Urbanistica in Friuli Venezia Giulia, il ddl 90 dà più voce ai Comuni sull’area vasta
La riforma discussa in IV Commissione punta a coinvolgere enti locali, Province, porti e consorzi nelle scelte territoriali.
TRIESTE - La riforma urbanistica contenuta nel ddl 90 punta a cambiare il metodo con cui vengono decise le scelte di pianificazione sovracomunale in Friuli Venezia Giulia: l’obiettivo dichiarato dalla Regione è dare ai Comuni un ruolo diretto nella costruzione delle decisioni di area vasta, competenza che finora è rimasta in capo all’amministrazione regionale.
Il punto è stato ribadito dall’assessore regionale alle Infrastrutture e territorio, Cristina Amirante, intervenuta in Aula durante la discussione sul provvedimento in IV Commissione. Secondo l’assessore, oggi i Comuni non hanno competenze sull’area vasta e dal 1978 le decisioni di pianificazione sovracomunale vengono assunte dalla Regione. Per questo, ha spiegato, il nuovo disegno di legge non sottrae poteri agli enti locali ma introduce per loro uno spazio di intervento che finora non esisteva.
Cosa cambia per i Comuni
Il cuore della riforma, nelle parole dell’assessore, è l’ampliamento del ruolo dei Comuni nella pianificazione che supera i confini dei singoli territori comunali. La scelta politica del ddl 90 è quella di non lasciare più la Regione da sola nella definizione delle scelte, ma di aprire un confronto strutturato con i territori attraverso strumenti di copianificazione.
L’impianto previsto dal disegno di legge introduce infatti un nuovo modello in cui più soggetti possono concorrere alla definizione delle strategie territoriali. Non solo Regione e Comuni, ma anche Province, Autorità di sistema portuale e Consorzi di sviluppo economico locale potranno attivare un processo di copianificazione sull’area vasta.
Il nuovo modello di copianificazione
Uno degli elementi evidenziati da Amirante riguarda l’obbligo di confronto con il Comune territorialmente competente. La Regione, ha spiegato, dovrà misurarsi almeno con l’ente locale interessato, mentre la normativa attuale non prevede questo coinvolgimento nella fase di pianificazione.
Per la Giunta regionale, il cambio di impostazione sta soprattutto nel momento in cui si apre il confronto: non a decisione già definita, ma nella fase iniziale, quando le scelte possono ancora essere costruite e condivise. In questo modo i Comuni potranno esprimersi attraverso i propri organi e incidere in modo concreto sui processi decisionali che riguardano il territorio.
Scelte sovracomunali e trasformazioni del territorio
Nel suo intervento, l’assessore ha anche richiamato la necessità di superare una pianificazione troppo concentrata sulla sola dimensione comunale. La riforma vuole infatti fornire agli enti locali strumenti per affrontare in modo coordinato le trasformazioni che producono effetti oltre i confini amministrativi dei singoli Comuni.
Il riferimento è alle scelte territoriali che, per dimensione e impatto, richiedono un livello di coordinamento più ampio e il coinvolgimento di più istituzioni. In questo quadro, la copianificazione viene presentata come lo strumento con cui anticipare il confronto e rendere più partecipata la definizione delle decisioni di area vasta.
La discussione sul provvedimento è proseguita il 22 settembre 2026 in Commissione, con il ddl 90 al centro del confronto sulla nuova organizzazione della pianificazione territoriale regionale.