Udine, protesta “Giù le mani dai fiumi”: la replica del Consorzio su canali, fauna e lavori

Dopo il presidio dell’11 giugno, l’ente risponde su 9 punti: nidificazione, canali artificiali, Pnrr, fauna e irrigazione

11 giugno 2026 19:05
Udine, protesta “Giù le mani dai fiumi”: la replica del Consorzio su canali, fauna e lavori -
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UDINE - Dopo il presidio dell’11 giugno davanti alla sede del Consorzio di bonifica Pianura Friulana, promosso da associazioni ambientaliste e animaliste con lo slogan “Giù le mani dai fiumi”, l’ente ha diffuso una risposta articolata sui temi al centro della protesta. Al centro della replica ci sono i tagli della vegetazione, la tutela della fauna, i lavori sui canali e la gestione dell’acqua. Il Consorzio riferisce anche di aver ricevuto una delegazione dei manifestanti per un confronto diretto.

Nella sua posizione ufficiale, l’ente sostiene che gli interventi contestati siano autorizzati dagli enti competenti, collegati a obblighi normativi nazionali ed europei e finalizzati soprattutto alla sicurezza idraulica, alla tenuta del sistema irriguo e all’efficienza nell’uso della risorsa idrica. Un punto ritenuto centrale dal Consorzio è la distinzione tra fiumi naturali e rete artificiale: salvo casi limitati, gli interventi riguarderebbero infatti canali artificiali e solo raramente corpi idrici naturali e vincolati.

Cosa contesta il presidio e come replica il Consorzio

La risposta del Consorzio è organizzata attorno ai principali rilievi sollevati durante la protesta. Sul tema dei tagli della vegetazione, l’ente afferma che tempi e modalità di sfalci, manutenzioni e abbattimenti non vengono stabiliti autonomamente, ma derivano da norme regionali e nazionali. Nelle aree sottoposte a tutela, come boschi e parchi, gli interventi vengono ricondotti alle misure di conservazione previste dai piani approvati dalla Regione.

Per quanto riguarda gli alberi, il Consorzio precisa che le valutazioni vengono svolte con le stazioni forestali di riferimento. Il periodo ordinario indicato è la fine dell’inverno, fase nella quale la nidificazione, secondo l’ente, non è ancora iniziata. Nella replica viene però riconosciuto che i cambiamenti climatici possono anticipare i cicli riproduttivi di alcune specie: per questo il Consorzio si dice disponibile a introdurre verifiche preliminari caso per caso, per accertare eventuali segnali di nidificazione precoce.

L’ente richiama inoltre quanto avvenuto nel circuito cittadino di Udine, dove nel 2024 e anche in precedenza, durante periodi di asciutta dei canali, erano state coinvolte associazioni animaliste per la tutela degli anatidi presenti nelle rogge. Nella nota viene citato anche un riconoscimento atteso da Legambiente nazionale, che quest’anno dovrebbe inserire nell’annuario di Comuni ricicloni le attività del Consorzio legate alla gestione dei rifiuti raccolti dagli sgrigliatori.

Vegetazione, specie invasive e lavori sui canali

Uno dei punti più contestati riguarda quella che durante il presidio è stata definita “eradicazione totale” della vegetazione. Il Consorzio respinge questa lettura e sostiene che i tagli siano interventi di sicurezza idraulica, necessari per prevenire esondazioni e cedimenti degli argini. Come esempio viene indicato il torrente Cormor, dove, secondo l’ente, dopo pochi mesi si sarebbe registrata una ricrescita dei canneti di oltre 4 metri.

Dove possibile, aggiunge il Consorzio, vengono adottate tecniche alternative come l’ingegneria naturalistica e i tagli selettivi, con interventi concordati con i proprietari. Un capitolo specifico riguarda il Myriophyllum aquaticum, specie vegetale esotica invasiva che l’ente definisce tra le più dannose per gli ecosistemi acquatici. La rimozione viene descritta come un’attività portata avanti da anni insieme ai servizi regionali competenti.

Secondo la spiegazione fornita, questa pianta forma tappeti vegetali densi, soffoca le specie autoctone, riduce la biodiversità, ostacola il deflusso dell’acqua e aumenta il rischio di allagamenti, oltre a rendere più complesse e costose le manutenzioni. Per questo il Consorzio considera necessaria la sua eradicazione.

Sul fronte dei lavori contestati come “cementificazione”, l’ente sostiene che il termine non sia corretto. Nella replica si afferma che le opere interessano canali artificiali scavati alla fine dell’Ottocento, infrastrutture irrigue costruite in parte in trincea e in parte pensili, già rivestite nel tempo prima con pietrame e poi con miscele cementizie. I lavori attuali, secondo il Consorzio, non introdurrebbero una nuova impermeabilizzazione, ma costituirebbero il ripristino di strutture esistenti, spesso non visibili perché coperte da limo e alghe.

