Promettono 200mila euro senza interessi all'imprenditore, ma consegnano banconote “fac-simile”

Un ristoratore versa 40mila euro per ottenere un finanziamento, ma riceve banconote “fac-simile”. Indagini della Finanza nel Rodigino.

06 novembre 2026 09:08
Promettono 200mila euro senza interessi all'imprenditore, ma consegnano banconote “fac-simile” -
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FIESSO UMBERTIANO – Voleva ampliare il ristorante e acquistare un immobile adiacente da trasformare in hotel. Per finanziare il progetto, un imprenditore ferrarese di 70 anni aveva accettato una proposta apparentemente vantaggiosa: 200mila euro in contanti, senza interessi, da restituire con rate mensili di 8mila euro. Prima, però, avrebbe dovuto consegnare 40mila euro in banconote di piccolo taglio.

Secondo quanto ricostruito dalla Guardia di Finanza, proprio quella somma sarebbe diventata il bottino del raggiro. Al ristoratore sarebbero state consegnate, attraverso un contabanconote manomesso, oltre mille banconote da 200 euro con la scritta “fac-simile”.

La vicenda, che si aggiunge ai casi di truffe con ingenti somme di denaro sottratte alle vittime, è al centro di un’indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Rovigo.

Il conoscente e la promessa del prestito senza interessi

L’imprenditore, titolare di un ristorante a Fiesso Umbertiano, si era rivolto a un conoscente di 43 anni residente a Castelguglielmo, cercando un finanziamento conveniente per realizzare l’ampliamento dell’attività.

Il conoscente gli avrebbe proposto un contatto con due presunti broker di una società ungherese con sede locale a Brescia. L’offerta prevedeva l’erogazione dell’intera somma di 200mila euro in un’unica soluzione, senza interessi, con restituzione attraverso rate mensili da 8mila euro.

La condizione richiesta era la consegna di 40mila euro al momento dello scambio, in banconote di piccolo taglio.

Le banconote “fac-simile” e il contabanconote alterato

Dopo aver ricevuto il denaro dell’imprenditore, secondo l’ipotesi investigativa i due presunti intermediari avrebbero utilizzato un contabanconote portatile appositamente manomesso per consegnargli il denaro presentato come finanziamento.

Il ristoratore si sarebbe invece ritrovato con 1.152 banconote dal valore apparente di 200 euro ciascuna, per un totale nominale di 230.400 euro. I biglietti erano falsi e riportavano la dicitura “fac-simile”.

Incassati i 40mila euro autentici, i due presunti broker, successivamente identificati in due uomini di 59 e 32 anni residenti a Rovigo, si sarebbero resi irreperibili.

Le indagini della Finanza e il sequestro preventivo

La querela presentata dalla vittima ha fatto partire gli accertamenti dei finanzieri della Tenenza di Occhiobello.

La Procura di Rovigo ha disposto perquisizioni nei confronti dei due presunti intermediari e del conoscente italiano, ritenuti, nella prima ricostruzione accusatoria, coinvolti in una truffa aggravata in concorso.

È stato inoltre eseguito un decreto di sequestro preventivo da 40mila euro, emesso dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Rovigo e corrispondente al presunto profitto illecito.

Le perquisizioni hanno interessato due abitazioni a Rovigo e una a Castelguglielmo. Ai militari di Occhiobello si sono affiancati i colleghi del Gruppo di Rovigo e un’unità cinofila specializzata nella ricerca di denaro, il “cash dog” del Gruppo di Tessera.

Tre documenti falsi: arrestata e condannata una 33enne

Durante il controllo in una delle abitazioni di Rovigo sono stati trovati e sequestrati tre documenti d’identità falsi, tutti validi per l’espatrio.

Il rinvenimento ha portato all’arresto in flagranza di una donna di 33 anni, moglie di uno dei due presunti broker, per l’ipotesi di possesso e fabbricazione di documenti di identificazione falsi.

La Procura ha chiesto la convalida dell’arresto e il giudizio per direttissima. Il Tribunale di Rovigo ha condannato la donna a un anno di reclusione per questa distinta vicenda.

Sequestrata anche una Tesla mai restituita

Un ulteriore sviluppo è emerso nei pressi dell’abitazione di Castelguglielmo, dove i finanzieri hanno rinvenuto una Tesla Model Y con targa svizzera.

L’auto era in uso alla compagna 43enne, di origine ungherese, del conoscente italiano della vittima. Secondo l’ipotesi accusatoria, il veicolo sarebbe stato oggetto di appropriazione indebita ai danni di un’impresa di vendita e noleggio di Occhiobello.

La vettura era stata acquisita attraverso un contratto di locazione finanziaria, poi risolto per inadempimento nel maggio 2026, senza che fosse restituita. Il mezzo è stato sequestrato per la successiva riconsegna alla società proprietaria.

Per gli altri indagati accertamenti ancora in corso

Mentre per la 33enne è già intervenuta la condanna nel giudizio per direttissima relativo ai documenti falsi, gli altri procedimenti restano nella fase delle indagini preliminari. Le responsabilità degli indagati devono quindi essere accertate, nel rispetto della presunzione di innocenza fino a un’eventuale sentenza definitiva.

L’attività rientra nell’impegno della Guardia di Finanza per la tutela dei risparmiatori e delle imprese contro investimenti fraudolenti, falsi finanziamenti e raggiri costruiti sfruttando la fiducia delle vittime.

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