Il Friuli perde Tullio Serpillo: il ristoratore dal cuore grande stroncato da un malore

Il titolare del ristorante-pizzeria Da Michele di Palazzolo dello Stella è morto a 60 anni dopo un malore.

08 maggio 2026 08:41
Il Friuli perde Tullio Serpillo: il ristoratore dal cuore grande stroncato da un malore -
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La notizia, a Palazzolo dello Stella, è arrivata con quella rapidità asciutta che appartiene ai lutti improvvisi: prima l'incredulità, poi le telefonate, quindi il silenzio di chi si ritrova davanti a una sedia vuota in un luogo familiare. Tullio Serpillo, 60 anni, titolare del ristorante-pizzeria Da Michele, è morto martedì 5 maggio all'ospedale di Monfalcone, dove era giunto dopo essere stato colpito da un malore.

Il suo nome non apparteneva soltanto all'insegna di un locale. Per molti, nella Bassa friulana, Serpillo era una presenza quotidiana: l'imprenditore che conosceva i clienti, il ristoratore abituato alle giornate lunghe, l'uomo cresciuto dentro una tradizione familiare in cui lavoro, accoglienza e relazione personale non erano capitoli separati.

Tullio Serpillo
Tullio Serpillo

L'ultimo saluto è stato fissato per sabato 9 maggio 2026, alle 14, nella chiesa di Muzzana del Turgnano. Il rosario sarà recitato venerdì 8 maggio alle 17.15, sempre a Muzzana. Già nelle ore precedenti i funerali sarà possibile rendere omaggio a Serpillo nella camera mortuaria del cimitero muzzanese.

Lascia la moglie Donatella, i figli Simone, Beatrice, Ginevra e Samuele, e la mamma Trofimena. Attorno a loro, in queste ore, si stringe una rete che va oltre i confini del paese: parenti, amici, collaboratori, clienti, ex dipendenti, amministratori locali e persone che, anche solo per una stagione, hanno incrociato la vita della famiglia Serpillo.

Il luogo delle esequie dice molto della geografia affettiva di questa storia. Muzzana del Turgnano e Palazzolo dello Stella sono comunità vicine, abituate a riconoscersi nelle relazioni prima ancora che nei confini amministrativi. Nordest24 ha raccontato spesso questo tessuto di paese, dalle iniziative solidali dell'Auser a Muzzana del Turgnano alle occasioni in cui il territorio si raccoglie attorno alle sue tradizioni.

Per comprendere il peso di questa scomparsa bisogna allargare lo sguardo. Tullio Serpillo era l'erede di una dinastia familiare della ristorazione, nata dall'iniziativa del padre Michele e dal trasferimento dal Sud al Nord Est. Una traiettoria che unisce la Costiera Amalfitana al Friuli, due mondi lontani per paesaggio e temperamento, ma avvicinati dalla stessa idea di ospitalità concreta: far sedere le persone, dare loro da mangiare, farle tornare.

Il nome Da Michele, nel tempo, è diventato riconoscibile ben oltre Palazzolo dello Stella. La famiglia ha legato la propria presenza anche ad altre attività: la trattoria rosticceria Al Gallo a Precenicco, il ristorante Alla Vecchia Fattoria di Cesarolo, l'albergo ristorante pizzeria da Michele a Venzone. Una mappa imprenditoriale costruita non con l'enfasi dei marchi, ma con la pazienza di chi apre locali, assume persone, attraversa stagioni, crisi, estati, ritorni.

Tullio, dopo gli studi al liceo scientifico Marini, aveva progressivamente assunto un ruolo centrale nell'attività di Palazzolo. Dal 2004 aveva preso in mano la gestione dell'azienda fondata dal padre, affiancando alla ristorazione anche l'attività immobiliare e commerciale. Era conosciuto come esercente e come titolare della Immobiliare friulana di Serpillo Tullio sas, ma il suo profilo pubblico restava soprattutto quello del ristoratore: una figura che sta sulla soglia, tra cucina e sala, tra impresa e comunità.

In una vicenda come questa, la parola "imprenditore" rischia di sembrare fredda. Nel caso di Serpillo, invece, racconta una forma di presenza. Gestire un ristorante in un paese significa vivere dentro un osservatorio umano continuo: matrimoni, pranzi di famiglia, cene di lavoro, tavolate di ragazzi, clienti di passaggio, amici che entrano senza bisogno di spiegare troppo.

