Agriturismi, il Veneto sposta l’ospitalità verso le campagne: 1.738 strutture e più arrivi
Il report regionale appena pubblicato fotografa un sistema concentrato tra Verona e Treviso ma presente anche nelle aree montane, costiere e di pianura: servizi diversi, 19.703 posti letto e un ruolo economico che va oltre il pernottamento.
VENETO – L’agriturismo non è più un’offerta laterale rispetto agli alberghi, ai campeggi o alle case vacanza. In Veneto sta diventando una rete di ospitalità distribuita, legata alle aziende agricole e capace di portare pernottamenti, ristorazione e vendita diretta in territori che spesso restano ai margini dei grandi flussi. La fotografia più aggiornata arriva dalla Statistiche Flash di settembre dell’Ufficio di statistica regionale: nel 2025, dato ancora provvisorio elaborato su fonti Istat-Regione Veneto, le aziende agrituristiche attive sono 1.738, l’3,3% in più dell’anno precedente.
Il punto non è soltanto la crescita numerica. Gli arrivi nelle strutture che offrono alloggio sono passati da 339mila nel 2019 a 486mila nel 2025, cioè +43,4%; le presenze hanno raggiunto 1,4 milioni, +28,8% sul periodo pre-pandemico. Nei primi sette mesi del 2026, sempre su dati provvisori regionali, arrivi e presenze agrituristiche mantengono una variazione positiva rispettivamente del 2,4% e dell’1,1% rispetto allo stesso periodo del 2025. Per residenti, imprese e amministrazioni locali questo significa una cosa concreta: una parte della domanda turistica cerca sempre più spesso di dormire e consumare fuori dalle polarità tradizionali, e lo fa attraverso imprese che devono restare prima di tutto agricole.
Una mappa precisa: Verona e Treviso guidano, ma il fenomeno è regionale
La distribuzione non è uniforme. Verona raccoglie 525 agriturismi, il 30,2% del totale veneto; Treviso ne conta 384, pari al 22,1%. Seguono Vicenza con 245 attività (14,1%), Padova con 205 (11,8%), Belluno con 162 (9,3%), Venezia con 159 (9,1%) e Rovigo con 58. In pratica, più di un’azienda su due si trova nelle province di Verona e Treviso, due aree in cui paesaggio vitivinicolo, lago, colline, pianura e collegamenti con le città d’arte hanno costruito nel tempo una domanda riconoscibile.
Questo non autorizza però a ridurre l’agriturismo alla sola cartolina dei vigneti. La geografia del report mette insieme territori molto diversi: il Garda e il Veronese, le colline trevigiane, i Colli Euganei, il Bellunese, il litorale e il Polesine. Nel caso trevigiano, la crescita dell’enoturismo e degli arrivi nell’area di Valdobbiadene era già emersa nel focus Nordest24 sulla Strada del Conegliano Valdobbiadene; il nuovo dato regionale allarga però lo sguardo e mostra che la ricettività agricola non è un fenomeno limitato a una denominazione o a un itinerario.
La capacità complessiva aiuta a cogliere la dimensione del comparto: sono 19.703 i posti letto autorizzati e 60.115 i posti a sedere per la ristorazione. Il primato dei posti letto è veronese, mentre Treviso spicca per i posti a sedere. È una differenza rilevante per l’economia locale. Dove prevale l’alloggio, la struttura intercetta soggiorni e spesa distribuita su più giorni; dove pesa di più la ristorazione, l’effetto può concentrarsi nel pranzo, nella cena o nell’escursione di giornata, con ricadute diverse su produttori, borghi e attività vicine.
Non un servizio unico: alloggio, cucina, prodotti e attività
Il termine “agriturismo” rischia di appiattire offerte molto differenti. In Veneto il 69,4% delle aziende propone alloggio, il 54,9% ristorazione e il 9,4% degustazioni. Il 25,9% vende direttamente prodotti aziendali; il 15,7% svolge corsi o attività di fattoria didattica, il 5,1% attività naturalistiche e il 4,3% attività sportive, fra equitazione e mountain bike. Una stessa impresa può avere più autorizzazioni: per questo le percentuali non vanno sommate come se descrivessero categorie separate.
Anche le differenze provinciali chiariscono quale modello si sta affermando. A Verona, Venezia e Rovigo oltre l’80% degli agriturismi offre alloggio. Nelle province di Belluno, Padova e Treviso, alloggio e ristorazione hanno quote vicine al 60%; nel Vicentino la ristorazione è più diffusa dell’ospitalità notturna. La degustazione resta marginale e va dallo 0,6% in provincia di Belluno al 15,1% nel Vicentino. Non è un dettaglio statistico: per chi vive accanto a queste aziende cambia il tipo di presenza sul territorio, dai movimenti del fine settimana alla domanda di prodotti locali fino al calendario delle attività per scuole e famiglie.
