Fvg, il ddl 80 sulla casa verso il via libera: poche modifiche in Aula
Priorità al recupero degli alloggi per il social housing, nuove esclusioni per chi occupa abusivamente immobili e 11 ordini del giorno
Trieste - Il Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia ha chiuso in modo rapido l’esame del ddl 80 sulla casa, il provvedimento che ridisegna una parte delle politiche abitative regionali. Nel passaggio in Aula sono state accolte poche modifiche, mentre la maggior parte degli emendamenti presentati dalle opposizioni è stata respinta.
Tra i cambiamenti inseriti nel testo c’è la proposta del consigliere Massimiliano Pozzo (Pd), che indica come prioritari gli interventi destinati all’acquisto o al recupero di immobili da destinare al social housing, prima di ricorrere a nuove costruzioni. Un’impostazione che si inserisce nel dibattito regionale sulle politiche abitative.
Un altro intervento accolto riguarda le forme dell’abitare promosse dai Comuni: l’assessore regionale a Infrastrutture e Territorio, Cristina Amirante, ha precisato che potranno essere utilizzate anche formule di partenariato pubblico-privato.
Sul fronte dei requisiti per ottenere un alloggio, è passato l’emendamento proposto da Maddalena Spagnolo (Futuro nazionale), che inserisce tra le cause ostative la condanna definitiva per il reato di occupazione arbitraria di immobile destinato a domicilio altrui, previsto dall’articolo 634 bis del codice penale. In questo modo, chi ha riportato una condanna definitiva per questo reato non potrà essere beneficiario di un alloggio.
Non è invece stata accolta la richiesta avanzata da Furio Honsell (Open Sinistra Fvg) ed Enrico Bullian (Patto per l’Autonomia-Civica Fvg) di eliminare i requisiti minimi di anzianità della residenza anagrafica per l’accesso alle misure abitative. Lo stesso tema è riemerso anche in altri emendamenti respinti durante l’esame del testo.
La maggioranza ha bocciato anche molte altre proposte delle opposizioni. I temi toccati riguardavano l’accesso alla locazione, gli immobili inutilizzati, il contrasto alla morosità incolpevole, la quota di alloggi da riservare a determinate categorie, i contributi per il frazionamento degli immobili privati, le cooperative di abitazione, le case canoniche, il recupero di alloggi nelle zone montane, l’autogestione degli assegnatari e le convenzioni per mettere a disposizione soluzioni abitative temporanee.
Tra gli emendamenti non passati figuravano inoltre misure sull’autonomia abitativa per chi beneficia dei progetti del Sistema di accoglienza e integrazione, l’installazione o l’adeguamento di ascensori a prescindere dal numero dei piani, contributi per l’housing studentesco integrato e la proposta di introdurre un amministratore unico per ogni Ater in sostituzione del consiglio di amministrazione e del presidente. Un capitolo che si collega anche al tema degli alloggi accessibili affrontato nel confronto regionale sulla riforma della casa.
Via libera invece senza obiezioni alla proposta di Serena Pellegrino (Avs), che porta da 5 a 10 anni il termine dal rilascio del certificato di agibilità, o dalla formazione del silenzio assenso, per l’eventuale rimozione dei vincoli convenzionali relativi alla determinazione del prezzo di cessione o assegnazione e del canone di locazione.
Consenso unanime anche sull’emendamento di Honsell relativo alla clausola valutativa del disegno di legge. Il testo prevede che, nel monitoraggio delle politiche abitative, siano considerati anche gli aspetti dell’impatto di genere e una serie dettagliata di indicatori misurabili, così da permettere al Consiglio regionale di verificare l’efficacia concreta delle misure. Un’impostazione che, negli intenti, viene indicata come non lontana da quella presentata anche da Rosaria Capozzi (M5S).
Al termine dell’esame, l’assessore Amirante ha comunicato di avere accolto 11 dei 16 ordini del giorno collegati al provvedimento, mentre gli altri 5 sono stati definitivamente respinti dall’Aula.