Udine, al Castello la mostra di Ulderica Da Pozzo: il carcere raccontato attraverso le immagini

Al Castello di Udine la mostra fotografica “I giorni strappati” di Ulderica Da Pozzo sulla Casa circondariale di via Spalato.

04 marzo 2026 13:13
Udine, al Castello la mostra di Ulderica Da Pozzo: il carcere raccontato attraverso le immagini -
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UDINE – Sarà inaugurata venerdì 6 marzo alle ore 18 al Castello di Udine la mostra fotografica “I giorni strappati. Il tempo vuoto nel carcere”, progetto della fotografa friulana Ulderica Da Pozzo dedicato alla Casa Circondariale di via Spalato. L’esposizione sarà aperta al pubblico dal 7 marzo al 31 maggio, negli orari di apertura delle sedi museali.

L’indagine fotografica nasce da un percorso civile e umano avviato nel 2021 con l’obiettivo di raccontare il processo di trasformazione e riqualificazione della struttura carceraria, attraverso uno sguardo sensibile capace di cogliere il legame tra spazio, dignità e vita delle persone detenute.

Il progetto di Ulderica Da Pozzo si sviluppa all’interno degli spazi dell’ex sezione femminile del carcere di Udine, un luogo segnato dal tempo e dalle storie di chi lo ha attraversato.

Le immagini raccolgono tracce di vita quotidiana: frammenti di carta da parati strappata, scritte sui muri, strati di pittura sovrapposti che diventano testimonianze silenziose del tempo trascorso tra quelle pareti.

Attraverso la fotografia, la Da Pozzo riesce a trasformare luoghi di costrizione in spazi di riflessione e memoria, offrendo al pubblico uno sguardo profondo su ambienti spesso invisibili alla società.

Il progetto si inserisce nel ricco calendario culturale cittadino che vede musei e istituzioni impegnati nella valorizzazione dell’arte e della memoria, accanto ad altri appuntamenti espositivi e culturali ospitati nel territorio regionale, come le iniziative raccontate nel programma del festival Tiepolo a Udine dedicato alla cultura e all’arte.

La fotografa è entrata per la prima volta nelle celle nel 2021, quando gli spazi mostravano ancora i segni del passato. Tornata negli stessi luoghi nel 2026, ha trovato ambienti profondamente cambiati.

La mostra mette così a confronto due tempi differenti:

  • da un lato il passato, con gli ambienti abbandonati e segnati dalla permanenza dei detenuti;

  • dall’altro il presente, frutto degli interventi di ristrutturazione che stanno trasformando il carcere.

Nel corso degli ultimi anni sono stati infatti avviati importanti lavori di riqualificazione: nel gennaio 2024 è stata inaugurata la nuova sede della semilibertà, mentre nel luglio 2025 è stata riaperta l’ex sezione femminile.

Il 2026 segna inoltre il completamento del secondo lotto dei lavori, che prevede nuovi spazi dedicati al teatro e ai colloqui familiari, fondamentali per mantenere i legami affettivi delle persone detenute.

«Ulderica Da Pozzo racconta il nostro territorio nelle sue pieghe più intime e meno visibili – spiega l’assessore alla Cultura Federico Pirone –. In questa mostra il suo sguardo ci accompagna all’interno della sezione femminile della Casa circondariale così come appariva prima della ristrutturazione».

Secondo Pirone, le immagini restituiscono tracce di vita, attese e silenzi, offrendo una riflessione sui significati dei luoghi di reclusione e sul rapporto tra spazio e dignità della persona.

L’esposizione diventa quindi anche un gesto di valore civile, capace di raccontare la memoria dei luoghi senza giudicare né spettacolarizzare.

Temi legati alla cultura, alla memoria e al patrimonio continuano a essere centrali nel panorama culturale del territorio, come dimostrano anche iniziative di valorizzazione del patrimonio storico raccontate nel progetto sugli investimenti e la valorizzazione del sito Unesco di Aquileia.

La mostra rappresenta anche un omaggio al percorso di riqualificazione della struttura di via Spalato, che mira a trasformare il carcere in uno spazio più aperto e orientato al reinserimento sociale.

I nuovi ambienti, tra cui una sala polifunzionale da circa cento posti, laboratori e spazi didattici, puntano a favorire attività culturali e formative dedicate ai detenuti.

Secondo il Garante delle persone private della libertà personale del Comune di Udine, il progetto rappresenta la volontà di creare luoghi per il lavoro, la cultura e le relazioni umane, anziché aumentare semplicemente gli spazi detentivi.

L’esposizione si inserisce quindi in un percorso che mette al centro il valore della dignità e della reintegrazione sociale, temi sempre più presenti nel dibattito pubblico e culturale, come evidenziato anche in iniziative legate al rapporto tra città, istituzioni e comunità, tra cui gli incontri e gli eventi raccontati nelle attività del circolo della storia con incontri culturali in Friuli Venezia Giulia.

La mostra “I giorni strappati. Il tempo vuoto nel carcere” è organizzata e prodotta dai Civici Musei di Udine e dal Garante dei diritti delle persone private della libertà personale, in collaborazione con La Società della Ragione e Associazione Icaro Volontariato Giustizia ODV, e sarà visitabile dal 7 marzo al 31 maggio

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