Come scegliere il conto business per ottimizzare la gestione delle spese aziendali
Il Decreto Fiscale 2020 prevede l’apertura di unconto aziendale dedicato per le società di capitali (senza considerare il fatturato),per le ditte individuali e le società di persone che abbiano un fat...
Il Decreto Fiscale 2020 prevede l’apertura di un
conto aziendale dedicato per le società di capitali (senza considerare il fatturato),
per le ditte individuali e le società di persone che abbiano un fatturato di
oltre 400.000 euro, per le società di professionisti. In altri casi non c’è
obbligo, sebbene tenere il conto aziendale separato da quello personale ha a
prescindere i suoi vantaggi. Il c/c aziendale ha in comune con un conto
personale il fatto di prevedere un codice IBAN, la possibilità di effettuare
pagamenti e ricevere denaro, può venire associato a carte di credito. Inoltre,
come un comune c/c, può essere aperto anche online.
Scegliere il conto corrente business: considerazioni e strumenti
Seppure i c/c siano coperti dal Fondo interbancario di
tutela dei depositi, o dal fondo corrispondente se si tratta di Banche di
Credito Cooperativo, fino a 100.000 euro, è comunque buona prassi accertarsi di
rivolgersi a una banca solida. Non si sottovaluti l’apporto di un
consulente finanziario, specialmente se la propria azienda gestisce flussi di
denaro considerevoli.
È chiaramente fondamentale, inoltre, che il c/c prescelto
preveda le funzionalità di cui si necessita o di cui si potrebbe
necessitare. Si tenga conto se si ha bisogno di servizi come POS, carta di
credito… È possibile, ed è anzi auspicabile, che la propria impresa cresca e
abbia bisogno di servizi aggiuntivi in futuro. Se c’è possibilità di
eventuali integrazioni, è buona cosa.
Per individuare i migliori conti business può essere
utile rivolgersi a portali specializzati come conticorrentiaziendali.it,
dove trovare guide e approfondimenti pensati per aiutarel’utente a scegliere la
soluzione più adatta alle proprie esigenze.
Le informazioni di tipo economico
Ci sono dei costi relativi alle operazioni, come le
commissioni in caso di bonifico o di prelievo al Bancomat. Altre spese
eventuali possono riguardare la carta Bancomat, l‘invio di documentazione in
forma cartacea, i costi di liquidazione o chiusura periodica, o ancora il
massimo scoperto trimestrale. In generale, rispetto alle spese, si distingue
tra costi variabili, legati alle singole operazioni, e i costi fissi,
ovvero il canone, che sia mensile o annuale. È possibile, in ogni caso, trovare
anche prodotti a canone zero.
Rispetto agli interessi attivi, percentuali
interessanti, quando le si trova, sono quelle tra lo 0 e il 2.5%. Ci sono anche
i bonus, come l’azzeramento del canone se rimane costante nel c/c un certo
capitale. Gli interessi passivi sono, invece, quelli da riconoscere
all’istituto bancario se si va in rosso.
Il conto corrente aziendale non obbligatorio: conviene?
Pure in quei casi in cui non è obbligatorio, aprire un c/c
business può essere comunque conveniente, poiché rendepiù snella la gestione
di un aspetto delicato e importante di una realtà, il flusso di denaro. Si
può tenere più agevolmente la situazione sotto controllo, con i
movimenti in entrata e in uscita facilmente individuabili, ed eventuali
verifiche dell’Agenzia delle Entrate ne risultano facilitate. Mettere insieme
movimenti aziendali e movimenti personali può risultare più confusionario.
Con un conto dedicato, si può provvedere ai pagamenti
degli F24, che prevedono, da norma, l’inserimento direttamente dal c/c del
professionista. Inoltre, il conto business aziendale consente movimenti di
denaro superiori alla soglia massima prevista in caso di contante. Insomma,
seppure in taluni casi non sia obbligatorio, un conto corrente business è conveniente
a livello economico e gestionale, calcolando anche le proposte del mercato
specifico, che possono essere davvero interessanti.