Università di Udine, nuovo test sul parlato per anticipare la diagnosi neurologica
La ricerca del Laboratorio di neuroscienze cognitive punta a distinguere l’invecchiamento fisiologico dai segnali precoci di malattia.
Udine - Un nuovo strumento per la diagnosi precoce delle patologie neurologiche arriva da uno studio dell’Università di Udine, che ha sviluppato e standardizzato un test dedicato alla valutazione delle abilità discorsive negli adulti sani e nelle persone con disturbi neurologici. L’obiettivo è riconoscere i cambiamenti fisiologici legati all’età e separarli dai segnali iniziali di una patologia, così da rendere più accurate le diagnosi.
Il lavoro è stato coordinato da Andrea Marini ed è stato condotto dal Laboratorio di neuroscienze cognitive del Dipartimento di Lingue e letterature, comunicazione, formazione e società dell’ateneo friulano. La ricerca, dal titolo “Standardization of the Multilevel discourse analysis-Mla and identification of data-driven age bands for research on language in healthy aging”, è stata pubblicata sul Journal of Neurolinguistics.
Che cosa mostra lo studio
Secondo i risultati emersi, lo studio fornisce il quadro di riferimento più completo finora disponibile per valutare la produzione del discorso narrativo nell’età adulta. Il test consente infatti di cogliere, nel modo in cui una persona parla, segnali sottili di declino cognitivo dovuti all’invecchiamento fisiologico oppure a lesioni cerebrali.
La ricerca contribuisce anche sul piano teorico: l’invecchiamento, secondo quanto osservato, sembra incidere soprattutto sui processi integrativi di livello più alto, come la coerenza e l’organizzazione del discorso, più che sui meccanismi linguistici di base. In particolare, lo studio rileva che l’invecchiamento sano agisce in modo sproporzionato sui meccanismi integrativi del discorso di ordine superiore, mentre incide meno sui processi di codifica lessicale e morfosintattica di base.
I dati analizzati
Per arrivare alla standardizzazione della procedura, i ricercatori hanno esaminato i racconti prodotti da 717 adulti sani, di lingua italiana, con età compresa tra i 20 e i 94 anni. I dati sono stati raccolti in diverse aree del nord, centro e sud Italia.
Per ogni campione, il dato finale ha tenuto conto dell’età e del livello di istruzione, oltre che delle fasce anagrafiche collegate a produttività linguistica, difficoltà e informatività lessicale, costruzioni grammaticali e difficoltà macrolinguistiche.
Il linguaggio come indicatore
«L’obiettivo finale della ricerca – spiega Andrea Marini, professore di Psicologia generale dell’Ateneo friulano – è migliorare la capacità di distinguere tra cambiamenti fisiologici legati all’età e segnali precoci di patologie neurologiche utilizzando il linguaggio come indicatore».
Marini sottolinea che il linguaggio è una funzione complessa, che nasce dall’interazione tra diversi livelli cognitivi e linguistici. In questo senso, aggiunge il docente, lo studio «ha compiuto un passo decisivo per comprendere meglio come evolve lungo tutto l’arco della vita adulta la produzione del discorso, standardizzando per la prima volta un sistema multilivello di analisi, cioè che comprende i livelli cognitivi e linguistico, fornendo dati normativi su un ampio campione di adulti sani».
Il lavoro si inserisce in un filone di ricerca che nell’ateneo friulano tocca anche altri temi legati alla persona e ai servizi, come nel caso dell’umanizzazione delle cure presentata alla Crui:
Il gruppo di ricerca e il sostegno al progetto
Al progetto hanno collaborato anche il team di assegnisti di ricerca formato da Sara Andreetta, Silvia D’Ortenzio, Giulia Gasparotto e Francesco Petriglia, insieme alla dottoranda in Neuroscienze cognitive Marika Gobbo.
La ricerca rientra tra i Progetti di rilevante interesse nazionale, Prin 2022 Pnrr, sostenuti dal Ministero dell’università e della ricerca. Lo studio pubblicato sul Journal of Neurolinguistics si basa sull’analisi dei racconti forniti da 717 adulti sani tra i 20 e i 94 anni, raccolti in varie aree del nord, centro e sud Italia.