Cigno morto, esposto del PAI alla Procura: «Indagini subito e responsabili identificati»
Cigno morto, il PAI presenta esposto alla Procura di Udine e chiede indagini rapide, autopsia e testimoni.
Il Partito Animalista Italiano ha presentato oggi un esposto formale alla Procura della Repubblica di Udine in merito al caso del cigno trovato morto, vicenda che ha sollevato forte indignazione e sulla quale ora vengono chiesti accertamenti rapidi.
Secondo quanto riferito dal PAI, la richiesta avanzata alla magistratura è quella di procedere con indagini immediate, per chiarire le cause della morte dell’animale e arrivare all’identificazione degli eventuali responsabili.
Il caso riguarda il decesso di un cigno, indicato nella segnalazione ripresa dagli organi di stampa come animale “ucciso”. Sulla vicenda sono già intervenuti i Carabinieri di Latisana, che hanno proceduto al sequestro della salma.
La portavoce del PAI, la giornalista e attivista Irene Giurovich, ha spiegato che ora si attendono i risultati dell’autopsia veterinaria, prevista presso l’Istituto Zooprofilattico.
L’esame sarà determinante per stabilire le cause del decesso e per verificare l’eventuale presenza di lesioni compatibili con violenze, strumenti contundenti, tagli o armi da fuoco.
Nell’esposto presentato alla Procura, il Partito Animalista Italiano richiama norme e precedenti giurisprudenziali, sottolineando che l’uccisione di un animale selvatico per crudeltà costituisce un reato penale e non può essere considerata una semplice bravata.
Il cigno, ricorda il PAI, è una specie protetta dalla normativa italiana ed europea. Per questo motivo l’eventuale abbattimento dell’animale sarebbe espressamente vietato e potrebbe comportare conseguenze penali per chi dovesse essere individuato come responsabile.
Secondo quanto sostenuto dall’associazione, se dagli accertamenti emergesse la presenza di più persone coinvolte, la posizione degli autori potrebbe aggravarsi ulteriormente.
Un passaggio decisivo sarà rappresentato dall’autopsia veterinaria completa. Il PAI chiede che vengano accertate tutte le eventuali lesioni presenti sull’animale, compresa la possibile compatibilità con colpi da corpo contundente, ferite da taglio o da arma da fuoco.
Se l’esame dovesse confermare sevizie o sofferenze inflitte prima della morte, il quadro accusatorio potrebbe diventare ancora più grave.
Secondo il Partito Animalista, qualora le prime ricostruzioni venissero confermate, ci si troverebbe davanti a un episodio avvenuto in una zona pubblica, alla luce del giorno e davanti a possibili testimoni. Un fatto che, nelle parole dell’associazione, rappresenterebbe una sfida aperta alle leggi e al senso civile.
Tra le richieste formulate dal PAI figurano l’avvio di indagini celeri, l’acquisizione della denuncia del testimone e la raccolta di tutte le ulteriori testimonianze disponibili.
L’associazione chiede inoltre che gli eventuali autori vengano iscritti nel registro degli indagati per le ipotesi di uccisione e maltrattamento di animali, in attesa dell’esito degli accertamenti.
Il PAI sollecita anche il coinvolgimento della Regione Friuli Venezia Giulia, del Comune di Precenicco e delle associazioni ambientaliste come possibili parti offese nella vicenda.
Nel comunicato, il Partito Animalista Italiano interviene anche sulle polemiche sorte dopo la diffusione della notizia. Il titolare di un ristorante avrebbe accusato pubblicamente il PAI di aver fornito una “ricostruzione infondata”.
L’associazione replica sostenendo che le informazioni contenute nel proprio comunicato ufficiale erano già state pubblicate dal Messaggero Veneto il 10 maggio e ribadisce di non aver inventato nulla.
L’ufficio legale del PAI resta a disposizione di chiunque abbia informazioni utili sul caso, garantendo la possibilità di effettuare segnalazioni in forma riservata e con tutela dell’anonimato.