Case di comunità restano senza personale, con strutture nuove ma vuote».

Un ritardo definito ingiustificabile, soprattutto se confrontato con altre realtà dove gli accordi sono già operativi, come Friuli Venezia Giulia, Sardegna, Calabria, Sicilia e Trento.

L’appello alla Regione

Per evitare che le Case di comunità si trasformino in contenitori vuoti, Cunegato sollecita un intervento immediato della Regione Veneto.

«Dopo inaugurazioni in pompa magna che hanno illuso i cittadini – conclude – serve un cambio di passo. L’approvazione rapida degli accordi integrativi è un passaggio indispensabile perché le Case di comunità possano davvero funzionare e garantire servizi sanitari di prossimità».

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