Università di Udine, ecco il piano strategico 2026-2028: più servizi agli studenti e rete sul territorio

Presentato a Udine il programma triennale dell’ateneo: focus su studenti, ricerca, infrastrutture e sedi di Udine, Pordenone, Gorizia.

A cura di Web Team Web Team
30 luglio 2026 15:47
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UDINE - Più servizi per gli studenti, rafforzamento delle sedi decentrate, reti nazionali e internazionali per la ricerca e nuovi investimenti sulle infrastrutture: sono questi i punti centrali del Piano strategico 2026-2028 dell’Università di Udine, presentato il 28 luglio dal rettore Angelo Montanari davanti a circa 400 rappresentanti della comunità accademica e del territorio.

Il documento definirà nel prossimo triennio le scelte decisionali, operative e di bilancio dell’ateneo friulano, con obiettivi indicati come concreti, misurabili e verificabili. Al centro c’è un modello che punta a tenere insieme radicamento territoriale, apertura internazionale e capacità di fare rete con istituzioni, imprese e altri atenei.

Università di Udine, ecco il piano strategico 2026-2028: più servizi agli studenti e rete

Prima della presentazione del Piano sono intervenuti la sociologa Isabella Pierantoni e i partecipanti alla tavola rotonda sul tema “Sistema universitario e territorio: contesto e sfide”: l’assessore regionale al lavoro, formazione, istruzione, ricerca, università e famiglia Alessia Rosolen, il presidente del Nucleo di valutazione dell’Università di Udine Mario Minoja e la presidente del Consiglio degli studenti Elizabeth Moretti. A moderare il confronto è stato il condirettore del Messaggero Veneto Paolo Mosanghini.

Cosa cambia per studenti e territorio

Tra gli aspetti più concreti del piano c’è il potenziamento delle infrastrutture e dei servizi dedicati agli studenti. L’ateneo prevede lo sviluppo di nuovi spazi polifunzionali per studio, socialità e ristoro, oltre a strutture per l’imprenditorialità giovanile e per le attività sportive.

Nel quadro delle politiche universitarie regionali, il tema si inserisce anche nel sistema del diritto allo studio in Friuli Venezia Giulia, che riguarda accesso, sostegni e opportunità per chi frequenta atenei e percorsi di alta formazione.

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Il rettore Montanari ha spiegato che il piano nasce dall’ascolto della comunità universitaria, del territorio e dei partner dell’ateneo, con l’obiettivo di costruire criteri guida capaci di orientare le scelte anche in un contesto definito complesso e variabile.

Il modello policentrico dell’Ateneo del Friuli

Uno dei cardini del documento è il rafforzamento dell’“Ateneo del Friuli”, cioè di un’università policentrica che considera la presenza diffusa sul territorio non come semplice distribuzione di sedi, ma come leva per valorizzare vocazioni locali differenti.

In questa impostazione, Udine resta il fulcro centrale dell’offerta formativa. Pordenone viene indicata come polo delle tecnologie digitali, della finanza e dell’ingegneria industriale, in rapporto stretto con un territorio che guarda al 2027, anno in cui la città sarà Capitale italiana della cultura. Gorizia consolida invece la sua identità internazionale e transfrontaliera attraverso studi europei e relazioni pubbliche. Gemona del Friuli punta sul collegamento tra scienze motorie, discipline mediche e sostenibilità, anche attraverso la nuova Scuola laboratoriale di alta formazione in resilienza, Uniud ResilHub.

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Ricerca, campus diffuso e reti di cooperazione

Sul fronte della ricerca e della didattica, il piano mette tra gli obiettivi la costruzione di reti stabili a livello nazionale per arrivare a un “campus diffuso” e a una rete di laboratori condivisi sul modello del Lab Village.

La cooperazione viene indicata dall’ateneo come fattore strutturale e strategico, sia sul piano nazionale sia oltre i confini italiani. In particolare vengono richiamati il ruolo dell’area Alpe-Adria, la partecipazione all’alleanza europea Across e il progetto nazionale di didattica innovativa EduNext.

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A livello locale, l’Università di Udine punta a consolidare l’asse con Regione Friuli Venezia Giulia, Fondazione Friuli e gli altri atenei del territorio, con l’obiettivo di organizzare attività e servizi in cluster e piattaforme integrate per migliorare sinergie, efficienza gestionale e condivisione delle risorse.

Gli investimenti sulle infrastrutture

Tra gli asset considerati chiave dal piano compaiono le infrastrutture del Campus Bio Medico, l’Azienda agraria universitaria e quelle collegate al lascito Maseri. Il documento individua quindi alcune direttrici precise di sviluppo materiale dell’ateneo, accanto alla programmazione su didattica, ricerca e rapporti con il territorio.

Nel presentare il piano, Montanari ha ribadito che per l’Università di Udine eccellenza scientifica, proiezione internazionale e legame storico con il Friuli non sono elementi alternativi. Lo stesso principio, secondo il rettore, vale anche per la ricerca di base e per quella applicata e sperimentale, considerate parti dello stesso ecosistema universitario.

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L’obiettivo operativo del triennio è tradurre questa impostazione in scelte verificabili, con un’università che rafforza la sua presenza tra Gemona, Gorizia, Pordenone e Udine e che investe allo stesso tempo su servizi, laboratori condivisi e nuove infrastrutture per gli studenti.

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