Veneto, accordo con i medici di famiglia sulle Case di Comunità

La Regione punta a rendere operative le strutture territoriali, seguire cronici e fragili e ridurre la pressione sui pronto soccorso.

16 giugno 2026 11:13
Veneto, accordo con i medici di famiglia sulle Case di Comunità -
Condividi

VENEZIA - La Regione Veneto ha raggiunto un accordo con i medici di medicina generale per l’organizzazione delle Case di Comunità, passaggio indicato come decisivo per rendere più operativa la sanità territoriale. Al centro dell’intesa ci sono servizi più accessibili per i cittadini, una presa in carico più strutturata dei pazienti cronici e fragili e l’obiettivo di ridurre la pressione sui pronto soccorso, dove oggi finiscono spesso situazioni che potrebbero essere gestite sul territorio.

A commentare l’intesa è stato Claudio Borgia, capogruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio regionale del Veneto, che ha definito il risultato «una notizia importante per il sistema sanitario veneto», sottolineando il valore del confronto tra istituzioni e medici di famiglia.

Cosa prevede il passaggio sulle strutture territoriali

Secondo quanto evidenziato da Borgia, le Case di Comunità rappresentano uno dei pilastri della nuova organizzazione sanitaria di prossimità. L’accordo con le organizzazioni sindacali dei medici di famiglia viene letto come un passaggio utile a far funzionare in modo più concreto queste strutture, pensate per avvicinare l’assistenza ai cittadini e per gestire meglio i bisogni sanitari fuori dall’ospedale.

Il riferimento è a una rete territoriale che dovrebbe consentire cure più vicine alle persone, maggiore continuità assistenziale e un supporto più efficace per le fasce di popolazione più esposte, in particolare malati cronici e pazienti fragili. In questo quadro rientra anche il tema della formazione del personale sanitario e di supporto, già al centro di iniziative come i corsi per assistenti di studio odontoiatrico avviati in Veneto.

Il commento politico sull’intesa

Nel suo intervento, Borgia ha espresso apprezzamento per il presidente della Regione Alberto Stefani, per l’assessore regionale alla Sanità Gino Gerosa e per i soggetti coinvolti nel percorso che ha portato all’accordo.

Per il capogruppo di Fratelli d’Italia, il valore dell’intesa non si limita agli aspetti organizzativi ma riguarda anche il metodo seguito. Secondo Borgia, il Veneto avrebbe dimostrato la capacità di trovare un punto di equilibrio tra le esigenze dei professionisti e quelle dei cittadini, in una fase in cui il confronto su questi temi resta aperto anche in altre realtà italiane, come dimostra il dibattito sulle Case di Comunità in Friuli Venezia Giulia.

Gli effetti attesi per cittadini e pronto soccorso

Tra gli obiettivi indicati ci sono il rafforzamento della medicina di prossimità e una migliore qualità dell’assistenza. L’idea è che una rete territoriale più solida possa intercettare prima i bisogni di salute, evitare accessi impropri in ospedale e valorizzare il ruolo dei medici di medicina generale all’interno del nuovo assetto sanitario.

Borgia ha insistito soprattutto su questo punto, sostenendo che investire sul territorio significhi costruire una sanità più moderna ed efficiente, capace di rispondere ai cambiamenti demografici e all’aumento della domanda assistenziale.

Nelle sue dichiarazioni finali, il capogruppo ha indicato come prioritaria la fase successiva all’intesa: procedere rapidamente con l’attuazione dell’accordo, in modo che le Case di Comunità possano entrare pienamente a regime e sviluppare le funzioni previste a beneficio dei cittadini.

Le migliori notizie, ogni giorno, via e-mail