Trieste, oltre 220 opere in mostra per raccontare cinque artiste legate alla città

Il percorso curatoriale di Marianna Accerboni ricostruisce creatività e legami triestini di cinque protagoniste tra Novecento e avanguardia.

A cura di Web Team Web Team
22 luglio 2026 13:26
Trieste, oltre 220 opere in mostra per raccontare cinque artiste legate alla città -
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TRIESTE - Più di 220 opere tra dipinti, disegni, bozzetti teatrali e di moda, installazioni, ceramiche, fotografie, lettere, documenti, libri, abiti, accessori, profumi, gioielli e oggetti: è questo il nucleo della mostra curata da Marianna Accerboni, costruita attorno a cinque artiste legate a Trieste e al suo ambiente culturale del Novecento. Il progetto punta soprattutto su un dato che interessa il pubblico locale: molte delle opere esposte non erano mai state viste in città, mentre diversi pezzi sono inediti, rari o poco noti e provengono in gran parte da collezioni pubbliche e private triestine.

Il percorso espositivo non si limita ad affiancare opere diverse, ma ricostruisce per ciascuna artista un vero itinerario dedicato, accompagnato da documenti, foto, lettere e materiali d’archivio. L’idea è quella di seguire l’evoluzione della loro creatività, quasi come se ogni sezione fosse una mostra personale dentro un progetto più ampio.

Trieste, oltre 220 opere in mostra per raccontare cinque artiste legate alla città
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Il ruolo di Trieste nella formazione delle artiste

Al centro del racconto c’è Trieste come luogo di appartenenza e di formazione. In particolare per Leonor Fini, che considerò sempre la città “la città degli affetti” e alla quale rimase profondamente legata. In mostra figurano diverse opere eseguite o strettamente connesse al suo periodo triestino, quello della formazione tra il 1908 e il 1931, anni ritenuti decisivi per la costruzione del suo linguaggio. La stessa artista aveva spiegato questo legame con una frase che sintetizza il senso del progetto: “Tutto il mio mondo, il mio vocabolario pittorico era lì, già scritto in quella città”.

Secondo l’impianto curatoriale, le cinque protagoniste condividono una cifra comune: un talento originale e spesso d’avanguardia, capace di introdurre elementi di novità in una Trieste già allora culturalmente avanzata. Una città dalla forte anima europea e mitteleuropea, segnata dalla sua storia di porto dell’Impero asburgico e dal dialogo continuo tra suggestioni italiane, austro-tedesche e spinte provenienti dall’Est europeo.

Trieste, oltre 220 opere in mostra per raccontare cinque artiste legate alla città
Trieste, oltre 220 opere in mostra per raccontare cinque artiste legate alla città

La Trieste tra Mitteleuropa e avanguardie

La mostra colloca infatti il lavoro delle artiste dentro una rete culturale più ampia. Tra la fine dell’Ottocento e il primo Novecento, molti maestri di riferimento del contesto triestino si formarono lungo due direttrici principali: da un lato l’Accademia di Belle Arti di Venezia, legata a una visione luminosa della pittura; dall’altro l’Accademia di Monaco, accanto a quelle di Vienna e Berlino, indicate come luoghi centrali della modernità europea. In questo quadro Trieste raccolse anche le influenze dell’avanguardia internazionale maturata a Est, in un asse che, passando per Trieste e Fiume, collegava Mosca e il mondo slavo con Parigi e con le correnti francesi e austro-tedesche.

Dopo il crollo dell’assetto austro-ungarico, la città adriatica rimase un ambiente particolarmente fertile per la formazione di personalità artistiche e intellettuali. Le artiste si muovevano dentro un milieu internazionale nel quale circolavano nomi destinati a pesare nella cultura del Novecento: il futuro gallerista Leo Castelli, il critico e artista Gillo Dorfles, Bobi Bazlen, il pittore Arturo Nathan, accanto a figure come Italo Svevo e Umberto Saba.

Trieste, oltre 220 opere in mostra per raccontare cinque artiste legate alla città
Trieste, oltre 220 opere in mostra per raccontare cinque artiste legate alla città

Nel testo curatoriale trova spazio anche un richiamo al legame triestino di Richard Rogers: i suoi genitori erano triestini e l’architetto restò sempre vicino alla città, anche per la frequentazione del cugino Ernesto Nathan Rogers, tra i fondatori del gruppo BBPR di Milano, che lo orientò verso la professione di architetto.

Le artiste e i percorsi individuali

Una posizione in parte diversa viene attribuita a Miela Reina, la più giovane del gruppo, nata nel 1935 da padre siciliano, provveditore agli studi, e da una giornalista triestina. Pur avendo viaggiato molto, visse a Trieste e fu sensibile ai fermenti innovativi dell’arte contemporanea provenienti dall’Est e da altri centri europei.

Il progetto insiste proprio su questa pluralità di percorsi: non una lettura uniforme, ma cinque vicende creative accostate per affinità culturali, libertà espressiva e rapporto con la città. In questo senso il materiale documentario diventa parte essenziale della visita, perché permette di seguire la maturazione del lavoro di ciascuna protagonista attraverso opere e testimonianze.

Trieste, oltre 220 opere in mostra per raccontare cinque artiste legate alla città
Trieste, oltre 220 opere in mostra per raccontare cinque artiste legate alla città

Tra i casi messi in evidenza c’è anche quello dell’artista che, dopo gli studi all’Accademia di Belle Arti di Venezia, fondò e diresse a Trieste con il pittore Enzo Cogno la Galleria La Cavana, realtà di assoluta avanguardia collegata anche a esperienze straniere. Con Cogno diresse inoltre il settore arti visive dell’associazione triestina Arte Viva, all’interno della quale fondò con altri Raccordosei. A Trieste le sono dedicati un teatro e una scuola, mentre di recente è stato aperto al pubblico l’Archivio a lei intitolato, che conserva un ampio nucleo di opere, testimonianze e documenti sulla sua attività.

Una mostra già passata da Bruxelles

L’esposizione era già stata presentata nel 2024 all’Istituto Italiano di Cultura di Bruxelles. A Trieste il progetto mantiene la stessa impostazione: non una semplice successione di opere, ma la ricostruzione articolata dell’identità artistica delle cinque autrici, anche attraverso materiali laterali come abiti, accessori, profumi, gioielli e oggetti, utili a restituire contesto, immaginario e relazioni.

Trieste, oltre 220 opere in mostra per raccontare cinque artiste legate alla città
Trieste, oltre 220 opere in mostra per raccontare cinque artiste legate alla città

La curatela è firmata da Marianna Accerboni, architetto, scenografa e critica d’arte e d’architettura triestina. Nel suo percorso professionale ha lavorato tra Italia ed estero come curatrice e progettista di allestimenti e linee grafiche, sviluppando dagli anni Novanta una ricerca specifica sul tema della luce applicata a mostre, concerti, teatro, eventi multimediali e spazi urbani. Ha inoltre esposto abiti-scultura e di luce, bozzetti per scene e costumi e installazioni luminose in gallerie e teatri in Italia e all’estero.

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