Raro rapace arrivato dalla Lituania salvato in Friuli: «è in prognosi riservata»

Falco pescatore lituano ferito a Polcenigo: ricovero a Udine, cure veterinarie e prognosi riservata.

19 maggio 2026 11:47
Raro rapace arrivato dalla Lituania salvato in Friuli: «è in prognosi riservata» -
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UDINE – Un raro esemplare adulto di falco pescatore arrivato dalla Lituania è stato ricoverato in prognosi riservata al Centro di ricerca e coordinamento per il recupero della fauna selvatica dell’Università di Udine. Il rapace migratore è stato trovato in difficoltà nell’area di un impianto di troticoltura a Polcenigo, dove le sue condizioni hanno reso necessario l’intervento della rete territoriale dedicata al soccorso degli animali selvatici.

La segnalazione al Recupero fauna selvatica di Fontanafredda è arrivata dall’Ente tutela patrimonio ittico della Regione Friuli Venezia Giulia, che ha attivato il sistema regionale di recupero. L’origine dell’animale è stata ricostruita grazie alla presenza di anelli identificativi, applicati nell’ambito di programmi internazionali di studio e monitoraggio delle specie migratrici.

Il falco pescatore ha un’apertura alare di circa 160-170 centimetri e pesa attorno a un chilo e mezzo.

Le condizioni del rapace

Dopo il trasferimento nell’ambulatorio universitario, il falco è stato sottoposto a una visita clinica approfondita. I veterinari hanno eseguito diversi accertamenti diagnostici, tra cui esami radiografici, ematologici ed ematochimici, per valutare nel dettaglio il quadro sanitario dell’animale.

Gli esami hanno evidenziato una contusione al polso sinistro, associata a una lacerazione cutanea. Proprio questa ferita preoccupa in modo particolare i veterinari, perché potrebbe favorire complicazioni infettive in grado di compromettere la funzionalità dell’ala.

Per un rapace migratore, la piena efficienza del volo è fondamentale: serve per spostarsi, cacciare, alimentarsi e tornare in natura in condizioni adeguate.

Terapia antibiotica e monitoraggio continuo

L’esemplare è attualmente sottoposto a terapia antibiotica e antidolorifica. Il personale veterinario dell’Università di Udine sta monitorando costantemente l’evoluzione della ferita e la risposta alle cure.

La prognosi resta riservata, soprattutto per il rischio di possibili infezioni. Nei prossimi giorni sarà possibile capire se il falco pescatore potrà avviare un percorso di recupero completo e se l’ala conserverà la funzionalità necessaria per un futuro rilascio.

Il ritrovamento a Polcenigo

In un primo momento l’animale è stato preso in carico dal Centro recupero fauna selvatica Borgo dei Bui di Fontanafredda, realtà impegnata da dieci anni nel recupero e nella tutela della fauna selvatica. Il centro ha operato con il supporto del personale veterinario universitario, all’interno di una rete organizzata a livello regionale.

Il recupero è stato possibile grazie a un sistema coordinato dalla Regione Friuli Venezia Giulia, che mette in collegamento servizi regionali, Università di Udine, ditte incaricate del pronto intervento, centri di recupero, aziende sanitarie e Istituto zooprofilattico sperimentale delle Venezie.

Un modello regionale per il soccorso degli animali selvatici

Il caso del falco pescatore conferma l’importanza della rete territoriale per la gestione degli animali selvatici in difficoltà. Il sistema consente di intervenire in modo rapido e coordinato quando vengono segnalati esemplari feriti, debilitati o incapaci di riprendere autonomamente il volo.

Secondo Stefano Pesaro, responsabile veterinario del Centro di recupero della fauna selvatica dell’Ateneo friulano, si tratta di un modello operativo considerato tra i più avanzati in Italia e di un punto di riferimento per la gestione della fauna selvatica in Friuli Venezia Giulia.

Il falco pescatore, una specie rara in Italia

Il falco pescatore, nome scientifico Pandion haliaetus, è uno dei rapaci più rari presenti sul territorio italiano. È un grande uccello migratore specializzato nella cattura dei pesci, riconoscibile per la livrea bianca e bruna, le lunghe ali e le notevoli capacità di pesca.

La specie nidifica soprattutto vicino ad ambienti acquatici, come lagune, coste, fiumi e grandi laghi. In Italia il falco pescatore era scomparso come nidificante nel corso del secolo scorso, rimanendo presente principalmente come migratore e svernante occasionale.

Il ritorno grazie ai progetti di reintroduzione

Negli ultimi anni la presenza del falco pescatore in Italia è stata favorita da importanti progetti di reintroduzione, avviati soprattutto in Toscana, Sicilia e Sardegna. Oggi si stimano circa 20-25 coppie nidificanti distribuite sul territorio nazionale.

La popolazione europea conta invece alcune migliaia di coppie, concentrate in particolare nel Nord Europa. Da quelle aree provengono molti esemplari migratori che attraversano anche il territorio italiano durante i loro spostamenti stagionali.

Il ricovero del falco pescatore arrivato dalla Lituania mette quindi in evidenza il valore dei programmi internazionali di monitoraggio e delle reti locali di soccorso, strumenti fondamentali per tutelare specie rare e seguire i movimenti degli animali lungo le rotte migratorie.

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