Il futuro del Bentegodi passa dalla rigenerazione del quartiere Stadio

Il Comune ha scelto l’attuale sedime e attende i passaggi di progetto e finanza: mobilità, Spianà e campo provvisorio sono già nodi concreti per Verona.

30 settembre 2026 15:13
Il futuro del Bentegodi passa dalla rigenerazione del quartiere Stadio -
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VERONA — Il punto fermo sul futuro del Bentegodi non è una nuova localizzazione: è la scelta di rigenerare l’impianto nell’area in cui sorge oggi, legando lo stadio alla trasformazione del quartiere. È questo il perimetro fissato dal Comune di Verona nell’estate 2026, dopo avere accolto la manifestazione preliminare di interesse dell’Hellas Verona e respinto l’ipotesi di uno stadio alla Marangona.

La notizia del progetto presentato dalla società riporta l’attenzione sul costo indicato in circa 300 milioni di euro. Ma per residenti, commercianti, tifosi e associazioni la domanda utile è più ampia: che cosa è già definito, che cosa deve ancora essere valutato e quali effetti avrà un intervento che non riguarda soltanto le tribune. Gli atti comunali consentono di distinguere con precisione i passaggi: la sede e gli obiettivi pubblici sono chiari; progetto tecnico, piano economico-finanziario, calendario dei lavori e soluzione definitiva per le partite durante il cantiere restano invece passaggi da formalizzare e verificare.

La scelta del Comune: il Bentegodi resta dove si trova

Il 31 luglio la Giunta ha accolto la manifestazione preliminare di interesse depositata dall’Hellas Verona il 3 luglio per la riqualificazione dello stadio Marcantonio Bentegodi nell’attuale sito. Nel provvedimento reso noto dal Comune, l’iter indicato dalla società prevedeva la consegna entro settembre di uno studio di fattibilità e di un progetto preliminare. L’Amministrazione ha collegato il percorso alla candidatura di Verona a sede di Euro 2032 e alla possibile proposta di finanza di progetto.

Nello stesso giorno è stata chiusa la strada alternativa della Marangona. L’istruttoria comunale ha giudicato quella proposta non conforme dal punto di vista urbanistico e non sostenibile economicamente; il Comune ha inoltre ricordato che realizzare l’impianto fuori dal sedime del Bentegodi non è coerente con gli obiettivi dei propri documenti programmatori. Nella nota sulla proposta respinta sono elencati anche costi non conteggiati, fra cui interramento degli elettrodotti, urbanizzazioni, bonifiche dopo la demolizione dell’attuale stadio ed espropri.

Questo passaggio non è un dettaglio tecnico. Significa che il dibattito non parte più dalla scelta del luogo, ma da come rendere il Bentegodi un impianto utilizzabile e integrato con la parte ovest della città. Per il quartiere Stadio, San Massimo, Borgo Milano e l’area della Spianà il tema non è quindi soltanto il giorno della partita: riguarda percorsi pedonali, sosta, trasporto pubblico, verde e uso degli spazi anche fuori dal calendario calcistico.

Il costo annunciato e il dato che ancora manca

La cifra di circa 300 milioni circolata con la presentazione del progetto descrive una dimensione dell’operazione, non un finanziamento già approvato. Negli atti pubblici disponibili non risulta un piano economico-finanziario definitivo né una ripartizione delle risorse tra privato, eventuali fondi pubblici e gestione futura. Perciò sarebbe scorretto trattare l’importo come un costo già coperto o come un impegno di spesa del Comune.

Il Documento unico di programmazione 2026-2028 è netto sul metodo: la riqualificazione e la successiva gestione possono procedere con un partenariato pubblico-privato, nella forma del project financing. In questo schema il concessionario dovrebbe assumere il rischio di progettazione, costruzione e disponibilità della struttura, mentre il Comune valuta successivamente una proposta completa. La fase gestionale è centrale proprio perché lo stadio non è pensato per funzionare solo nelle giornate di campionato.

Per chi segue la vicenda, i documenti che faranno davvero la differenza sono quindi lo studio di fattibilità, il progetto di fattibilità tecnico-economica, il piano economico-finanziario asseverato e la deliberazione con cui l’ente valuterà l’interesse pubblico della proposta. Sono atti diversi e non coincidono con un rendering o con l’annuncio di un budget. La verifica dovrà chiarire anche chi sostiene i costi delle opere complementari e con quali condizioni sarà gestito l’impianto.

Non solo gradinate: mobilità, parcheggi e Spianà entrano nel progetto

Il DUP del Comune chiede esplicitamente che il progetto sia accompagnato da uno studio generale per migliorare mobilità, viabilità e vivibilità del quartiere. Non è una formula generica: il testo cita modelli per l’afflusso e il deflusso degli spettatori, revisione e potenziamento delle connessioni ciclopedonali, parcheggi e nodi del trasporto pubblico.

