25 aprile, a Udine il sindaco De Toni richiama i valori dell’antifascismo | FOTO
Nell’orazione per la Liberazione il sindaco De Toni ha ricordato la Resistenza e il sacrificio di Cecilia Deganutti
UDINE – Un richiamo netto ai valori dell’antifascismo, della Costituzione e della memoria storica ha segnato il discorso del sindaco Alberto Felice De Toni per la Festa della Liberazione.
Nel suo intervento per il 25 aprile, il primo cittadino ha collegato l’anniversario della Liberazione al tempo presente, soffermandosi sul clima internazionale, sul tema della guerra e sull’uso della violenza come strumento politico. Da qui il riferimento a Udine e a un passaggio storico preciso: il discorso tenuto da Benito Mussolini in piazza Primo Maggio il 20 settembre 1922, indicato da De Toni come uno dei momenti in cui il fascismo legittimò apertamente la violenza in vista della marcia su Roma.
Il richiamo alla storia del fascismo
Nel ricostruire quel passaggio, De Toni ha parlato della violenza fascista come di un metodo diventato poi pratica di governo, ricordando le aggressioni contro oppositori, sindacalisti e lavoratori, fino alle conseguenze della dittatura nelle guerre e nella persecuzione degli ebrei. Un tema che si inserisce nel solco della memoria civile del territorio, a pochi mesi dai cinquant’anni dopo l’Orcolat.
La Resistenza e il ruolo del Friuli
Il sindaco ha poi richiamato il significato della Resistenza, citando Aldo Moro e definendola non solo come lotta contro l’occupazione tedesca, ma come passaggio decisivo nella costruzione democratica del Paese. In questo quadro ha ricordato anche il contributo del Friuli alla lotta di liberazione e il successivo sostegno, nel referendum del 2 giugno 1946, alla scelta repubblicana.
Nel finale del discorso è stato evocato anche il valore della Repubblica partigiana della Carnia e dell’Alto Friuli, indicata come esperienza anticipatrice dei principi della democrazia repubblicana.
Lo striscione davanti al Deganutti
Una parte centrale dell’orazione è stata dedicata a un episodio avvenuto di recente in città: la comparsa di uno striscione davanti all’istituto tecnico Deganutti con la scritta “La scuola non è antifascista, è libera”. Per il sindaco non si è trattato di una semplice provocazione, ma di un tentativo di alterare il significato stesso delle parole che stanno alla base della Repubblica.
De Toni ha contestato apertamente l’idea di contrapporre libertà e antifascismo, sostenendo che la libertà repubblicana nasce proprio dal rifiuto del fascismo. Da qui l’affermazione che la scuola è antifascista perché antifascista è la Costituzione, così come lo sono le istituzioni democratiche nate dalla Liberazione.
Il ricordo di Cecilia Deganutti
Nel suo intervento il sindaco ha dedicato ampio spazio alla figura di Cecilia Deganutti, alla quale è intitolata la scuola davanti alla quale è comparso lo striscione. Nata a Udine nel 1914, insegnante elementare, crocerossina e partigiana della Resistenza friulana, Deganutti viene ricordata come medaglia d’oro al valor militare alla memoria.
De Toni ne ha ripercorso l’impegno dopo l’8 settembre nelle Brigate Osoppo-Friuli, sottolineando una forma di resistenza fatta di assistenza, collegamenti, aiuto ai partigiani e sostegno ai feriti, ai deportati e ai civili colpiti dalla guerra. Arrestata nel gennaio 1945, fu imprigionata, torturata e infine uccisa il 4 aprile dello stesso anno alla risiera di San Sabba.
Il sindaco l’ha indicata come simbolo di una resistenza fondata sulla cura, sul coraggio e sul senso di responsabilità verso gli altri. Un ricordo che, nel giorno della Liberazione, si lega al dovere di custodire la memoria delle vittime della dittatura e della guerra, anche nelle pagine di cronaca del territorio.
Il messaggio del 25 aprile
Nella parte conclusiva dell’orazione, De Toni ha ribadito che la Costituzione italiana nasce dalla Resistenza e dall’antifascismo e che per questo la Repubblica resta incompatibile con ogni ideologia totalitaria. Il suo messaggio per il 25 aprile si è chiuso con un appello a difendere senza ambiguità i valori democratici e con il richiamo alla prossima celebrazione del 2 giugno, a ottant’anni dalla scelta repubblicana.