Strage di api, alveare decimato in poche ore: scoppia il caso avvelenamento

A Osigo di Fregona migliaia di api trovate morte davanti all’alveare. APAT denuncia trattamenti agricoli impropri.

24 maggio 2026 12:27
Strage di api, alveare decimato in poche ore: scoppia il caso avvelenamento -
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FREGONA – Una vera strage di api è stata scoperta a Osigo di Fregona, in provincia di Treviso, dove decine di migliaia di insetti impollinatori sono stati trovati senza vita davanti a un alveare. Un episodio drammatico, avvenuto il 24 maggio 2026, che riporta al centro dell’attenzione il tema dell’uso corretto dei trattamenti agricoli e della tutela degli insetti indispensabili per l’equilibrio dell’ambiente e per la produzione agricola.

Davanti all’arnia si presentava una scena impressionante: una distesa di api morte, cadute a terra nel giro di poche ore, mentre solo pochi esemplari sopravvissuti si muovevano con difficoltà sui favi. Un’intera famiglia di api è stata praticamente annientata, lasciando nello sconforto la giovane apicoltrice proprietaria dell’apiario.

La scoperta nell’apiario di Osigo

La giovane apicoltrice si era recata nel proprio apiario per eseguire un normale intervento legato alla produzione del miele. Le condizioni della stagione erano favorevoli: il bel tempo e le fioriture abbondanti della zona avevano favorito l’attività delle api, già impegnate nel pieno della raccolta.

L’obiettivo era aggiungere il secondo melario, cioè la cassa utilizzata dalle api per immagazzinare il miele. In quel periodo, infatti, le fioriture di acacia, nota anche come robinia, insieme a sanguinella e biancospino, stavano offrendo una fonte importante di nettare.

Quello che avrebbe dovuto essere un passaggio ordinario nella gestione dell’alveare si è trasformato invece in una scoperta devastante. Al suo arrivo, l’apicoltrice ha trovato migliaia di api già morte davanti all’arnia, mentre le poche rimaste vive apparivano disorientate e incapaci di riprendere la normale attività.

I sospetti sui trattamenti agricoli

Secondo le prime valutazioni, quanto accaduto sarebbe compatibile con un possibile avvelenamento da sostanze tossiche. L’ipotesi è che le api siano entrate in contatto con prodotti contenenti principi attivi dannosi per gli insetti impollinatori.

Tra le possibilità prese in considerazione dagli esperti interpellati c’è l’impiego di sostanze riconducibili ai neonicotinoidi, utilizzate in alcuni contesti contro la flavescenza dorata della vite. Si tratta di prodotti che, se usati in modo scorretto o in periodi non adeguati, possono rappresentare un grave pericolo per le api e per altri insetti utili.

In base alle valutazioni raccolte, un trattamento di questo tipo, eseguito in questa fase della stagione, non avrebbe avuto una reale utilità dal punto di vista agronomico. Anche l’agronomo consultato dalla giovane apicoltrice avrebbe confermato la compatibilità dell’episodio con un utilizzo improprio di sostanze altamente nocive per gli impollinatori.

La proprietaria dell’apiario ha inoltre provveduto a segnalare l’accaduto alla Polizia Locale, affinché vengano effettuati gli approfondimenti necessari.

La denuncia di APAT Apicoltori in Veneto

Molto dura la presa di posizione di Stefano Dal Colle, presidente di APAT Apicoltori in Veneto, che ha commentato l’episodio parlando di un danno gravissimo provocato da comportamenti irresponsabili.

Secondo Dal Colle, la morte di decine di migliaia di api sarebbe il risultato di ignoranza e superficialità nell’uso dei trattamenti agricoli. Il presidente di APAT ha sottolineato come le norme esistano, ma vengano ancora troppo spesso ignorate da chi interviene sui campi senza rispettare tempi, modalità e precauzioni fondamentali.