Chi lo conosceva lo descrive come un uomo instancabile, generoso, a volte persino troppo disponibile. Una persona abituata ad aiutare, a rispondere, a esserci. Il figlio Simone, inserito nell'attività insieme al fratello Samuele, ha restituito in queste ore l'immagine più difficile: quella di una famiglia che dovrà imparare a proseguire senza il passo quotidiano del padre.

Non è soltanto una questione privata. Nelle imprese familiari, soprattutto nella ristorazione, il fondatore o il titolare non occupa solo una scrivania: tiene insieme memoria, decisioni, abitudini, rapporti con i fornitori, fiducia dei clienti, modo di parlare con i collaboratori. Quando una figura così scompare all'improvviso, il vuoto non è organizzativo soltanto. È umano, pratico, simbolico.

Il sindaco di Palazzolo dello Stella, Franco D'Altilia, ha ricordato Serpillo come un amico e come una persona rispettosa, capace di disponibilità verso gli altri. Nelle sue parole emerge anche il ruolo sociale della famiglia: i Serpillo hanno dato lavoro a molti giovani, soprattutto durante le stagioni estive, e per diversi ragazzi il passaggio da quella pizzeria è stato il primo ingresso nel mondo del lavoro.

È un dettaglio che spiega il cordoglio meglio di molti aggettivi. In un paese, un ristorante non è soltanto un esercizio commerciale: è un pezzo di economia locale, un punto di incontro, un luogo in cui generazioni diverse si sfiorano. Palazzolo dello Stella, negli ultimi anni, è stato anche al centro di percorsi di rilancio commerciale raccontati da Nordest24, come il progetto dei nuovi distretti del commercio in Friuli Venezia Giulia con Palazzolo capofila della Riviera Friulana.

Dentro questa cornice, la storia di Tullio Serpillo assume un valore più ampio. Parla delle piccole e medie imprese familiari che hanno tenuto vivi interi territori, spesso senza clamore nazionale. Parla di locali diventati punti di riferimento non per una strategia di comunicazione, ma per la ripetizione di gesti quotidiani: aprire, accogliere, servire, salutare, ricordare un volto.

La biografia dei Serpillo porta con sé una delle grandi storie italiane del Novecento: il movimento delle famiglie, il coraggio di trasferirsi, la costruzione di un futuro lontano dalla terra d'origine senza recidere le radici. Amalfi e la Costiera restavano una parte viva del racconto familiare, non un ricordo da cartolina. Erano lingua, cucina, memoria, modo di intendere l'ospitalità.

Il Friuli, dall'altra parte, è diventato casa, lavoro, relazioni. In questo incontro si è formata l'identità pubblica di Tullio Serpillo: meridionale nelle radici familiari, friulano nella quotidianità, imprenditore in una terra che sa riconoscere la serietà del lavoro continuato nel tempo.

Anche per questo il lutto si muove su due direttrici. C'è il dolore intimo della famiglia, durissimo e immediato. C'è poi quello di una comunità più larga, fatta di persone che magari non frequentavano Serpillo ogni giorno, ma sapevano chi fosse, conoscevano il locale, avevano un ricordo legato a una cena, a un'estate, a un periodo di lavoro, a un favore ricevuto.

La morte improvvisa di Tullio Serpillo chiude una pagina personale, ma non cancella ciò che quella pagina ha generato. Restano i figli, la famiglia, i collaboratori, i clienti, le attività, i racconti. Resta una reputazione costruita in decenni di lavoro, fatta più di presenza che di parole.

Nel Nord Est dei capannoni, delle botteghe, dei bar, degli alberghi e dei ristoranti, storie come questa raccontano una parte essenziale del Paese. Sono vite che raramente finiscono nei grandi discorsi pubblici, ma che hanno tenuto insieme lavoro e comunità, mobilità sociale e identità locale, impresa e famiglia.

Sabato, nella chiesa di Muzzana del Turgnano, quel percorso troverà il momento dell'addio. Ma a Palazzolo dello Stella il nome di Tullio Serpillo resterà legato a un luogo preciso, a un'insegna conosciuta, a una storia di tavole apparecchiate e porte aperte. Una storia partita dalla Costiera e diventata, giorno dopo giorno, parte del Friuli.

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