Udine, dai 50 anni del terremoto in Friuli un confronto su prevenzione e ingegneria sismica
Nel capoluogo friulano il confronto promosso nella Settimana della Protezione civile con Fabio Ciciliano e il Consorzio ReLUIS.
UDINE - Il terremoto del 1976 torna al centro del dibattito pubblico come punto di partenza per parlare di prevenzione, sicurezza sismica e gestione delle emergenze. Oggi, 13 ottobre 2026, a Udine, l'assessore regionale alla Protezione civile Riccardo Riccardi è intervenuto a un convegno sull'ingegneria sismica organizzato dal Dipartimento nazionale della Protezione civile e dal Consorzio ReLUIS, alla presenza del capo del Dipartimento nazionale Fabio Ciciliano.
L'incontro rientra nelle iniziative della Settimana nazionale della Protezione civile ed è inserito anche nel calendario dei 50 anni del terremoto in Friuli. Al centro dei lavori ci sono stati gli esiti delle attività sviluppate nell'ambito della collaborazione tra il Dipartimento di Protezione civile e il Consorzio ReLUIS, la rete dei laboratori universitari di ingegneria sismica e strutturale.
Il sisma del 1976 come snodo per la prevenzione
Nel suo intervento, Riccardi ha indicato il terremoto in Friuli non solo come una tragedia da ricordare, ma come l'origine di una trasformazione profonda del territorio sul piano sociale, economico e istituzionale. Secondo l'assessore, da quella esperienza la regione ha costruito una legislazione orientata allo sviluppo, un modello fondato sulla sussidiarietà e un sistema che ha portato il Friuli Venezia Giulia a essere considerato un riferimento nell'ingegneria sismica e nella Protezione civile.
Nel corso del convegno sono state ripercorse le principali tappe dell'evoluzione dell'approccio italiano alla prevenzione e alla sicurezza sismica. È stato evidenziato come una parte decisiva di questo percorso scientifico e operativo abbia preso avvio proprio dalle scosse di maggio e settembre 1976 in Friuli, con l'obiettivo di ridurre il rischio e aumentare la sicurezza dei territori.
Un tema che si lega anche all'attualità del sistema regionale della Protezione civile di Campoformido, dove nei giorni scorsi è stata posata la prima pietra della nuova sede destinata ai volontari.
Crisi complesse e approccio integrato
Nel suo passaggio più politico e operativo, Riccardi ha sottolineato che oggi la gestione delle crisi non può più essere affrontata separando i problemi. I cambiamenti climatici e le emergenze sanitarie, ha osservato, impongono una visione multidisciplinare e integrata, capace di mettere insieme competenze diverse senza compartimenti stagni.
L'assessore ha anche ringraziato Fabio Ciciliano per il ruolo svolto nei momenti più complessi della gestione delle emergenze. Da qui la riflessione sulla necessità di definire responsabilità chiare ma proporzionate per chi opera durante le crisi, evitando - ha avvertito - meccanismi di colpevolizzazione che possano allontanare competenze e frenare l'azione di chi lavora per la sicurezza pubblica.
I temi emersi dal convegno
Il confronto di Udine ha quindi riportato in primo piano tre punti: il valore dell'esperienza friulana nella crescita della cultura della prevenzione in Italia, il contributo della ricerca universitaria all'ingegneria sismica e la necessità di un coordinamento sempre più ampio nella risposta alle emergenze.
Tra gli strumenti più recenti messi a disposizione del sistema regionale rientra anche la sorveglianza sanitaria dei volontari, che in Friuli Venezia Giulia la Regione punta a gestire attraverso una gara unica regionale rivolta ai gruppi comunali e alle associazioni convenzionate.
Il convegno si è svolto a Udine nell'ambito delle celebrazioni per i 50 anni dal terremoto del Friuli e ha presentato i risultati della collaborazione tra il Dipartimento nazionale della Protezione civile e il Consorzio ReLUIS, rete dei laboratori universitari di ingegneria sismica e strutturale.