ZLS FVG già al limite: i nuovi poli logistici passano dalle sostituzioni delle aree
La Zona logistica semplificata ha 1.455,74 ettari su 1.456 disponibili. Per aggiungere un sito non basta chiedere l’allargamento: serve rimodulare il perimetro e dimostrarne la coerenza economica, infrastrutturale e territoriale.
TRIESTE – La Zona logistica semplificata del Friuli Venezia Giulia non ha più spazio fisico da aggiungere: dei 1.456 ettari massimi assegnati alla Regione, 1.455,74 sono già compresi nel perimetro in vigore. Il dato, confermato il 13 ottobre dall’assessore regionale alle Infrastrutture Cristina Amirante in II Commissione, cambia il modo in cui Comuni e imprese devono leggere le future richieste: non si tratta di allargare la ZLS, ma eventualmente di sostituire o rimodulare porzioni di aree già incluse.
È una distinzione concreta, non soltanto tecnica. La ZLS è lo strumento che collega aree produttive e logistiche regionali al sistema dei porti e degli interporti, con semplificazioni amministrative e, dove ricorrono le condizioni previste, misure di agevolazione agli investimenti. Per un’impresa interessata a insediarsi o ampliare un’attività, il fatto di essere in un Comune della ZLS non equivale però automaticamente né a un incentivo né a una procedura senza verifiche. Contano la particella e l’area effettivamente perimetrata, la natura dell’investimento, la disciplina applicabile e gli atti del Comitato di indirizzo.
Il numero che chiude l’espansione: 1.455,74 ettari
La comunicazione della Regione del 13 ottobre indica una disponibilità residua di appena 0,26 ettari: circa 2.600 metri quadrati. Una quantità che non consente di ipotizzare l’ingresso di un nuovo polo produttivo o logistico di dimensione significativa. L’assessore ha quindi precisato che ogni nuovo inserimento dovrà essere compensato da una rimodulazione delle aree già individuate, sostenuta da valutazioni tecniche ed economiche.
La questione è emersa con riferimento a richieste e ipotesi localizzative nell’area di Gorizia e Savogna, ma il principio vale per l’intera regione. La ZLS del Friuli Venezia Giulia non è una fascia continua attorno a Trieste: è una rete di aree selezionate, non contigue, che hanno un collegamento funzionale o infrastrutturale con il sistema portuale regionale. La pagina regionale dedicata alla piattaforma logistica FVG conferma 26 Comuni coinvolti e la superficie di 1.455,74 ettari.
La novità di oggi, dunque, non è la nascita della ZLS: è stata istituita con DPCM del 3 febbraio 2025, registrato dalla Corte dei conti il 14 marzo 2025. È il chiarimento sul margine disponibile a rendere attuale il tema. Per spostare il perimetro non basterà indicare genericamente un terreno o una zona artigianale: occorrerà motivare perché l’area che entra risponde meglio agli obiettivi del Piano di sviluppo strategico rispetto a quella che esce.
Una ZLS policentrica, non solo portuale
Il disegno regionale mette in relazione i porti di Trieste, Monfalcone e Porto Nogaro con gli interporti di Pordenone, Cervignano, Gorizia-SDAG e Trieste-Fernetti. Il porto di Trieste, per il suo regime giuridico, non è incluso nel perimetro della ZLS ma ne resta uno dei riferimenti operativi principali. È un punto utile anche per evitare un equivoco ricorrente: la ZLS non coincide con il porto, né con tutti i territori dei 26 Comuni. Le localizzazioni sono puntuali e sono rappresentate nella documentazione ufficiale del Dipartimento per le politiche di coesione.
Nel Piano di sviluppo strategico, basato su dati 2019, i Comuni ZLS concentravano 29.668 imprese attive e 125.068 addetti: rispettivamente il 37,6% e il 34,4% dei totali regionali allora rilevati. La fotografia non descrive i risultati prodotti dalla ZLS, che a quella data non era ancora istituita, ma spiega perché la perimetrazione è stata costruita attorno a zone produttive già rilevanti. Nella sola manifattura, il Piano rilevava 2.635 imprese e 34.295 addetti nei Comuni interessati.
I numeri vanno quindi letti come base territoriale, non come promessa di nuova occupazione o di investimenti già acquisiti. L’effetto utile della ZLS dipenderà da progetti, infrastrutture, autorizzazioni e dalle singole misure nazionali o regionali via via disponibili. Nordest24 aveva già ricostruito l’iter che ha portato all’approvazione della Zona logistica semplificata; ora l’attenzione si sposta sulla sua attuazione e sulla qualità delle eventuali modifiche al perimetro.
