Legno-arredo, dalla Regione Fvg nuovi strumenti per reti d’impresa e mercati esteri

A Udine il confronto sul settore: peso delle Pmi, concorrenza internazionale e misure regionali su energia, carburanti e rinnovabili.

09 luglio 2026 03:10
Legno-arredo, dalla Regione Fvg nuovi strumenti per reti d’impresa e mercati esteri -
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UDINE - Il Friuli Venezia Giulia prova a rafforzare uno dei suoi comparti storici, il legno-arredo, in una fase segnata da protezionismi, concorrenza asiatica e pressione sui mercati europei. Il punto è emerso a Udine, nella sede di Confindustria, durante il convegno sui nuovi strumenti di politica industriale per la competitività del settore, dove la Regione ha ribadito la linea: più reti tra imprese, sostegno all’internazionalizzazione e disponibilità ad attivare misure straordinarie se il quadro economico dovesse peggiorare.

A sintetizzare il nodo è stato l’assessore regionale alle Attività produttive Sergio Emidio Bini, intervenuto all’incontro. Per un tessuto produttivo composto al 95% da Pmi, ha spiegato, la sfida non può essere affrontata singolarmente: servono massa critica, coordinamento di filiera e strumenti capaci di aiutare le aziende a reggere il confronto con gruppi multinazionali e con sistemi industriali molto più strutturati.

Il peso della concorrenza internazionale

Nel corso del convegno, Bini ha richiamato il cambio di scenario che interessa i principali mercati di riferimento delle imprese regionali. Da un lato le politiche protezionistiche adottate in alcuni Paesi, dall’altro una concorrenza internazionale definita sempre più aggressiva. In particolare, l’assessore ha indicato nella Cina uno dei fattori che hanno modificato gli equilibri commerciali europei, con una capacità di investimento, una dimensione industriale e un coordinamento di filiera che, secondo la Regione, nessuna singola impresa italiana o regionale può sostenere da sola.

Il ragionamento non riguarda soltanto il legno-arredo. L’assessore ha inserito nella stessa cornice anche automotive e filiera del bianco, settori strategici che oggi si confrontano con operatori globali che, ha osservato, agiscono spesso secondo regole diverse da quelle che gravano sulle imprese europee.

Le misure regionali già attive

Sul piano operativo, la Regione ha richiamato gli strumenti già messi in campo per il sistema produttivo. Tra questi l’Agenda FVG Manifattura 2030, i bandi per le reti d’impresa e gli interventi per accompagnare le aziende sui mercati esteri, una leva che nel Nordest resta centrale anche per chi vuole affrontare i mercati globali con modelli più strutturati, come mostrano esperienze legate a imprese e mercati globali.

Secondo quanto riferito da Bini, l’amministrazione regionale è inoltre pronta ad attivare, se necessario, misure straordinarie a sostegno delle imprese. Tra gli interventi citati ci sono quelli per contenere i costi energetici e dei carburanti, oltre agli incentivi destinati alle fonti rinnovabili.

Il nodo per il territorio

Il tema tocca direttamente una parte rilevante dell’identità industriale del Friuli Venezia Giulia. Bini ha ricordato infatti che la reputazione manifatturiera regionale si è costruita anche su eccellenze come il distretto della sedia del Manzanese e il comparto del mobile.

Da qui la richiesta di agire su due livelli: da una parte provare a riscrivere le regole del gioco in sede europea, dove secondo l’assessore pesano le mancate scelte degli ultimi anni sul fronte della politica industriale; dall’altra mettere a disposizione strumenti immediati per aiutare le aziende a restare competitive.

L’obiettivo indicato dalla Regione è mantenere la manifattura in Friuli Venezia Giulia, difendendo le produzioni di punta e mettendo le imprese nelle condizioni di affrontare i mercati internazionali con maggiori strumenti, anche attraverso reti, competenze e sostegno agli investimenti energetici.

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