Indagata per uno spray al peperoncino, la decisione del giudice: «Il fatto non sussiste»

Udine, Irene Giurovich annuncia la decisione del Gip sullo spray sequestrato e contesta gli accertamenti dell’indagine.

16 settembre 2026 21:10
Indagata per uno spray al peperoncino, la decisione del giudice: «Il fatto non sussiste» -
Condividi

UDINE – Dopo il sequestro dello spray, le contestazioni tecniche e una protesta che l’aveva portata a incatenarsi davanti alla Procura, Irene Giurovich annuncia una decisione del Gip a suo favore. La giornalista e attivista per i diritti degli animali ha comunicato questa mattina, davanti al Tribunale di Udine, l’esito della vicenda giudiziaria legata a una bomboletta al peperoncino acquistata per difesa personale.

«Il fatto non sussiste» è la formula che Giurovich riporta nel suo comunicato, attribuendola al giudice per le indagini preliminari. Secondo i passaggi da lei citati, il Gip avrebbe rilevato l’insussistenza dell’elemento oggettivo, prima ancora di quello soggettivo, del reato ipotizzato, richiamando una relazione dei vigili del fuoco del 16 aprile 2026.

La giornalista accompagna l’annuncio con una dura contestazione della gestione dell’indagine, che definisce una storia di “mala-magistratura”, e anticipa di voler intraprendere ulteriori iniziative.

Il sequestro e la contestazione sulla natura dello spray

Al centro del procedimento c’è uno spray al peperoncino da 15 millilitri, prodotto in Germania e distribuito in Italia da Defence System. Giurovich sostiene che si trattasse di un prodotto regolarmente commercializzato e acquistato per la propria difesa.

Secondo la sua ricostruzione, la bomboletta venne sequestrata nel maggio dell’anno precedente, durante un intervento avvenuto di prima mattina. La giornalista descrive quell’operazione come un blitz e afferma che sarebbe stata eseguita senza mandato: una contestazione contenuta nel suo racconto, del quale non sono qui disponibili gli atti integrali.

Giurovich riferisce di essere stata coinvolta per oltre un anno in un’indagine con ipotesi di reato relative al possesso di un’arma pronta all’uso e di esplosivi, originate dalle valutazioni sulle caratteristiche del prodotto.

La protesta davanti alla Procura e il lavoro della difesa

La vicenda aveva assunto una dimensione pubblica a marzo, quando Giurovich si era incatenata davanti alla Procura di Udine, esponendo un cartello con il quale contestava la qualificazione dello spray come arma.

Era seguito un incontro con il procuratore capo Massimo Lia, al quale, racconta, aveva portato in omaggio un esemplare dello stesso prodotto sequestrato.

Sul piano difensivo, l’avvocato Andrea Castiglione aveva predisposto memorie accompagnate da documentazione tecnica destinata a dimostrare la regolarità della bomboletta. La giornalista riferisce di aver ricevuto anche il supporto dell’azienda distributrice per gli approfondimenti sulle caratteristiche dello spray.

Nel percorso descritto da Giurovich figurano inoltre un interrogatorio, il successivo dissequestro della bomboletta e l’iniziativa di omaggiare i magistrati con esemplari dello stesso spray.

Il contrasto tra gli accertamenti sull’infiammabilità

Uno dei principali punti contestati riguarda la presunta infiammabilità del prodotto. Secondo Giurovich, una consulenza disposta dalla Procura e affidata a un tecnico proveniente dall’Esercito, in congedo, avrebbe attribuito allo spray caratteristiche che gli altri documenti raccolti dalla difesa avrebbero invece escluso.

La giornalista critica anche le modalità della prova, che descrive come eseguita utilizzando un cucchiaino. A suo giudizio, le conclusioni sarebbero state smentite dalla documentazione dell’Aeronautica Militare, dalle schede tecniche e di sicurezza e dagli accertamenti dei vigili del fuoco.

Giurovich sostiene che un contatto con Defence System avrebbe consentito di acquisire la relazione dell’Aeronautica e le informazioni sull’impiego del prodotto da parte delle forze dell’ordine.

Si tratta delle contestazioni formulate dall’interessata: il comunicato non contiene il testo integrale della consulenza né una replica dei soggetti chiamati in causa.

Le obiezioni sul prodotto ricercato e sul contenuto della bomboletta

Un ulteriore rilievo riguarda la perquisizione. Secondo quanto sostiene Giurovich, dalle carte risulterebbe che gli agenti della Digos avrebbero inizialmente cercato un prodotto diverso da quello poi sequestrato e posto alla base delle contestazioni.

La giornalista segnala inoltre una discrepanza sui quantitativi. In un atto trasmesso al Gip, riferisce, sarebbe comparso un riferimento a 20 millilitri, mentre la sua bomboletta ne conteneva 15.

Nel contestare quel passaggio e il richiamo al possibile porto abusivo d’armi, Giurovich cita il decreto ministeriale 103/2011, osservando che il limite massimo previsto per il contenuto è proprio di 20 millilitri. Sottolinea inoltre che il magistrato autore dell’atto aveva già disposto il dissequestro del suo spray.

Giurovich annuncia ulteriori iniziative

Per l’attivista, la vicenda riguarda anche la possibilità dei cittadini di far valere le proprie ragioni senza dover ricorrere a proteste pubbliche. Nel suo intervento collega il caso al tema della difesa personale e alla preoccupazione per la sicurezza in città.

Dopo aver comunicato la decisione del Gip, Giurovich annuncia di essere al lavoro sulle prossime iniziative: «Sto predisponendo tutte le azioni necessarie». Nel comunicato non specifica quali saranno né nei confronti di chi verranno eventualmente intraprese.

Le migliori notizie, ogni giorno, via e-mail