Due enzimi aiutano i tumori a resistere alle terapie: la scoperta dell’Università di Udine

L’Università di Udine individua un meccanismo di resistenza alle terapie anti Kras nei tumori al pancreas e al colon. Depositata domanda di brevetto.

22 ottobre 2026 10:17
Due enzimi aiutano i tumori a resistere alle terapie: la scoperta dell’Università di Udine -
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UDINE – Colpire il tumore e, contemporaneamente, il meccanismo che gli permette di resistere ai farmaci. È la strategia sperimentale individuata dall’Università di Udine, che ha scoperto una nuova vulnerabilità nei tumori al pancreas e al colon avanzato caratterizzati da mutazioni attivatrici del gene Kras.

Al centro del lavoro ci sono due enzimi, Padi1 e Padi3, capaci di ridurre l’efficacia delle terapie mirate contro Kras. I risultati, ottenuti in diversi sistemi sperimentali dopo cinque anni di ricerca, hanno portato al deposito di una domanda di brevetto. Il percorso verso una possibile applicazione nei pazienti richiede ancora ulteriori studi preclinici e, in prospettiva, una futura sperimentazione clinica.

Il meccanismo che aiuta le cellule tumorali a sopravvivere

La ricerca è stata condotta dal gruppo di Biochimica del Dipartimento di Medicina, coordinato dal professor Eros Di Giorgio.

Gli studiosi hanno individuato il ruolo di Padi1 e Padi3 nella risposta delle cellule tumorali ai trattamenti anti Kras. I due enzimi attivano segnali cellulari di sopravvivenza e sostengono il metabolismo del tumore, contrastando in parte l’azione dei farmaci e diminuendone l’efficacia.

Da qui l’ipotesi verificata nello studio: intervenire sia sull’oncogene sia sul meccanismo cellulare controllato dai due enzimi potrebbe rendere più efficace il trattamento e contribuire a contrastare la comparsa di resistenza.

L’effetto osservato nei sistemi sperimentali assume particolare interesse nel contesto del rapido sviluppo dei nuovi farmaci anti Kras e delle prospettive dell’oncologia molecolare di precisione.

Perché Kras è un bersaglio importante

L’oncogene Kras può guidare lo sviluppo, la crescita e la proliferazione incontrollata delle cellule tumorali. Le sue alterazioni sono tra quelle più frequenti e complesse da trattare nelle neoplasie pancreatiche e del colon avanzato.

Negli ultimi anni sono stati sviluppati farmaci capaci di inibirne l’attività, con l’obiettivo di colpire selettivamente le cellule che dipendono da Kras per proliferare. Un approccio che può offrire benefici alla prognosi dei pazienti, ma incontra un limite: i primi dati clinici hanno mostrato una progressiva perdita di efficacia durante il trattamento prolungato.

È proprio questa difficoltà ad aver orientato il lavoro del gruppo udinese.

«L’insorgenza di resistenza rimane tuttavia uno dei principali limiti all’efficacia di questi farmaci», spiega Di Giorgio, richiamando in particolare tumori aggressivi come l’adenocarcinoma pancreatico. La strategia individuata potrebbe quindi offrire un nuovo approccio per potenziare e prolungare l’azione delle terapie.

Cinque anni di lavoro con il sostegno di Airc e Worldwide Cancer Research

Lo studio è stato sostenuto dalla Fondazione Airc per la ricerca sul cancro e da Worldwide Cancer Research, l’ente di beneficenza scozzese che finanzia progetti di ricerca oncologica nel mondo.

I risultati sono stati pubblicati sulla rivista internazionale Cell Reports.

Il finanziamento della ricerca rappresenta una condizione essenziale per sviluppare e verificare nuove ipotesi terapeutiche. Sul territorio, questo impegno è testimoniato anche dalle iniziative della Fondazione Celeghin a sostegno della ricerca oncologica.

Una domanda di brevetto e gli studi ancora da completare

La scoperta ha consentito di elaborare una nuova strategia terapeutica sperimentale, oggetto di una domanda di brevetto depositata con il supporto del Dipartimento di Medicina e dell’Ateneo.

Il prossimo obiettivo è avvicinare i risultati di laboratorio a una possibile applicazione terapeutica. Per farlo, il gruppo sta cercando investitori e partner industriali che possano contribuire allo sviluppo e alla valorizzazione del brevetto, all’ottimizzazione dei composti e al completamento degli studi preclinici.

Questi passaggi sono necessari per costruire, in prospettiva, le basi di una futura sperimentazione clinica. Il trattamento proposto resta dunque sperimentale.

«C’è molto lavoro da fare e abbiamo bisogno di investitori per poter sviluppare il trattamento sperimentale proposto», sottolinea Di Giorgio.

La prospettiva della ricerca si affianca al lavoro quotidiano dell’assistenza oncologica regionale, che comprende anche il rinnovamento degli spazi dedicati all’oncologia nell’ospedale di Tolmezzo.

I ricercatori coinvolti nella scoperta

Oltre a Eros Di Giorgio, il gruppo comprende Francesca Agostini, Enrico Carlassara, Ylenia Cortolezzis, Francesca D’Este, Lavinia De Pino, Mariachiara Gani, Zahraa Othman, Raffaella Picco, Erna Tintor, Vanessa Tolotto, Luca Triboli, Valentina Rapozzi e Luigi Xodo.

Quest’ultimo è tra i pionieri delle terapie anti Kras in Friuli Venezia Giulia. Il lavoro del team unisce la ricerca sui meccanismi cellulari alla possibilità di sviluppare un’innovazione con potenziali applicazioni cliniche e industriali.

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