Che cosa deve dimostrare un’area candidata
La Regione ha fissato una seconda cornice che riguarda anche i territori esterni alla ZLS. La legge regionale 4 del 9 marzo 2026 disciplina la localizzazione degli insediamenti logistici: piattaforme non intermodali, centri di magazzinaggio e movimentazione merci e data center. Sotto i tre ettari di superficie operativa l’insediamento è di rilevanza comunale; da tre ettari in su, compresi gli ampliamenti che raggiungono la soglia, assume rilevanza regionale.
Per i progetti di rilievo regionale la guida operativa pubblicata dallo Sportello unico regionale prevede un’intesa fra Comune e Regione. La documentazione deve comprendere elementi tecnici, studio del traffico, analisi ambientale e business plan; la valutazione passa dal Gruppo tecnico regionale della logistica. Tra i criteri indicati figurano l’accessibilità alle reti locali e TEN-T, il riuso di aree dismesse, la riduzione del consumo di suolo, le ricadute su mobilità, paesaggio e salute pubblica, oltre al raccordo con porti, interporti e retroporti.
Per residenti e amministrazioni locali questo passaggio introduce una garanzia verificabile: un grande magazzino, un hub o un data center non possono essere valutati soltanto per la disponibilità fondiaria. Il traffico indotto, gli accessi stradali e ferroviari, le interferenze con i centri abitati e l’eventuale recupero di spazi già compromessi entrano nella documentazione richiesta. Per le aziende, al contrario, significa che una localizzazione sostenuta da collegamenti adeguati e da un progetto industriale completo parte con elementi più solidi rispetto a una proposta fondata solo sulla destinazione urbanistica.
Il nodo delle aree già incluse e di quelle che potrebbero entrare
La saturazione del tetto di 1.456 ettari rende questi criteri ancora più importanti. Ogni proposta di nuova area dovrà confrontarsi con il valore strategico di una porzione già in ZLS: connessioni esistenti, disponibilità effettiva dei lotti, presenza di imprese, coerenza con i corridoi merci e con le funzioni portuali. Non c’è un automatismo per cui un Comune escluso possa ottenere una quota aggiuntiva, né uno per cui una zona artigianale non utilizzata debba necessariamente subentrare a un’altra.
La Regione ha spiegato che le richieste potranno essere esaminate nell’ambito della governance della ZLS con una relazione motivata e in coerenza con il Piano strategico. È la differenza fra una variazione cartografica e una decisione di pianificazione: la seconda richiede di confrontare benefici attesi, costi infrastrutturali e impatti territoriali. In questo quadro, il precedente articolo Nordest24 sul ruolo del Ponte Rosso-Tagliamento nella proposta ZLS aiuta a capire la logica dei poli industriali collegati alla rete, non limitata alla fascia costiera.
Una parte della risposta passa anche dalle opere già programmate. Nella Nota di aggiornamento al DEFR 2026, la Regione indica per quest’anno il percorso di attuazione della ZLS, comprese semplificazioni amministrative e benefici connessi al credito d’imposta dove spettante. Lo stesso documento richiama il potenziamento ferroviario nell’area industriale di Trieste, interventi nell’area Aussa-Corno e il centro logistico doganale di Maniago. Sono progetti e programmi con iter distinti: non vanno confusi con l’inclusione nella ZLS né considerati automaticamente realizzati. Per il contesto portuale, Nordest24 ha seguito anche il ruolo assegnato a Monfalcone nella rete logistica regionale.
Cosa controllare prima di annunciare un insediamento
Per un Comune, il primo controllo utile è sulla perimetrazione ufficiale e non sul solo elenco dei 26 enti coinvolti. Per un’impresa, servono invece almeno quattro verifiche: che il lotto ricada davvero nell’area ZLS; quale procedimento autorizzativo si applichi al progetto; se l’investimento rispetti i requisiti delle misure fiscali eventualmente aperte; e quali accessi stradali o ferroviari siano concretamente disponibili. La presenza in ZLS può rendere più ordinato il rapporto con gli uffici e accorciare passaggi previsti dalla normativa, ma non sostituisce autorizzazioni ambientali, urbanistiche o di sicurezza quando sono dovute.
Il messaggio che arriva dalla Commissione regionale è netto: la ZLS FVG entra nella fase in cui la risorsa scarsa non è più solo il finanziamento, ma il perimetro stesso. Per il territorio può essere un’occasione per privilegiare aree già infrastrutturate e recuperabili; per imprese e Comuni è un motivo in più per presentare progetti completi, misurabili e compatibili con la mobilità locale. La quantità di ettari non crescerà: la partita si giocherà sulla qualità delle aree che resteranno, o eventualmente saranno sostituite, dentro la rete logistica regionale.