Blackout estivi, manifattura a rischio: 7,5 interruzioni al Sud e 3,5 al Nord
La societa nata a Verona indica tre leve per le imprese energivore: monitoraggio continuo, fotovoltaico e cogenerazione.
VERONA - Le ondate di calore e il sovraccarico della rete elettrica stanno aumentando il rischio di blackout e soprattutto di micro-interruzioni, un problema che per molte aziende manifatturiere puo tradursi in linee ferme, sistemi informatici in tilt e danni ai macchinari. A lanciare l’allarme e White Energy Group, societa nata a Verona e attiva anche a Cagliari, che indica nell’autoproduzione energetica e nel monitoraggio continuo una delle strade per ridurre l’esposizione delle fabbriche alle oscillazioni della rete.
Secondo i dati richiamati dall’azienda da una recente inchiesta del Sole 24 Ore, basata su rilevazioni ARERA e Confcommercio, il peggioramento della continuita del servizio elettrico e visibile in tutto il Paese: la frequenza media delle interruzioni arriva a 7,5 eventi per utenza nel Sud e a 3,5 nel Nord.
Per i comparti piu energivori - tra cui chimico, plastico, ceramico, alimentare e cartario - il danno economico non coincide soltanto con il blackout totale. Il nodo, spiega l’azienda, e la qualita della rete: anche interruzioni di pochi millisecondi possono fermare una linea produttiva, usurare la componentistica e costringere gli stabilimenti a ore di stop, con costi superiori agli indennizzi automatici previsti dalla normativa.
Le soluzioni indicate per gli stabilimenti
Nel quadro attuale, White Energy Group propone un modello basato su tre assi. Il primo e l’energy management con monitoraggio continuo: tramite piattaforme digitali e contatori dedicati, i parametri elettrici vengono analizzati in modo costante per individuare anomalie di tensione e sprechi prima che si trasformino in guasti.
Il secondo riguarda gli impianti di autoproduzione, in particolare fotovoltaico industriale, cogenerazione e biomassa. L’obiettivo e permettere alle imprese di produrre in proprio energia elettrica e termica, riducendo la dipendenza dalla rete pubblica nei momenti di maggiore stress.
Il terzo asse e il modello contrattuale Epc, cioe Energy Performance Contract, con cui l’investimento iniziale puo essere sostenuto dalla ESCo e ripagato attraverso i risparmi generati dall’intervento di efficientamento. In questo schema, sottolinea l’azienda, il rischio di investimento per l’impresa viene ridotto o azzerato.
Il punto critico per la manifattura
Domenico Burrai, Head of Engineering Projects di White Energy Group, osserva che oggi per le imprese manifatturiere una delle sfide principali non riguarda piu soltanto il costo dell’energia o la sua disponibilita, ma la capacita di mantenere una power quality adeguata durante i picchi di calore e gli eventi atmosferici estremi collegati.
Burrai evidenzia che i macchinari industriali moderni sono particolarmente sensibili e che una micro-interruzione minima puo bastare a fermare un’intera linea. Per questo la societa punta sulla decentralizzazione energetica, cioe sull’unione tra produzione in loco e monitoraggio predittivo, con l’obiettivo di isolare il piu possibile la produzione dalle oscillazioni della rete pubblica.
I numeri del 2025
White Energy Group collega questo approccio anche ai risultati registrati nel 2025. La societa riferisce di aver seguito un portafoglio articolato di imprese industriali, con oltre il 30% rappresentato da realta energivore, consentendo ai clienti di generare 230.125 MWh di energia da fonti rinnovabili.
Sul fronte ambientale, il dato indicato e di circa 58 mila tonnellate di CO2 evitate nell’ultimo anno grazie agli interventi realizzati.
Fondata a Verona nel 2015, White Energy Group opera come ESCo nell’efficientamento energetico, nella decarbonizzazione industriale e nell’integrazione delle fonti rinnovabili. Il gruppo conta oggi 20 professionisti specializzati, lavora dalle sedi di Verona e Cagliari e nel 2025 ha avviato la sua prima Comunita Energetica Rinnovabile ad Arena Po, in provincia di Pavia.