Reati ambientali, a Vicenza l’allarme alle imprese: il rischio penale segue il prodotto
Convegno a Palazzo Bonin Longare sul decreto legislativo 81/2026: cambia il perimetro delle responsabilità per aziende e società.
VICENZA - Il rischio penale ambientale per le imprese non si ferma più allo stabilimento, ma può estendersi al prodotto lungo l’intera filiera. È il punto centrale emerso a Vicenza durante il convegno ospitato a Palazzo Bonin Longare, sede di Confindustria Vicenza, dedicato alle novità introdotte dal decreto legislativo 81/2026, in vigore dal 2 giugno.
L’incontro è stato organizzato da Sinergeo, Università Ca’ Foscari Venezia, Ca’ Foscari Challenge School e Assoreca, con il patrocinio del Comune di Vicenza. Al centro, gli effetti pratici della riforma sui reati ambientali per aziende, produttori e società chiamate a verificare non solo i processi interni, ma anche ciò che viene immesso sul mercato.
Cosa cambia per le imprese
Secondo Angelo Merlin, presidente di Assoreca, il decreto introduce un cambio di impostazione che sposta l’attenzione dalla sola gestione del danno accertato alla prevenzione del rischio. La tutela dell’ambiente, in questa nuova cornice, non riguarda più comparti separati come aria, acqua e suolo, ma un sistema più ampio che comprende anche habitat, biodiversità, flora e fauna.
Tra le novità segnalate nel corso del convegno c’è la riformulazione del reato di inquinamento ambientale, l’ampliamento della nozione di condotta abusiva e l’introduzione del nuovo reato di commercio di prodotti inquinanti, punito con la reclusione da due a sei anni.
Per molte aziende, è stato spiegato, questo significa che la responsabilità potenziale non si esaurisce all’interno del sito produttivo. Il rischio può accompagnare il prodotto in tutte le sue fasi, fino all’utilizzo sul mercato, con ricadute che interessano settori come chimica, manifattura, distribuzione, sottoprodotti ed end of waste.
Filiera, verifiche e documentazione
Il punto pratico per le imprese è la necessità di una verifica documentata su ciò che viene commercializzato. Il decreto, nella lettura proposta da Assoreca, impone quindi un controllo più strutturato lungo la filiera, con particolare attenzione ai prodotti e ai materiali che possono generare profili di rischio ambientale.
Merlin ha spiegato che il nuovo quadro normativo non va letto soltanto come un inasprimento sanzionatorio, ma come una richiesta di maggiore organizzazione interna e di presidi tecnici adeguati.
Responsabilità delle società e modello 231
Un altro fronte riguarda la responsabilità degli enti prevista dal decreto 231. Il nuovo impianto amplia infatti il perimetro dei reati che possono coinvolgere direttamente le società e prevede un irrigidimento delle sanzioni.
In questo contesto, per Assoreca le imprese che hanno già investito in modelli organizzativi, controlli e competenze tecniche partono da una posizione più solida. Merlin ha indicato nel modello 231 aggiornato uno degli strumenti con cui l’azienda può dimostrare di aver adottato le misure necessarie per prevenire le violazioni.
Assoreca, nata nel 1994, rappresenta aziende attive nei settori ambiente, sicurezza, energia, salute e responsabilità sociale in Italia. L’associazione riunisce tre sezioni - ingegneria e consulenza, imprese di servizi e laboratori di analisi - ed è presieduta dallo stesso Angelo Merlin. Aderisce al sistema Confindustria tramite Confindustria Servizi Innovativi e Tecnologici ed è anche socio di Accredia.
Tra gli obiettivi indicati dall’associazione ci sono la diffusione di competenze tecnico-scientifiche, la rappresentanza degli associati ai tavoli istituzionali e la promozione di opportunità di rete e sviluppo commerciale.