La conseguenza pratica è che la valutazione non potrà limitarsi alla capienza dell’impianto o alla qualità dei servizi interni. Dovrà misurarsi con ciò che succede sulle strade prima e dopo le gare, con gli accessi per chi si muove a piedi o in bicicletta e con la sosta per i residenti e per chi raggiunge lo stadio da fuori città. È un elemento rilevante anche per le attività commerciali: un impianto più attivo può aumentare le occasioni di passaggio, ma le ricadute dipendono da accessibilità e organizzazione dell’area, non dall’esistenza dello stadio in sé.

La Spianà è l’altro tassello già scritto nella programmazione. L’Amministrazione indica la possibilità di ripensarla come parco urbano per il quartiere e per la città, con percorsi pubblici, maggiore permeabilità e interventi di valorizzazione della biodiversità. Il DUP parla anche di ricucire la cesura urbanistica richiamata come T4-T9. Sono indirizzi, non lavori già finanziati o un progetto esecutivo: ma rendono chiaro che il nuovo Bentegodi sarà valutato come operazione urbana, non come edificio isolato.

Dove giocherebbe l’Hellas durante i lavori

Un altro punto molto concreto è la continuità sportiva. Il Comune stabilisce che, se la riqualificazione imponesse lo stop dell’attività al Bentegodi, debba esserci una struttura alternativa capace di ospitare le partite di campionato dell’Hellas. Nel documento programmatorio la localizzazione indicata per un impianto temporaneo è la zona sportiva degli Impianti Guidotti, in via Fra Giocondo, con una capienza richiesta tra 15 mila e 20 mila posti.

Non equivale all’apertura di un cantiere né all’avvio di un nuovo stadio provvisorio. È una condizione che il progetto dovrà risolvere prima della fase realizzativa. La sua importanza è evidente: incide su trasferte, abbonamenti, accessibilità, servizi e impatto sul quartiere che dovesse ospitare l’impianto. Anche la possibilità di intervenire per lotti, mantenendo in uso almeno una parte dello stadio, dovrà essere dimostrata da progetto e cronoprogramma, non data per scontata.

Il Bentegodi continua nel frattempo a essere il luogo delle gare interne. La recente rimonta dell’Hellas nel derby con il LR Vicenza ricorda quanto l’impianto resti centrale nella vita sportiva cittadina; il precedente approfondimento di Nordest24 sul maxischermo organizzato a Vicenza per la stessa gara mostra inoltre come le partite al Bentegodi abbiano effetti che superano i confini della città. Proprio per questo la fase transitoria non è un aspetto secondario.

Che cosa si può già chiedere e che cosa non è ancora deciso

Ci sono domande legittime a cui i documenti oggi disponibili consentono già una risposta. Lo stadio resterà nell’attuale sedime; la Marangona non è la soluzione scelta dal Comune. Il progetto dovrà includere l’integrazione con mobilità, sosta, collegamenti ciclopedonali e trasporto pubblico. Se servirà chiudere il Bentegodi, occorrerà assicurare un impianto alternativo. Il quadro amministrativo orienta l’operazione verso il partenariato pubblico-privato e punta a una struttura multifunzionale.

Restano invece aperte le questioni decisive per trasformare l’indirizzo in cantiere: configurazione dell’impianto, capienza, fasi di demolizione o riqualificazione, costi finali, coperture finanziarie, durata della concessione, tempi dei lavori, mitigazioni per il traffico e uso effettivo degli spazi pubblici. Sono le voci sulle quali dovranno confrontarsi Comune, proponente e cittadinanza quando gli elaborati saranno messi a disposizione nelle procedure previste.

È utile anche distinguere il progetto da Euro 2032. La candidatura è un acceleratore e una cornice temporale, ma non sostituisce le verifiche urbanistiche, economiche e tecniche. Un impianto adeguato a grandi eventi dovrà essere sostenibile negli anni ordinari, quando non ospita una competizione internazionale. Per Verona la partita più concreta comincia qui: non nel nome dell’architetto o in una cifra annunciata, ma nella capacità di far coincidere stadio, quartiere e gestione quotidiana.

Il prossimo passaggio da seguire

Il controllo utile per cittadini e imprese è la pubblicazione degli atti formali sul sito del Comune: studio di fattibilità, proposta di partenariato, eventuale dichiarazione di pubblico interesse e le successive conferenze o consultazioni. È lì che si potranno verificare numeri, disegni, condizioni economiche e impegni su viabilità e spazi pubblici. Fino ad allora, il dato più solido è l’indirizzo scelto: il Bentegodi non si sposta e la sua trasformazione viene trattata come una rigenerazione dell’intero quartiere Stadio.

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