Dalla polvere al gioiello perfetto: il progetto made in Veneto che cambia la produzione

Legor sviluppa IOJET: sistema robotico che migliora l’estrazione dei gioielli stampati in 3D riducendo errori e scarti.

24 marzo 2026 09:45
Dalla polvere al gioiello perfetto: il progetto made in Veneto che cambia la produzione -
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VICENZA - Automatizzare l’estrazione di precisione e azzerare quasi completamente i rischi di danneggiamento dei gioielli realizzati con la stampa 3D: è questo l’obiettivo raggiunto da Legor, gruppo multinazionale con sede a Bressanvido (VI) specializzato nella trasformazione dei metalli in leghe, soluzioni galvaniche e polveri di eccellenza per il settore della moda e dell’alta gioielleria, attraverso il progetto di ricerca e sviluppo IOJET. L’iniziativa, co-finanziata da SMACT Competence Center nell’ambito del Bando IRISS, ha trasformato la fase di depowdering (o depolverizzazione) della stampa 3D metallica attraverso l’integrazione di un sistema robotico intelligente.

L’azienda ha deciso di adottare, per il settore della gioielleria, la Binder Jetting Technology, una tecnica di stampa 3D nell’ambito dell’Additive Manufacturing, ovvero la manifattura additiva, utilizzata solitamente nel settore meccanico o biomedicale, che crea oggetti spruzzando un agente legante liquido su strati sottili di polvere (metallo, sabbia o ceramica), unendoli insieme. Questa tecnologia realizza componenti complessi in diversi metalli quali Acciaio, Argento 925, Bronzo e Platino 950 direttamente da file CAD.

Uno degli aspetti più delicati da gestire della tecnologia Binder Jet è quello dell’estrazione dei pezzi dal letto di polvere metallica in cui sono stati stampati. L’estrazione, attualmente, è un processo manuale eseguito dall'operatore, caratterizzato da un'elevata ripetitività e dal rischio di perdita di materiale poco visibile a occhio nudo, o di danneggiamento dei pezzi. Ad oggi non sono disponibili sul mercato sistemi automatizzati per l’estrazione di pezzi di piccole dimensioni, che sono anche quelli più comuni nel settore della gioielleria. In questo scenario si inserisce il progetto IOJET, che per rispondere alle attuali sfide di mercato ha sviluppato un sistema robotico di puntamento in grado di facilitare l’estrazione dei pezzi e renderli più facili da gestire. Il dispositivo consente all’operatore di avere una visione chiara di quanto si sta per andare ad estrarre, con impatti positivi sull’efficientamento del processo in termini di riduzione delle rotture, molto comuni durante l’estrazione. Si è notato che, con l’ausilio di IOJET, per un operatore alle prime armi la mortalità dei pezzi in estrazione passa dal 15% al 4%, mentre per un operatore esperto la percentuale passa da 5% a 1%, e in diversi casi è prossima allo zero. Questo garantisce una semplificazione generale del lavoro, una riduzione dello stress garantendo un minore impatto sulla salute dell’operatore. Un altro vantaggio della tecnologia Binder Jet a livello produttivo è la capacità di stampare migliaia di minuterie al giorno, che a differenza di altre tecnologie, rende l’intero processo più veloce.

A raccontare il progetto Andrea Friso, R&D Manager per Master Alloy di Legor: «Il progetto IOJET rappresenta per noi un passo molto importante perché interviene su una delle fasi più delicate della stampa 3D con tecnologia Binder Jet applicata alla gioielleria: l’estrazione dei pezzi dalla polvere metallica. Automatizzare questo processo significa non solo ridurre drasticamente il rischio di danneggiamento dei pezzi stampati, ma anche migliorare la qualità del lavoro dell’operatore, ottimizzare la gestione delle polveri e aumentare l’efficienza produttiva. Questo progetto riflette pienamente la nostra vocazione alla Ricerca e Sviluppo: vogliamo essere sempre più un partner tecnologico per i nostri clienti e contribuire a portare innovazione in un settore che, pur affondando le sue radici nella tradizione, ha un enorme potenziale di evoluzione».

Il dispositivo innovativo è stato installato, con una successiva fase di test su produzioni reali, presso lo stabilimento di Bressanvido (VI). Per la realizzazione del progetto l’azienda ha collaborato con il centro di ricerca Joanneum Research di Klagenfurt (Austria), che nel corso dei mesi si è occupato della parte di creazione e miglioramento del dispositivo di puntamento degli oggetti 3D dalla polvere.

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