Variante al Pgt Fvg, Patto-Civica si astiene: Putto chiede più tutele sul suolo

La posizione è stata spiegata dal consigliere regionale Marco Putto, che in IV Commissione rappresenta il gruppo insieme a Giulia Massolino.

23 settembre 2026 17:46
Variante al Pgt Fvg, Patto-Civica si astiene: Putto chiede più tutele sul suolo -
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TRIESTE - Il Patto per l'Autonomia-Civica Fvg si astiene sulla variante 1 del Piano di governo del territorio della Regione e chiede che il principio del consumo di suolo zero diventi un criterio vincolante, non solo un obiettivo dichiarato. La posizione è stata spiegata dal consigliere regionale Marco Putto, che in IV Commissione rappresenta il gruppo insieme a Giulia Massolino.

Secondo Putto, la variante segna un passaggio rilevante per il modo in cui il Friuli Venezia Giulia governerà il territorio nei prossimi anni, ma per funzionare deve essere accompagnata da strumenti operativi, regole chiare e da un rapporto più definito tra pianificazione, servizi e infrastrutture. Il nodo politico, quindi, non riguarda l'impianto generale della riforma, ma la sua applicabilità concreta e la tenuta delle tutele sul suolo, tema già al centro del dibattito sul DDL 90 sul territorio in Fvg.

I punti condivisi della variante

Nel merito, Putto riconosce alcuni elementi considerati condivisibili: l'aggiornamento di un Pgt fermo al 2013, l'attenzione alla rigenerazione urbana e territoriale, il recupero del patrimonio edilizio esistente, il contenimento del consumo di suolo, la resilienza ai cambiamenti climatici e la costruzione di una nuova infrastruttura verde e blu.

Per il consigliere, però, questi obiettivi non bastano se non vengono tradotti in strumenti chiari. Il rischio indicato è quello di approvare un impianto moderno nelle intenzioni ma più difficile da applicare nella pratica, soprattutto per i Comuni chiamati ad adeguare i propri strumenti urbanistici.

Il ruolo degli Stl e i rapporti con i Comuni

Uno dei passaggi su cui il gruppo chiede maggiore attenzione riguarda i Sistemi territoriali locali, gli Stl, e più in generale la distribuzione delle competenze tra Regione, livello intermedio e amministrazioni comunali. Secondo Putto, la pianificazione di area vasta può funzionare solo se non introduce un ulteriore livello di complessità amministrativa.

La richiesta è di definire con precisione responsabilità, competenze e rapporti istituzionali, lasciando ai Comuni margini di autonomia e strumenti realmente applicabili. Nella lettura del consigliere, la semplificazione delle procedure è una condizione necessaria perché la variante non si traduca in nuova burocrazia.

Ambiti fisico-funzionali e deroghe sul suolo

Un altro elemento critico riguarda il passaggio dalla zonizzazione tradizionale agli ambiti fisico-funzionali, scelta che comporterà un lavoro consistente di adeguamento a livello comunale. Putto avverte che il cambio di modello può essere utile, ma solo se resta leggibile e gestibile nella realtà amministrativa.

Il punto centrale, tuttavia, resta il suolo. Per Patto-Civica il principio del non consumo di suolo deve guidare le scelte di trasformazione del territorio e non rimanere una formula programmatica. Putto giudica positivo il sistema di monitoraggio previsto, ma chiede che le deroghe siano realmente circoscritte e motivate all'interno di una strategia territoriale precisa.

Se così non fosse, osserva il consigliere, l'eccezione rischierebbe di diventare ordinaria. Da qui la richiesta di affiancare ai vincoli anche politiche efficaci di rigenerazione urbana, recupero del patrimonio esistente, riqualificazione delle aree dismesse e rafforzamento dei servizi, in modo da rendere concretamente praticabile il riuso di ciò che già esiste.

Servizi, mobilità e rischio spopolamento

Nella valutazione di Putto, la pianificazione territoriale non può essere separata dalla qualità della vita. I dati su accessibilità ai servizi, mobilità e rischio di spopolamento, sostiene, devono tradursi in scelte concrete.

Il ragionamento tocca scuola, sanità, trasporto pubblico, viabilità, connessioni digitali e attività economiche: un territorio, spiega il consigliere, non resta vivo solo bloccando nuove edificazioni, ma se offre condizioni adeguate per vivere, lavorare e costruire il proprio futuro. Lo stesso vale per la mobilità sostenibile: non si può chiedere ai territori di ridurre l'uso dell'auto privata senza rendere prima efficienti collegamenti e servizi esistenti, tema che si intreccia anche con la riforma urbanistica Fvg.

In questo quadro, Putto definisce la variante un passaggio importante verso una pianificazione più moderna, orientata all'area vasta, alla sostenibilità, alla rigenerazione e alla resilienza, ma ribadisce la necessità di una maggiore integrazione tra territorio, servizi, infrastrutture, ambiente, economia e demografia.

Alla luce di queste valutazioni, il Patto per l'Autonomia-Civica Fvg, rappresentato in IV Commissione da Marco Putto e Giulia Massolino, ha espresso voto di astensione sulla variante 1 del Piano di governo del territorio.

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