Commissione paritetica Fvg, Moretuzzo: «Poco o nulla sui nuovi spazi di autonomia»
Il capogruppo del Patto per l’Autonomia-Civica FVG critica ritardi e risultati della Commissione paritetica.
UDINE - Il dato che Massimo Moretuzzo mette al centro dopo l’audizione in V Commissione è netto: in oltre due anni, sul fronte dei nuovi spazi di autonomia del Friuli Venezia Giulia, il lavoro della Commissione paritetica si sarebbe tradotto in 5 norme di attuazione, di cui 3 relative al trasferimento di beni immobili. Da qui l’affondo politico del capogruppo del Patto per l’Autonomia-Civica FVG, che parla di «deriva centralista» della maggioranza regionale e in particolare della Lega.
La presa di posizione arriva al termine della seduta di oggi, 22 giugno 2026, durante la quale la V Commissione consiliare ha audito i componenti di nomina regionale e la presidente della Commissione paritetica Stato-Regione. Secondo Moretuzzo, il confronto è arrivato in ritardo rispetto a quanto previsto dal regolamento del Consiglio regionale, che indicherebbe verifiche almeno semestrali.
I numeri citati dopo la seduta
Nella nota diffusa a margine dell’audizione, Moretuzzo sostiene che la V Commissione abbia potuto ascoltare la Commissione paritetica solo a più di due anni dall’approvazione, in Consiglio regionale, della risoluzione che ne definiva il mandato. Un passaggio che, per l’esponente autonomista, confermerebbe una fase di sostanziale stallo.
Il punto più concreto della sua critica riguarda proprio i risultati: cinque norme di attuazione complessive e, tra queste, tre legate al trasferimento di beni immobili. Per Moretuzzo, si tratta di un bilancio che non segnala avanzamenti significativi nella conquista di nuove competenze o nel rafforzamento dell’autonomia speciale della Regione.
L’accusa politica viene formulata in modo diretto: l’audizione, afferma, avrebbe «certificato» che sul tema la maggioranza regionale non ha impresso una direzione espansiva, ma si è mossa dentro una logica che lui definisce centralista.
Il confronto con Trentino-Alto Adige e Südtirol
Nel suo intervento, Moretuzzo richiama anche quanto avvenuto nelle ultime settimane in Trentino-Alto Adige/Südtirol, dove è arrivata l’approvazione definitiva del nuovo Statuto di autonomia. Secondo il consigliere, quelle modifiche sono rilevanti sia sul piano delle competenze sia su quello della tutela della specialità rispetto a un processo di centralizzazione che, a suo giudizio, da tempo attraversa i diversi livelli istituzionali statali.
Il confronto serve a evidenziare la distanza, politica e istituzionale, tra il percorso compiuto da Trento e Bolzano e quello del Friuli Venezia Giulia. Nella lettura di Moretuzzo, mentre altre autonomie speciali hanno ottenuto passi avanti concreti, la Regione è rimasta ferma.
Il richiamo all’impegno del 2023
Tra i passaggi richiamati dal capogruppo del Patto per l’Autonomia-Civica FVG c’è anche l’impegno assunto nel 2023 dal presidente della Regione Massimiliano Fedriga, insieme a tutte le Regioni e Province autonome. In quell’occasione era stata sottoscritta una bozza di disegno di legge, poi consegnata alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, per avviare un percorso di modifica statutaria.
A quasi tre anni da quell’atto, sostiene Moretuzzo, il Friuli Venezia Giulia «è rimasto al palo». La critica non riguarda quindi solo l’attività tecnica della Commissione paritetica, ma la linea complessiva della Giunta regionale sul dossier dell’autonomia.
Sul tema delle istituzioni regionali, nei prossimi giorni è in agenda anche l’incontro sulle autonomie locali in Friuli Venezia Giulia, altro appuntamento che si inserisce nel dibattito sul rapporto tra poteri territoriali e livelli di governo.
La valutazione politica di Moretuzzo
Nelle conclusioni della sua nota, Moretuzzo sostiene che, con un anno alla fine della legislatura parlamentare, non ci sarebbero più i tempi per novità sostanziali sul fronte della riforma statutaria. Da qui la previsione che i risultati ottenuti da Trento e Bolzano possano restare, anche questa volta, fuori dalla portata del Friuli Venezia Giulia.
La sua è una valutazione politica netta, che usa l’audizione della Commissione paritetica come elemento di riscontro: per l’opposizione autonomista, il dossier non ha prodotto finora un ampliamento reale degli spazi di autogoverno della Regione. E il bilancio, alla data del 22 giugno 2026, viene riassunto in un numero preciso: cinque norme, tre delle quali sui beni immobili.