Veneto, il Piano Casa punta sugli alloggi sfitti: 50 milioni per rimettere in uso il patrimonio pubblico
Due bandi regionali da 25 milioni distinguono il recupero delle case ERP dal social housing: l'obiettivo è trasformare immobili non assegnabili in abitazioni accessibili.
Il Veneto prova a far ripartire dalla manutenzione una parte della risposta alla crisi abitativa. La Giunta regionale ha approvato due bandi FESR da 25 milioni di euro ciascuno, per un totale di 50 milioni: uno servirà a recuperare alloggi di edilizia residenziale pubblica oggi sfitti e non assegnabili; l'altro finanzierà interventi di social housing su immobili pubblici. Non è un nuovo bando per le singole famiglie né una graduatoria alla quale iscriversi: i destinatari sono Ater, Comuni, aziende speciali comunali e, per la seconda linea, anche Ipab, aziende ospedaliere e Istituto oncologico veneto.
Il punto rilevante è la scelta del bersaglio. Invece di puntare soltanto su nuove costruzioni, la Regione intende rimettere in circolo edifici e appartamenti che già esistono ma non possono essere locati, e affiancare a questo recupero una quota di abitazioni per chi lavora e resta stretto tra canoni privati e requisiti dell'ERP. Le date di apertura e l'accesso alla piattaforma Avepa saranno comunicati agli enti interessati: il provvedimento regionale del 31 ottobre non indica ancora una finestra per le domande dei cittadini, proprio perché la fase che parte ora riguarda la progettazione e la candidatura degli enti.
Due interventi diversi, non due modi per chiedere una casa
La prima azione vale 25 milioni e riguarda gli alloggi ERP, cioè il patrimonio di edilizia residenziale pubblica. Il finanziamento può coprire manutenzione straordinaria, restauro, risanamento conservativo, ristrutturazione ed efficientamento energetico degli appartamenti sfitti che non sono assegnabili per carenze manutentive. Se un progetto viene finanziato e i lavori si concludono, l'alloggio torna nel circuito ordinario delle assegnazioni a canone sociale, seguendo le graduatorie previste nel singolo ambito territoriale.
La seconda azione, anch'essa da 25 milioni, è il social housing. Qui il perimetro è più ampio: si possono recuperare immobili pubblici sfitti da destinare a persone che non riescono a sostenere il mercato libero ma non sono necessariamente nelle condizioni richieste dall'ERP. La Regione indica fra le categorie prioritarie personale medico, infermieristico e socio-sanitario, giovani coppie, giovani e famiglie con redditi insufficienti sia per la casa popolare sia per gli affitti privati, oltre ad altri soggetti fragili individuati nei progetti.
La distinzione conta per evitare un equivoco. Un appartamento recuperato con la linea ERP resta legato alle regole dell'edilizia residenziale pubblica; un progetto di social housing deve invece definire destinatari, immobile, sostenibilità e modalità di gestione. Né l'approvazione dei bandi né l'annuncio dei 50 milioni equivalgono quindi alla disponibilità immediata di nuove case. Il passaggio successivo è la selezione dei progetti, poi l'esecuzione dei lavori e infine l'assegnazione secondo le regole applicabili.
Il dato di partenza: 8.800 alloggi che chiedono lavori
Dietro la scelta regionale c'è un numero che misura la difficoltà del sistema. A gennaio la Regione ha stimato in 8.800 gli alloggi popolari sfitti che necessitano di riqualificazione o ristrutturazione. Lo si legge nella presentazione di Generazione Casa, il programma che ha posto insieme il recupero del patrimonio e l'allargamento dell'offerta per lavoratori e famiglie escluse dal mercato privato.
Uno sfitto ERP non è automaticamente una casa pronta da assegnare. Può richiedere lavori impiantistici, interventi su serramenti e involucro, adeguamenti, manutenzioni o una ristrutturazione più profonda. È questa la ragione per cui il numero delle abitazioni non coincide con un numero di consegne imminenti. Ma è anche la ragione per cui intervenire sull'esistente può essere più concreto di un annuncio generico: il patrimonio, l'ente proprietario e il bisogno di manutenzione sono già individuabili.
La scala del lavoro svolto finora aiuta a collocare la nuova misura. A maggio la Regione ha riferito che PNRR e Fondo complementare avevano consentito di riqualificare circa 2.000 alloggi ERP in Veneto; il solo Fondo complementare vale 99,7 milioni e finanzia 64 iniziative, delle quali 61 risultavano concluse alla data del bilancio. Nello stesso aggiornamento sono indicati due esempi territoriali: sei alloggi e social housing al Centro Prospero Alpino di Marostica, in provincia di Vicenza, e il recupero di 110 alloggi ERP a Este, in provincia di Padova, realizzato dal Comune con Ater Padova. Sono interventi diversi dal nuovo bando, ma mostrano il tipo di patrimonio e di cantieri su cui la politica regionale sta costruendo continuità.
