Veneto, pensioni anticipate giù del 23% dal 2021: cresce l’uscita a 67 anni
Dal 2021 al primo semestre 2026 le pensioni anticipate calano di quasi un quarto, mentre quelle di vecchiaia salgono del 24,5%.
VENEZIA - In Veneto lasciare il lavoro prima dei 67 anni pesa sempre di più nei numeri dei pensionamenti. Nel primo semestre 2026 le pensioni anticipate sono scese a 13.099, con un calo del 23% rispetto allo stesso periodo del 2021, mentre le pensioni di vecchiaia sono salite a circa 10.500, in aumento del 24,5%.
Il quadro emerge dall’elaborazione sui dati Inps diffusa dallo Spi Cgil Veneto, che legge questo andamento come il segnale di un accesso sempre più difficile alla flessibilità in uscita. In regione, dove le pensioni anticipate restano ancora superiori a quelle di vecchiaia, il divario però si sta restringendo.
Il confronto tra 2021 e 2026
Nel primo semestre del 2021 erano 17 mila i lavoratori veneti che avevano scelto di andare in pensione prima dei 67 anni. Nello stesso periodo, le pensioni di vecchiaia erano poco meno di 8.500.
Cinque anni dopo il quadro è cambiato: nei primi sei mesi del 2026 le uscite anticipate si fermano a 13.099, mentre quelle di vecchiaia arrivano a circa 10.500. Secondo il sindacato, a incidere sono due fattori: da una parte l’esaurirsi della generazione dei baby boomer, entrata presto nel mercato del lavoro e con carriere contributive più solide; dall’altra la riduzione degli strumenti che consentivano di lasciare il lavoro prima dell’età ordinaria.
I dati nei diversi settori
La flessione più marcata riguarda il pubblico impiego. Tra i dipendenti pubblici si passa da 2.137 pensioni anticipate nel primo semestre 2021 a 1.205 nello stesso periodo del 2026: una riduzione del 43,6%. Nello stesso comparto, le pensioni di vecchiaia crescono dell’85%.
Tra gli autonomi le pensioni anticipate diminuiscono del 26%, mentre quelle di vecchiaia aumentano di oltre il 12%.
Nel settore privato, invece, i lavoratori usciti prima dei 67 anni nei primi sei mesi del 2026 sono il 16% in meno rispetto al 2021, mentre le pensioni di vecchiaia crescono di circa un terzo.
La differenza tra donne e uomini
Il calo delle pensioni anticipate risulta più forte tra le donne. Tra il primo semestre 2021 e quello del 2026, per le lavoratrici la diminuzione è del 29,4%, mentre per gli uomini si ferma al 19,5%.
Per entrambi i generi, invece, il ricorso alla pensione di vecchiaia aumenta di circa un quarto. Un dato che, secondo lo Spi Cgil Veneto, riflette percorsi lavorativi più fragili e discontinui, con effetti più pesanti soprattutto sulle donne.
Le ragioni indicate dal sindacato
Alessandro Chiavelli, della segreteria regionale dello Spi Cgil Veneto, collega il cambio di tendenza sia alla fine della fase in cui i baby boomer hanno sostenuto in modo consistente le uscite anticipate, sia alle scelte compiute sul fronte previdenziale.
Secondo Chiavelli, molti lavoratori che arrivano oggi alla pensione hanno alle spalle carriere discontinue, periodi di precarietà e versamenti contributivi più bassi. Per questo diventa più difficile raggiungere i requisiti per l’uscita anticipata e, allo stesso tempo, cresce la necessità di restare al lavoro più a lungo per ottenere un assegno pensionistico più alto.
Nel commento ai dati, il sindacato cita anche l’accantonamento nel 2026 di Quota 103 e Opzione donna come uno degli elementi che aiutano a spiegare l’andamento registrato nei primi sei mesi dell’anno.
L’ultimo dato messo in evidenza resta quello regionale complessivo: in Veneto, nonostante il calo, le pensioni anticipate continuano a essere più numerose di quelle di vecchiaia, ma il vantaggio si è ridotto nettamente rispetto al 2021.