Aggressioni agli infermieri, la psichiatria supera i pronto soccorso: 36,2% dei casi

Uno studio indica i servizi psichiatrici come area più esposta delle aggressioni al personale sanitario.

17 settembre 2026 10:17
Aggressioni agli infermieri, la psichiatria supera i pronto soccorso: 36,2% dei casi -
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ROMA - Le aggressioni agli infermieri non si concentrano più soprattutto nei pronto soccorso: secondo i dati richiamati da Nursing Up, oggi il fronte più esposto è quello della psichiatria. Uno studio pubblicato nel 2025 sulla rivista scientifica Healthcare attribuisce infatti ai servizi psichiatrici il 36,2% degli episodi analizzati, contro il 33,4% registrato nei pronto soccorso. Nella stessa ricerca gli infermieri risultano coinvolti nel 76,6% dei casi e la violenza verbale pesa per il 51,2%.

Per il sindacato si tratta di un cambio di prospettiva rilevante anche per chi lavora nei reparti e nei servizi territoriali: il rischio, osserva il presidente nazionale Antonio De Palma, non può più essere considerato una conseguenza inevitabile dell'assistenza psichiatrica.

I dati su SPDC, violenza verbale e aggressori

Il quadro, secondo Nursing Up, trova conferma anche in altre rilevazioni. Il Rapporto Emilia-Romagna sugli episodi di aggressione nei servizi sanitari indica nel 2025 i Servizi Psichiatrici di Diagnosi e Cura come l'area a rischio più elevato, con 278,2 episodi ogni 100mila giornate di degenza.

Nel totale delle aggressioni registrate dalla Regione, nell'89,1% dei casi compare violenza verbale e nel 28,1% violenza fisica, con tipologie che possono sovrapporsi nello stesso episodio. Nel 68,3% dei casi l'aggressore è il paziente o utente.

Anche il Libro Bianco 2026 della Regione Veneto, riferito ai dati 2025, colloca gli SPDC tra i servizi ospedalieri maggiormente interessati dalle aggressioni e segnala criticità nei servizi psichiatrici territoriali, nelle REMS e nell'area delle dipendenze. Un quadro che si affianca a episodi recenti come quello dell'infermiere aggredito al pronto soccorso di Treviso, a conferma di un problema che attraversa più reparti.

A rendere più complessa la gestione del rischio è anche il profilo di una parte degli aggressori. Lo studio epidemiologico italiano Behind the white coat, pubblicato nel 2025 su PLOS ONE e basato su 219 episodi di aggressione, rileva che il 41,1% degli aggressori presentava una diagnosi psichiatrica preesistente o un deficit neurocognitivo. Il dato, precisa il sindacato, riguarda gli autori degli episodi analizzati e non la popolazione generale delle persone con disturbi psichiatrici.

Il nodo delle segnalazioni che non arrivano

Uno degli aspetti più critici riguarda il sommerso. Nursing Up segnala che solo il 7% delle minacce arriva a una segnalazione formale. È proprio sugli episodi senza lesioni fisiche, come minacce, insulti e intimidazioni, che il rischio di mancata formalizzazione diventa più alto.

Aggressioni agli infermieri, la psichiatria supera i pronto soccorso: 36,2% dei casi

Secondo De Palma, questo accade anche nei contesti in cui l'infermiere continua ad assistere la stessa persona che lo ha aggredito pochi minuti prima, nelle fasi acute, durante crisi o stati di agitazione. In queste situazioni, sostiene il presidente del sindacato, comprendere la malattia non può tradursi nella normalizzazione della violenza, perché ciò che non viene segnalato finisce per sparire dalle statistiche e quindi dai percorsi di prevenzione.

Gli episodi del 2026 richiamati da Nursing Up

Nel richiamare la cronaca più recente, il sindacato cita due casi avvenuti nel 2026. Il 9 luglio 2026 nella Psichiatria di San Benedetto del Tronto due infermieri sono stati aggrediti da due pazienti differenti durante lo stesso turno; uno dei due ha riportato 20 giorni di prognosi.

Nel giugno 2026, invece, nello SPDC di Monterotondo tre infermiere sono state aggredite da una paziente e hanno avuto bisogno di cure sanitarie.

Le richieste del sindacato

Per ridurre il rischio nei reparti psichiatrici, Nursing Up chiede organici adeguati alla complessità dei servizi, valutazione precoce del rischio, formazione continua sulla de-escalation, équipe sufficienti nelle fasi acute, ambienti sicuri, sistemi di allarme efficaci e procedure semplici e immediate per segnalare anche minacce e aggressioni senza lesioni.

Tra i punti evidenziati da Antonio De Palma c'è anche la necessità di tenere insieme tutela degli operatori e presa in carico dei pazienti fragili: secondo il sindacato, proteggere chi assiste non è in contrasto con la qualità della cura, ma è una condizione necessaria per garantirla.

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