Confini con la Slovenia, Pellegrino attacca la proroga dei controlli
La consigliera regionale Serena Pellegrino critica la proroga delle verifiche ai confini e richiama la raccomandazione della Commissione
TRIESTE - La proroga dei controlli al confine tra Italia e Slovenia torna al centro del confronto politico in Friuli Venezia Giulia. A sollevare il tema è la consigliera regionale Serena Pellegrino di Alleanza Verdi e Sinistra, che contesta la scelta di mantenere le verifiche ai valichi nonostante la raccomandazione della Commissione europea a procedere con una graduale eliminazione delle misure nei territori di confine.
Secondo Pellegrino, la prosecuzione dei controlli pesa soprattutto su chi ogni giorno attraversa la frontiera per motivi di lavoro, studio o impresa. La consigliera parla di un provvedimento che, a suo avviso, finisce per colpire lavoratori, studenti e attività economiche legate ai rapporti con la Slovenia, oltre a sottrarre risorse e personale ad altri ambiti ritenuti più necessari.
Nel suo intervento, l'esponente di Avs sostiene che mentre molte famiglie devono fare i conti con spese quotidiane e sanitarie sempre più difficili da sostenere, vengono impiegate risorse pubbliche ingenti in controlli che definisce inefficaci. Per Pellegrino si tratta di un'impostazione che ostacola anche la libera circolazione europea e isola il territorio regionale dal resto dell'Unione.
Il tema riguarda da vicino anche il sistema dei rapporti di frontiera che caratterizza l'area giuliana, dove mobilità quotidiana, occupazione e scambi restano centrali, come nel caso del progetto Euradria lavoro transfrontaliero. Su questo terreno, la consigliera collega la questione dei valichi alle difficoltà che incontrano non solo i pendolari ma anche le imprese che operano in un contesto transfrontaliero.
Le interrogazioni in Consiglio regionale
Pellegrino ricorda di aver presentato, nel corso dell'attuale legislatura, diverse interrogazioni alla Giunta Fedriga senza ottenere, a suo dire, risposte soddisfacenti. In particolare, spiega di aver chiesto chiarimenti sui protocolli di sorveglianza sanitaria e sulla gestione dei flussi, con l'obiettivo dichiarato di verificare il rispetto dei diritti umani e delle normative europee.
La consigliera ribadisce inoltre la necessità di un ritorno rapido alla normalità e alla piena riapertura dello spazio Schengen, richiamando le sollecitazioni arrivate più volte dall'Unione europea. Nella sua ricostruzione, la permanenza dei controlli viene letta come una scelta politica che alimenta tensioni e divisioni sociali invece di favorire coesione.
Le critiche alla linea della Giunta
Nella nota, Pellegrino definisce "inesistente" l'emergenza evocata sul fronte dei confini e accusa la destra di utilizzare il tema in chiave elettorale, puntando sulla paura e sulla contrapposizione. Da qui la critica a quella che descrive come una politica securitaria fondata sulla demagogia e su logiche di chiusura.
Per la consigliera, questo approccio produce effetti concreti anche sul piano economico, perché limita la circolazione delle merci e soprattutto della manodopera richiesta dal sistema produttivo regionale. Un passaggio che si inserisce in un quadro più ampio di discussione sul fabbisogno occupazionale e sull'integrazione dei lavoratori, tema riemerso di recente anche con l'intesa con la Somalia per formare lavoratori.
Pellegrino chiede quindi di spostare l'attenzione dai controlli ai valichi ai bisogni concreti della popolazione, indicando come priorità servizi essenziali, inclusione sociale, integrazione e vigilanza sanitaria. Nella parte finale del suo intervento, sostiene che i fenomeni migratori e la mobilità umana vadano affrontati con politiche strutturali e non con misure che, secondo la sua posizione, si limitano ad alzare muri; cita tra le cause profonde guerre, disuguaglianze e clima.