La distinzione serve anche a evitare equivoci commerciali. Un agriturismo è un’attività esercitata da un imprenditore agricolo e connessa all’azienda; non è un sinonimo di qualsiasi alloggio in campagna. Il recente approfondimento di Nordest24 su come riconoscere un agriturismo regolare prima di prenotare spiega perché il codice identificativo e la tipologia dichiarata vadano letti con attenzione. Il report regionale aggiunge il contesto: dietro la parola c’è un’offerta ampia, ma non standardizzata né intercambiabile.
Il cambiamento nei flussi: più permanenze lontano dai nodi consueti
La crescita degli arrivi non equivale automaticamente a un turismo “senza impatto”. Indica però che l’ospitalità rurale può distribuire una parte della spesa e delle presenze. Secondo l’Ufficio di statistica, nelle località di mare le presenze in agriturismo sono raddoppiate negli ultimi anni e la permanenza media è di cinque notti; sul Garda è di quattro notti per gli stranieri e di due per gli italiani. In montagna continua a pesare il turismo di prossimità, mentre le città d’arte – categoria che nel monitoraggio include anche aree collinari e di pianura non collocate negli altri comprensori – registrano il maggior numero di clienti pernottanti in agriturismo.
È una lettura che si inserisce in un sistema turistico veneto già molto dinamico. Gli scali di Venezia, Treviso e Verona hanno movimentato 6,3 milioni di passeggeri nell’estate 2026, +8% sullo stesso trimestre dell’anno precedente, come raccontato nell’analisi sui numeri del polo aeroportuale del Nord Est. Non c’è un rapporto automatico fra ogni arrivo in aereo e una camera in agriturismo; è però ragionevole leggere le due dinamiche insieme: una maggiore accessibilità internazionale amplia il bacino potenziale, mentre la rete rurale offre alternative concrete a chi cerca un soggiorno fuori dalle sole città e dalle località balneari.
Per le aree interne, soprattutto montane, l’interesse non è soltanto turistico. Nel Bellunese il turismo sostiene lavoro e servizi ma incontra un bacino di residenti in età lavorativa più ristretto, come mostra il nostro approfondimento su occupazione e demografia nelle Terre Alte. Le 162 aziende agrituristiche della provincia non risolvono da sole il problema del personale o dei servizi, ma sono parte di una presenza economica diffusa che può tenere insieme produzione, ospitalità e manutenzione del paesaggio.
Il valore economico è agricolo prima che ricettivo
La Regione stima in 419 milioni di euro il valore complessivo delle attività secondarie delle imprese agricole venete, pari al 4,9% della produzione agricola regionale. In questa voce entrano, oltre all’agriturismo, trasformazione dei prodotti, energie rinnovabili, artigianato, acquacoltura, lavori per parchi e giardini e vendite dirette. Il dato non misura il fatturato dei soli agriturismi veneti, che non è disponibile con lo stesso dettaglio nel report; evita quindi una scorciatoia frequente, quella di attribuire al comparto un valore che riguarda un insieme più ampio di attività.
Il confronto nazionale dà comunque la misura del peso dell’offerta. Istat rileva che nel 2024 il Veneto rappresentava il 5,3% degli agriturismi italiani con alloggio e il 7,1% di quelli con ristorazione; nel Nord-est le strutture con alloggio sono cresciute dell’1,5% sul 2023. L’ultimo quadro nazionale Istat sulle aziende agrituristiche colloca dunque il Veneto fra le regioni con una presenza già significativa, non in un mercato appena nato.
Che cosa cambia per i territori
La novità che emerge dai numeri non è un singolo boom, ma la consolidazione di una funzione: l’azienda agricola aggiunge ospitalità, cucina, vendita e attività senza smettere di essere azienda agricola. Per i comuni può significare più domanda di strade locali, segnaletica, trasporto pubblico, connessioni digitali e servizi stagionali. Per le imprese vicine, la possibilità di lavorare con visitatori che non restano soltanto nel luogo di pernottamento. Per i residenti, un’offerta che può rendere accessibili prodotti e attività del territorio, ma che richiede anche regole chiare su accessi, rifiuti, rumore e compatibilità paesaggistica.
Il limite da non oltrepassare è trasformare ogni campagna in una destinazione indistinta. I dati regionali mostrano proprio il contrario: il Veneto funziona perché propone modelli diversi, dall’alloggio del Garda alla ristorazione vicentina, dalle fattorie didattiche alla montagna di prossimità. La sfida, dopo i 486mila arrivi del 2025, non è riempire indiscriminatamente ogni struttura. È fare in modo che la crescita resti collegata alla produzione, al lavoro agricolo e ai servizi che i territori sono davvero in grado di sostenere.