Tra gli aspetti più gravi evidenziati c’è anche il mancato sfalcio obbligatorio prima dell’esecuzione di trattamenti insetticidi o fungicidi. Questa pratica serve a eliminare le fioriture presenti sotto o vicino alle colture trattate, fioriture che attirano le api e le espongono direttamente al rischio di avvelenamento.

Perché lo sfalcio prima dei trattamenti è fondamentale

La presenza di fiori spontanei sotto le colture rappresenta un richiamo naturale per le api. Quando su quelle aree vengono eseguiti trattamenti con prodotti pericolosi, gli insetti possono entrare in contatto con sostanze tossiche mentre bottinano, cioè mentre raccolgono nettare e polline.

Per questo motivo lo sfalcio preventivo non è un dettaglio secondario, ma una misura essenziale per ridurre il rischio di morie. Eliminare le fioriture prima degli interventi significa limitare l’attrazione degli impollinatori nelle zone esposte ai fitofarmaci.

Nel caso di Osigo, il sospetto è che proprio il mancato rispetto di queste precauzioni abbia contribuito alla morte massiccia delle api. Un danno che non riguarda soltanto l’apicoltrice colpita, ma l’intero ecosistema agricolo del territorio.

Un danno per ambiente, apicoltura e agricoltura

La scomparsa improvvisa di una famiglia di api non è soltanto una perdita economica per chi gestisce l’alveare. Le api svolgono un ruolo fondamentale per l’impollinazione, contribuendo alla riproduzione di moltissime piante spontanee e coltivate.

La loro presenza sostiene la biodiversità, favorisce la produttività agricola e mantiene in equilibrio interi habitat. Ogni episodio di moria rappresenta quindi un segnale d’allarme che coinvolge apicoltori, agricoltori, istituzioni e cittadini.

Il caso di Fregona evidenzia ancora una volta quanto sia delicato il rapporto tra attività agricola e tutela degli impollinatori. L’uso dei fitofarmaci richiede competenza, rispetto delle regole e attenzione ai periodi di fioritura, soprattutto in aree dove convivono vigneti, coltivazioni e apiari.

OSIGO DI FREGONA (TV): Decine di migliaia di api sterminate in poche ore
OSIGO DI FREGONA (TV): Decine di migliaia di api sterminate in poche ore

Il confronto pubblico a Maserada

La vicenda di Osigo riaccende il dibattito sulla coesistenza tra viticoltura e apicoltura, proprio alla vigilia della conferenza pubblica dal titolo “Viticoltura e Apicoltura: conflitto o coesistenza?”, in programma lunedì 25 maggio 2026 alle 20.30 a Maserada, nella Sala Facchin del Palazzo delle Attività Ricreative.

L’incontro metterà al centro il rispetto delle norme, l’uso corretto dei fitofarmaci e la necessità di proteggere gli impollinatori. Ospite principale sarà il professor Carlo Duso, docente dell’Università di Padova.

Alla serata parteciperanno anche rappresentanti di Coldiretti, CIA, Confagricoltura, APAT Apicoltori in Veneto e della Polizia locale di Maserada sul Piave. Il confronto sarà moderato dalla giornalista Gloria Girardini.

L’obiettivo è aprire una discussione concreta su come agricoltura e apicoltura possano convivere senza danni reciproci, attraverso comportamenti corretti, controlli adeguati e maggiore consapevolezza da parte di tutti gli operatori coinvolti.

Un caso che chiede risposte

La morte di decine di migliaia di api a Osigo di Fregona non può essere considerata un episodio isolato o marginale. La scena trovata davanti all’alveare racconta la fragilità di un sistema in cui una singola pratica sbagliata può provocare conseguenze pesantissime.

Per APAT Apicoltori in Veneto, quanto accaduto dimostra la necessità di rafforzare l’attenzione sull’applicazione delle regole e sulla formazione di chi utilizza prodotti potenzialmente pericolosi. Le api sono una risorsa essenziale per l’ambiente, per la biodiversità e per la stessa agricoltura: proteggerle significa difendere un patrimonio comune.

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