Controlli al confine con la Slovenia, Moretuzzo: 20 milioni spesi e 341 agenti tolti
I consiglieri citano 280 arresti e oltre 200 chilometri di frontiera, con disagi quotidiani per chi attraversa il confine.
TRIESTE - I controlli alla frontiera tra Italia e Slovenia tornano al centro del dibattito politico in Friuli Venezia Giulia. Massimo Moretuzzo e Giulia Massolino, esponenti di Patto per l’Autonomia-Civica Fvg, chiedono lo stop alla misura dopo le dichiarazioni del sindaco Roberto Dipiazza, sostenendo che i controlli «non servono a niente», hanno costi elevati e sottraggono personale alle attività ordinarie sul territorio.
Secondo i due consiglieri regionali, il punto centrale è pratico prima ancora che politico: solo una parte limitata degli oltre 200 chilometri di frontiera viene effettivamente presidiata, mentre i controlli continuano a creare disagi a chi attraversa ogni giorno il confine per lavoro, studio o spostamenti quotidiani.
I numeri contestati dall’opposizione
Moretuzzo e Massolino richiamano i dati emersi, a loro dire, anche in Consiglio regionale. La Giunta, sostengono, non avrebbe fornito un quadro complessivo preciso della spesa, che secondo quanto riportato dagli organi di informazione supererebbe i 20 milioni di euro.
Sul fronte dei risultati, i due esponenti autonomisti indicano il dato di 280 arresti, ritenuto però in linea con il periodo precedente al ripristino dei controlli. Per questo, nella loro lettura, la misura non avrebbe prodotto un cambio di scenario tale da giustificare costi e impiego straordinario di risorse.
Il dato più critico, secondo Patto per l’Autonomia-Civica Fvg, riguarda il personale: sarebbero 341 le unità sottratte alle normali attività di presidio del territorio, in un contesto che gli stessi consiglieri definiscono di grave sottorganico.
Il riferimento alle parole di Dipiazza
La presa di posizione arriva a margine delle dichiarazioni del sindaco di Trieste riportate dalla stampa nella giornata di martedì 25 agosto 2026. Per Moretuzzo e Massolino, il fatto che anche Dipiazza abbia espresso dubbi sull’utilità dei controlli rafforza una critica avanzata da tempo da chi vive nelle aree di confine.
Nel loro intervento i due consiglieri sostengono che la maggioranza in Regione e il Governo abbiano finora insistito su una linea considerata inefficace e onerosa. Da qui la richiesta di interrompere quella che definiscono una misura di propaganda, giudicata poco utile sul piano della sicurezza reale.
Schengen e il nodo delle sanzioni Ue
Moretuzzo e Massolino contestano anche il significato politico e simbolico del ripristino dei controlli. Ricordano che il regolamento Schengen consente verifiche alle frontiere interne solo come extrema ratio, cioè in presenza di minacce gravi e concrete.
Secondo i due consiglieri, proprio per questo l’Unione europea avrebbe già minacciato l’Italia di pesanti sanzioni. Nella loro ricostruzione, le parole del sindaco di Trieste, città indicata come punto di arrivo della Rotta Balcanica, dovrebbero spingere Regione e Governo a rivedere la linea adottata.
Dove chiedono di spostare le risorse
La proposta avanzata da Patto per l’Autonomia-Civica Fvg è di destinare uomini e fondi ad altre priorità: presidio delle città, sicurezza delle persone, cooperazione transfrontaliera e rafforzamento di un’Europa senza barriere interne.
Nella nota, Moretuzzo e Massolino sostengono infine che, se anche chi ha sostenuto a lungo questa politica oggi ne riconosce l’inefficacia, allora Giunta regionale e Governo dovrebbero fare un passo indietro e reindirizzare le risorse verso il controllo ordinario del territorio e la cooperazione tra i due versanti del confine.