Che cosa cambia per le graduatorie e per chi cerca un affitto
Il beneficio più diretto per chi è già in graduatoria ERP non sarà un modulo nuovo, ma un possibile aumento degli alloggi effettivamente assegnabili quando i lavori saranno finiti. La priorità resta determinata dai bandi comunali e dalle rispettive graduatorie: nessun finanziamento regionale cancella requisiti, istruttorie o tempi tecnici. L'attuale portale ERP della Regione elenca bandi distinti per Comune, provincia, data e gestore; è lì che si verifica un'opportunità aperta nel proprio territorio.
Questo spiega perché il quadro veneto è fatto di tempi diversi. A Portogruaro, per esempio, è in corso un bando ERP 2026 con domande fino al 14 dicembre; a Bovolone la scadenza del 31 ottobre riguarda un'altra procedura, gestita da Ater Verona. Il nostro approfondimento sulla domanda ERP a Bovolone e i requisiti da verificare chiarisce proprio questa differenza: presentare domanda serve a concorrere nella graduatoria, non a ottenere subito un appartamento. I 50 milioni non cambiano retroattivamente quei calendari e non sostituiscono il bando del Comune.
Per la fascia dei lavoratori che non entra nell'ERP, l'effetto atteso è diverso e dipenderà dai progetti che saranno ammessi al finanziamento. Il social housing è pensato per creare soluzioni con condizioni più sostenibili del libero mercato, ma le caratteristiche concrete — canone, durata, requisiti e disponibilità — non sono state ancora pubblicate in una misura unica valida per tutto il Veneto. Saranno gli interventi approvati a definirle. È dunque prematuro attribuire prezzi o un numero di posti a questa fase.
Sanità, Comuni e imprese: perché il bando allarga i soggetti coinvolti
L'apertura ad aziende ospedaliere e Istituto oncologico veneto segnala che il tema non è soltanto assistenziale. La Regione lega esplicitamente il social housing anche alla possibilità per medici, infermieri e operatori socio-sanitari di trovare una casa vicino al lavoro. In territori dove gli affitti sono difficili da sostenere, la disponibilità di abitazioni accessibili può incidere sulla capacità di trattenere personale e di organizzare i servizi, ma questo effetto dipenderà dalla localizzazione concreta dei progetti che arriveranno ad Avepa.
Lo stesso vale per i Comuni. Il loro ruolo non si limita a pubblicare graduatorie: possono candidare immobili, coordinare interventi, progettare recuperi e, in alcuni casi, lavorare con Ater. A Silea, ad esempio, le linee di mandato richiamano 62 alloggi gestiti grazie alla convenzione con Ater, cui si aggiungono 32 appartamenti comunali e un progetto di co-housing: un caso raccontato da Nordest24 sugli alloggi gestiti da Ater e Comune a Silea. Non è un progetto finanziato dai due bandi regionali, ma rende visibile quanto la risposta abitativa dipenda dalla capacità locale di usare e mantenere il patrimonio disponibile.
Per le imprese edili e impiantistiche la misura apre una domanda di lavori distribuita su recuperi, efficientamento e ristrutturazioni, non su un unico grande cantiere. Il bando valorizzerà, secondo la Regione, la progettazione più avanzata, il miglioramento energetico e gli interventi nei Comuni più popolosi o considerati prioritari. Questo criterio può favorire proposte già mature, ma non consente ancora di sapere quali territori riceveranno le risorse né quante abitazioni saranno recuperate: il dato arriverà con gli esiti della valutazione.
La prova sarà nei tempi e negli alloggi riaperti
La novità concreta del 31 ottobre è che i 50 milioni annunciati entrano in due strumenti distinti, con soggetti ammessi e finalità definite. La sfida ora è passare dal finanziamento agli appartamenti disponibili. Il precedente del PNRR dimostra che il recupero può produrre risultati su scala regionale; il dato degli 8.800 alloggi da riqualificare ricorda però che il fabbisogno resta molto più ampio.
Per residenti e famiglie, la lettura utile è prudente: chi ha un bando ERP aperto deve seguire la procedura del proprio Comune; chi non rientra nell'ERP non può ancora candidarsi a un generico social housing regionale; chi cerca informazioni sui nuovi progetti dovrà attendere le aperture comunicate a enti e gestori. Per il Veneto, intanto, il cambio di impostazione è già chiaro: l'alloggio pubblico inutilizzato non viene considerato soltanto un costo di manutenzione, ma una risorsa da riportare all'uso abitativo.