Veneto, industria tra le più green d’Italia ma resta alta la vulnerabilità climatica
Lo studio di Italy for Climate colloca la regione ai vertici per decarbonizzazione industriale e comunità energetiche.
VENEZIA - Il Veneto corre nella transizione energetica sul fronte industriale e delle rinnovabili, ma resta tra le regioni più esposte agli effetti della crisi climatica e mostra ritardi marcati in agricoltura. È il quadro che emerge dal focus regionale elaborato da Italy for Climate nell’ambito della piattaforma CIRO, sviluppata con ISPRA per misurare le performance ambientali dei territori italiani attraverso 27 indicatori.
Per il lettore veneto, il dato più netto è questo: la regione si colloca ai vertici nazionali per la decarbonizzazione dell’industria, ha una quota di consumi elettrici industriali del 45,5% contro una media italiana del 39% ed è la seconda in Italia per numero di Comunità Energetiche Rinnovabili attive, con 31 comunità energetiche censite al 2024. Sul percorso verso gli obiettivi 2030 delle fonti rinnovabili il Veneto arriva al 38,7%, sopra la media nazionale del 31%.
Lo studio segnala anche un andamento positivo sul fronte della mobilità elettrica, con immatricolazioni al 4,7%. In parallelo, però, la regione presenta fragilità che toccano da vicino il territorio: circa 20 eventi meteo estremi ogni 1.000 chilometri quadrati, consumo di suolo al 12% contro il 7% medio nazionale e un comparto agricolo che resta il più indietro nel confronto con altri settori.
I punti forti: industria, rinnovabili e consumi elettrici
Secondo Italy for Climate, il Veneto è uno dei motori principali della transizione energetica industriale italiana. Il dato sui consumi elettrici nei settori produttivi viene letto come segnale di maggiore elettrificazione dei processi, mentre le emissioni in rapporto al valore aggiunto risultano basse rispetto ad altre regioni.
Nel capitolo energia, il Veneto mostra consumi finali pro capite tra i più alti d’Italia. Il rapporto collega questo dato all’elevata industrializzazione e a condizioni climatiche non particolarmente miti. Il mix energetico regionale viene descritto come sostanzialmente allineato al quadro nazionale, ma con risultati più avanzati nel raggiungimento dei target sulle rinnovabili.
Il dinamismo delle comunità energetiche si inserisce in un contesto regionale in cui imprese e servizi stanno lavorando anche sull’efficienza degli edifici e dei consumi, come già avvenuto in progetti di smart building negli uffici postali in Veneto.
Emissioni e trasporti: riduzione dal 1990, ma pesa la mobilità
Sul fronte delle emissioni, il Veneto presenta valori pro capite in linea con la media nazionale e rientra tra le regioni che hanno ridotto di più le emissioni dal 1990. Più debole invece la capacità di assorbimento naturale in rapporto alla superficie, tra le più basse del Paese.
Per i trasporti il quadro è meno favorevole. Il tasso di motorizzazione è inferiore alla media italiana, ma le emissioni pro capite prodotte dal settore risultano piuttosto superiori alla media nazionale. Un elemento che indica come la mobilità resti uno dei fronti aperti della transizione regionale, nonostante i segnali positivi delle immatricolazioni elettriche.
Il nodo agricoltura: biologico fermo al 5,6%
Il comparto agricolo è indicato come l’area più critica del profilo veneto. Le emissioni agricole risultano leggermente sopra la media nazionale, mentre il numero di bovini allevati in rapporto alla popolazione è elevato: circa 147 capi ogni 1.000 abitanti.
Ancora più marcato il divario sul biologico. La quota di agricoltura bio si ferma al 5,6%, contro una media nazionale del 19,8%. A questo si aggiunge un utilizzo di fertilizzanti superiore alla media italiana, altro indicatore che pesa sulla valutazione complessiva del settore.
Vulnerabilità climatica e consumo di suolo
Tra i dati che più interessano il territorio c’è la vulnerabilità agli impatti del clima. Il Veneto registra circa 20 eventi estremi ogni 1.000 km², un livello che lo colloca tra le regioni più esposte. Il consumo di suolo arriva al 12%, nettamente oltre il 7% medio nazionale.
Restano invece in linea con la media italiana sia la quota di popolazione esposta a rischio alluvione sia le perdite della rete idrica. Il quadro, quindi, non è uniforme: ad aree di buona tenuta si affiancano criticità strutturali che riguardano soprattutto uso del territorio ed esposizione agli eventi meteorologici.
Andrea Barbabella, responsabile scientifico di Italy for Climate, spiega che la piattaforma CIRO è stata costruita per offrire alle regioni uno strumento comparabile di lettura delle performance climatiche e della transizione energetica, non tanto per stilare classifiche quanto per mettere in evidenza specificità, punti di forza e debolezza utili a orientare le priorità locali.
CIRO analizza le performance ambientali regionali attraverso 8 temi e 27 indicatori, con una metodologia unica sviluppata da Italy for Climate in collaborazione con ISPRA. Nel focus dedicato al Veneto, il dato finale resta doppio: regione avanzata sull’industria green e sulle rinnovabili, ma con ritardi ancora consistenti in agricoltura e un’esposizione climatica che continua a pesare.