Vicenza, alla Rotonda è il tempo delle rose: quasi mille piante nel giardino di Palladio

Nel complesso di Villa La Rotonda la fioritura è già vicina al massimo: 700 rose nel viale d’ingresso e almeno 50 varietà diverse.

22 maggio 2026 10:33
Vicenza, alla Rotonda è il tempo delle rose: quasi mille piante nel giardino di Palladio -
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Vicenza - Tra la fine di maggio e la metà di giugno Villa La Rotonda cambia aspetto e il giardino diventa uno dei punti centrali della visita. Nel complesso palladiano la stagione delle rose accompagna l’incontro tra il rigore dell’architettura di Andrea Palladio e la parte più libera del parco, dal boschetto romantico alle aiuole che conducono alla villa.

Capolavoro progettato da Palladio per Paolo Almerico e oggi proprietà privata della famiglia Valmarana, La Rotonda è uno degli edifici più noti dell’architettura occidentale. È patrimonio UNESCO dal 1994 e da sempre richiama artisti, studiosi, viaggiatori e turisti provenienti da tutto il mondo. In questo periodo, accanto alla lettura architettonica della villa, prende spazio anche la fioritura delle rose, che segna l’arrivo della bella stagione con colori e profumi distribuiti lungo il giardino.

Nel complesso sono presenti quasi mille piante: 700 lungo il viale d’ingresso, sistemate in due grandi aiuole di circa settanta metri ciascuna; 200 nelle aiuole laterali; 30 rampicanti e circa 50 rose selvatiche. Un patrimonio vegetale che, spiegano dalla proprietà, è il risultato di una cura quotidiana tramandata nel tempo.

Nicolò Valmarana ricorda che le prime rose della villa risalgono al secondo dopoguerra. «Le prime rose alla Rotonda sono della nonna Marina, messe subito dopo la guerra, negli anni Cinquanta. Ne conserviamo ancora alcune: abbiamo ancora un rampicante e due sarmentose», racconta.

Negli anni Ottanta, in occasione dei restauri, cambiò anche il volto del viale d’ingresso. Valmarana si rivolse insieme al padre a Rose Barni, storico vivaio di Pistoia, dove Leonardo Barni suggerì la Rosa Calliope, rifiorente a mazzi e dal classico colore rosa acceso. Da allora il roseto si è ampliato fino a comprendere almeno cinquanta varietà diverse: grandiflora, inglesi, paesaggistiche, rifiorenti a mazzi, oltre ad alcune rose antiche e particolari scelte negli anni per resistenza e capacità di accordarsi con la luce della villa e con il mutare delle stagioni.

Tra le varietà presenti figurano Burgundy Iceberg, dai toni color vino, Claire Austin, Golden Celebration, Boscobel, The Mill on the Floss e Chapeau de Napoléon, antica rosa muscosa ottocentesca. Accanto a queste trovano posto anche varietà più vigorose e contemporanee come Knock Out e rose dal nome evocativo come Princess Alexandra, Blue Monday e Purple Eden.

Per Valmarana la rosa è anche un segno di durata e capacità di ripresa. «Quando attecchisce è particolarmente longeva: abbiamo ancora piante di Calliope del 1986», spiega. E aggiunge: «Mi è capitato spesso di entrare in giardini da restaurare e ridisegnare. Recuperavo vecchie piante di rose malandate che, in vaso e in serra, ritrovavano forza e poi venivano trasferite in aiuola. Questa forza e questa bellezza mi hanno conquistato».

La fioritura cambia ogni anno in base all’esposizione e alla potatura. Le rampicanti della barchessa aprono la stagione già a metà aprile e intorno a San Marco, il 25 aprile, raggiungono generalmente il pieno. Poi arrivano le aiuole laterali e infine il grande viale d’ingresso. Il periodo più ricco resta normalmente quello compreso tra la fine di maggio e l’inizio di giugno, con un prolungamento fino a metà giugno. Quest’anno, riferisce Valmarana, la stagione è in anticipo e la fioritura appare quasi già al massimo.

In questa fase dell’anno la visita mette in relazione due dimensioni del luogo. Da una parte c’è la villa, con la sua idea di ordine, formalità e regola; dall’altra il giardino e il boschetto, legati a spontaneità, evasione e silenzio. «La villa è l’architettura: formalità e regole. Il boschetto è la natura: spontaneità ed evasione», dice Valmarana.

Il riferimento è anche al recente intervento finanziato con il PNRR, che ha restituito leggibilità al rapporto tra la Rotonda e il piano di campagna, valorizzando il boschetto romantico, censendo le alberature e recuperando la percezione bucolica e silenziosa del luogo. Un contesto che si inserisce nel percorso di apertura e fruizione del complesso.

La Rotonda viene descritta come un microcosmo rinascimentale, dove la luce degli equinozi e dei solstizi entra nell’edificio e il paesaggio cambia con il passare delle stagioni. Nei mesi delle rose questa doppia anima emerge con particolare evidenza: alla dimensione monumentale della villa si affianca quella viva e temporanea della fioritura, fatta di petali, profumo e trasformazione del giardino.

Valmarana racconta anche il rapporto personale con queste piante. «Talvolta, raccolgo rose per mia moglie o per le persone a cui voglio bene. Le raccolgo sempre con grande emozione. Non metto mai i guanti e le spine mi ricordano che loro non sono esattamente mie, ma che si lasciano raccogliere a patto di qualche puntura o graffio: per loro gentile concessione».

Nel racconto della villa trova spazio anche il valore simbolico della rosa, considerata fin dall’antichità un fiore legato alla bellezza e alla trasformazione. Per i Greci era associata ad Afrodite; nel Medioevo divenne immagine del segreto e della contemplazione spirituale, da cui l’espressione sub rosa; nella tradizione alchemica rappresenta invece il passaggio dalla materia imperfetta alla conoscenza e dalla ferita alla rinascita.

Accanto alla visita della villa e del giardino, l’esperienza comprende oggi anche le ScudeRie de La Rotonda, il bistrò ospitato negli spazi delle ex scuderie. Nato nel percorso di valorizzazione della villa e cresciuto come luogo di accoglienza per visitatori ed eventi, propone una cucina territoriale moderna attenta alla stagionalità e alla filiera locale.

La scelta, spiega Valmarana, non è stata quella di puntare su una proposta gourmet o stellata né su una ristorazione distante dal luogo, ma su giovani in grado di vivere l’ambiente e mettersi a disposizione del visitatore. «Qui serviva qualcosa di diverso dalle regole della ristorazione tradizionale: qualcuno che vivesse l’ambiente».

Questa impostazione si lega anche al progetto agricolo della Rotonda: miele prodotto dalle arnie, grano tenero e grano duro coltivati nei campi, farina tipo 2, pane, pasta fresca e semola trasformata da piccoli laboratori del territorio. Durante la pandemia, racconta Valmarana, i campi sono rimasti a riposo e da quella fase è nata la possibilità di ripartire con coltivazioni a basso impatto ambientale, con meno trattamenti e meno azotati, nel rispetto del ciclo agronomico e della stagionalità.

Per prenotazioni e informazioni sulla visita a Villa La Rotonda è attivo il numero telefonico +39 0444 321793.

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