Udine, il 27 luglio al Teatro San Giorgio arriva “Ridi, piangi, ti ecciti”

Lunedì 27 luglio 2026 alle 21 lo spettacolo di Alessio Genchi e Innocenzo Capriuoli approda al Teatro San Giorgio.

25 luglio 2026 10:29
Udine, il 27 luglio al Teatro San Giorgio arriva “Ridi, piangi, ti ecciti” -
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UDINE - Prosegue il cartellone di FESTIL a Udine con un nuovo appuntamento dedicato al teatro contemporaneo. Lunedì 27 luglio 2026, alle 21, al Teatro San Giorgio va in scena “Ridi, piangi, ti ecciti”, spettacolo scritto e interpretato da Alessio Genchi e Innocenzo Capriuoli, finalista al Premio In-Box 2026.

L'appuntamento rientra nel programma di FESTIL_Festival estivo del Litorale, diretto da Tommaso Tuzzoli e Federico Bellini e organizzato da Tinaos, in collaborazione con Teatro Contatto Estate. Per il pubblico udinese arriva così uno dei titoli segnalati da In-Box, rete nazionale di sostegno al teatro italiano emergente e partner della rassegna.

Quando e dove

Lo spettacolo è in programma al Teatro San Giorgio nella serata di lunedì 27 luglio, con inizio alle ore 21. Sul palco ci saranno gli stessi autori, Alessio Genchi e Innocenzo Capriuoli.

Di cosa parla lo spettacolo

“Ridi, piangi, ti ecciti” segue la vita di un uomo qualunque attraverso i suoi compleanni, dall'infanzia fino all'età adulta. Il racconto prende forma in una sequenza di quadri costruiti tra sketch e immagini evocative, con un ritmo rapido che accompagna il pubblico dentro ricordi, aspettative ed emozioni.

Udine, il 27 luglio al Teatro San Giorgio arriva “Ridi, piangi, ti ecciti”
Udine, il 27 luglio al Teatro San Giorgio arriva “Ridi, piangi, ti ecciti”

Al centro c'è un personaggio senza nome, goffo e profondamente umano, nel quale gli autori si rispecchiano per interrogarsi sul tempo che passa e sul modo in cui si costruisce la propria identità.

Una riflessione tra comicità e malinconia

Nella corsa della vita raccontata in scena emerge il profilo di un uomo che ha inseguito modelli e traguardi imposti dalla società, senza riuscire a trovare un rapporto autentico con sé stesso e con gli altri. Da qui nasce una riflessione sulla fragilità maschile, ma anche sulla necessità di rallentare e vivere il presente con maggiore consapevolezza.

Lo spettacolo viene descritto come una sorta di “filastrocca” teatrale sulla velocità dell'esistenza: un lavoro che alterna ironia e poesia e che chiude con un invito semplice, affidato alle emozioni più immediate, a non smettere di ridere, piangere e lasciarsi coinvolgere.

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