Case di comunità, al 30 giugno attivi 781 presidi ma infermieri e medici restano sotto standard

Dopo la scadenza del 30 giugno 2026 il sindacato Nursing Up richiama i dati Agenas: il problema non sono solo gli edifici, ma gli organici.

02 luglio 2026 12:07
Case di comunità, al 30 giugno attivi 781 presidi ma infermieri e medici restano sotto standard -
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ROMA - Scaduto il termine del 30 giugno 2026 fissato dal Pnrr per l’attivazione delle Case di comunità, il punto non è più quanti edifici siano stati completati, ma quanti presidi riescano davvero a garantire assistenza. Secondo i dati richiamati dal sindacato Nursing Up, l’ultima rilevazione Agenas conta 781 Case di comunità con almeno un servizio attivo, ma solo una parte limitata risulta in linea con gli standard di personale previsti dal DM 77/2022.

Il nodo, sostiene il sindacato guidato da Antonio De Palma, è soprattutto negli organici. Delle strutture censite, solo 204 risultano dotate della presenza medica conforme agli standard e appena 216 di quella infermieristica prevista dal decreto. La stessa Agenas stima inoltre un fabbisogno ancora scoperto di oltre 2.500 medici e quasi 7.000 infermieri a tempo pieno.

I numeri nazionali dopo la scadenza Pnrr

Il quadro descritto da Nursing Up mette in evidenza la distanza tra apertura formale dei presidi e piena operatività. La programmazione delle Case di comunità è stata ampliata nel tempo con risorse aggiuntive, ma il sindacato osserva che la vera verifica adesso riguarda la capacità di far funzionare le strutture con équipe complete.

Nel dibattito sulla riforma della sanità territoriale, già al centro del confronto in Friuli Venezia Giulia sul modello di assistenza e organizzazione dei servizi come nel caso di riforma sanità Fvg, Nursing Up insiste su un punto: una Casa di comunità inaugurata non coincide automaticamente con una Casa di comunità realmente in grado di seguire cittadini, cronici e fragili.

Le differenze tra Regioni

La fotografia del Paese mostra andamenti molto diversi. Tra le realtà indicate come più avanzate compaiono Valle d’Aosta, Liguria, Alto Adige e Umbria. La Sardegna ha addirittura superato il target programmato, con 59 Case di comunità operative rispetto alle 50 previste.

Più complessa la situazione in altre aree. In Campania risultano operative 98 strutture rispetto alle 171 programmate. In Puglia sono attive 42 Case di comunità, con obiettivo a 78. In Calabria i lavori sono stati completati in 48 delle 60 strutture previste. In Sicilia, invece, risultano operative 54 Case di comunità su 146 programmate, mentre altre 27 sono già ultimate ma ancora in attesa di attivazione.

Per il sindacato, questi dati confermano che il ritardo non riguarda soltanto cantieri e infrastrutture, ma soprattutto la possibilità di rendere i presidi pienamente funzionanti.

Il ruolo degli infermieri nel DM 77/2022

Nursing Up richiama il contenuto del DM 77/2022, che definisce la Casa di comunità come un modello organizzativo multiprofessionale in cui devono operare in modo integrato medici di medicina generale, infermieri di famiglia e comunità, specialisti ambulatoriali, altri professionisti sanitari, assistenti sociali e ulteriori operatori.

Case di comunità, al 30 giugno attivi 781 presidi ma infermieri e medici restano sotto
Case di comunità, al 30 giugno attivi 781 presidi ma infermieri e medici restano sotto

Nel decreto, l’Infermiere di Famiglia e Comunità viene indicato come figura centrale della nuova assistenza territoriale: presa in carico della persona, continuità assistenziale, gestione delle cronicità, prevenzione, educazione sanitaria e collegamento tra ospedale, territorio e servizi sociali. Lo standard indicato è di un infermiere ogni 3.000 abitanti.

Il tema della copertura dei nuovi presidi territoriali si intreccia anche con il confronto aperto sulle Case di comunità e sulle risorse professionali necessarie per farle funzionare in modo continuativo.

La posizione di Nursing Up

Antonio De Palma, presidente nazionale del Nursing Up, sottolinea che il decreto non affida il funzionamento delle Case di comunità a una sola figura professionale, ma a un lavoro di équipe. Per il sindacato, concentrare l’attenzione solo sugli edifici o su singole professionalità significa perdere di vista il cuore della riforma.

Secondo De Palma, nessuno mette in discussione il ruolo dei medici, ma il banco di prova della riforma resta la costruzione di squadre complete, in grado di seguire pazienti cronici, fragili e non autosufficienti. Se manca uno dei pilastri dell’équipe, osserva il presidente del sindacato, l’intero modello rischia di non raggiungere gli obiettivi per cui è stato pensato.

Fabbisogno complessivo e problema attrattività

Il sindacato allarga poi il ragionamento all’intera Missione Salute del Pnrr: tra Case di comunità e Ospedali di comunità, il nuovo modello di assistenza territoriale richiederà almeno 20mila infermieri per funzionare secondo gli standard previsti.

De Palma sostiene che il problema non sia la qualità della formazione universitaria, ma la difficoltà di trattenere i professionisti nel Servizio sanitario nazionale. Sempre più infermieri, rileva il sindacato, scelgono di lasciare il sistema pubblico, di lavorare all’estero oppure di cambiare percorso professionale. Il punto, conclude Nursing Up, è capire chi potrà convincerli ad accettare e soprattutto a mantenere incarichi con condizioni economiche e contrattuali considerate non adeguate al livello di competenze, responsabilità e carico di lavoro richiesto.

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