Il riferimento normativo richiamato comprende la Direttiva Quadro Acque 2000/60/CE, il decreto legislativo 152/2006 e il PNRR – Missione 2, Investimento 4.3 sulla resilienza dell’agrosistema irriguo. L’ente sostiene che questi interventi, approvati dal Ministero dell’Agricoltura, consentano un risparmio della risorsa idrica fino al 40% e rispettino i criteri DNSH e i CAM ambientali.

Fauna selvatica: telecamere, reti e scivoli di risalita

Un altro capitolo della replica riguarda gli animali che possono cadere nei canali. Su questo punto il Consorzio riconosce la delicatezza del tema e ricorda gli interventi già realizzati. Negli ultimi cinque anni, afferma, grazie a finanziamenti regionali sono state eseguite opere per quasi 500.000 euro dedicate alla tutela della fauna selvatica.

Fra le misure elencate ci sono telecamere di monitoraggio, personale formato per intervenire e attivare il numero verde fauna selvatica, recinzioni già installate in diversi tratti e ulteriori reti in fase di posa. Viene inoltre richiamato un piano di fattibilità redatto dall’Università di Udine, con uno studio dei punti critici in cui collocare reti e scivoli di risalita.

Tra gli interventi già realizzati vengono citati quelli sul Canale Giavons, mentre altri sono in corso sul Canale Principale a ovest di Udine. Il Consorzio indica anche opere future sui canali Trivignano, Rivolto e Bertiolo e si dice disponibile a rafforzare queste misure con un piano condiviso.

Aree protette, falda, agricoltura e il caso Tagliamento

Nella replica trova spazio anche il tema della biodiversità. Il Consorzio sostiene che le aree richiamate nella protesta non siano aree protette in senso stretto, ma canali artificiali con funzione idraulica e irrigua. Richiama inoltre il regolamento europeo 2024/1991, osservando che l’habitat “canali irrigui” non è previsto e che il focus della Nature Restoration Law riguarda i corsi d’acqua naturali, non quelli artificiali.

Quanto al tema delle perdite d’acqua e della ricarica della falda, l’ente afferma che i canali artificiali sono prevalentemente pensili, che il fondo risulta già impermeabilizzato naturalmente da decenni di deposito di limi e argille e che le perdite laterali non alimenterebbero la falda profonda. Secondo il Consorzio, quelle dispersioni provocherebbero invece allagamenti pericolosi per terreni, infrastrutture e abitazioni, oltre a esporre gli argini a rischio di sifonamento e collasso.

Sul rapporto tra agricoltura e tutela ambientale, il Consorzio ricorda che i canali irrigui servono migliaia di aziende agricole del Medio Friuli. Nella nota viene citata l’estensione di 30mila ettari serviti dal sistema irriguo e si sostiene che, senza manutenzione, l’acqua non arriverebbe ai campi.

Tra i chiarimenti finali c’è anche quello sulla diga di Dignano e sulle grandi opere idrauliche. Il Consorzio precisa che i lavori contestati non avrebbero alcuna relazione con quella diga né con altre infrastrutture di quel tipo e che si tratterebbe invece di ripristini mirati. Sul Tagliamento, aggiunge, l’ente non esercita competenze né primarie né delegate.

Il confronto con le associazioni e le dichiarazioni del direttore

Sul piano istituzionale, il Consorzio ribadisce la disponibilità a coinvolgere associazioni ambientaliste e animaliste nella definizione delle misure di mitigazione, a rivedere i protocolli alla luce dei cambiamenti climatici insieme agli uffici preposti alle autorizzazioni e ad aprire un confronto scientifico sui temi emersi. Un approfondimento, viene annunciato, è già previsto a settembre in un convegno dedicato all’irrigazione.

Nel confronto con la delegazione, il direttore generale Armando Di Nardo ha richiamato anche la legge regionale 11/2015, definendola il riferimento dell’attività del Consorzio e sostenendo che i programmi delle opere vengono definiti dalla Regione e attuati in delegazione dall’ente.

Nelle dichiarazioni diffuse dalla direzione viene infine ribadito il peso del sistema di bonifica sulla Bassa Friulana. Secondo il Consorzio, il funzionamento delle idrovore è essenziale per un territorio in parte sotto il livello del mare e interessa 98mila persone, che diventano 350mila nel periodo estivo. La stessa nota collega inoltre il servizio irriguo alla tenuta dell’agricoltura nel Medio Friuli, indicando come priorità da bilanciare la sicurezza del territorio, il lavoro agricolo e la tutela dell’ambiente.

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