CRO di Aviano, svolta nella cura dei tumori: nel bunker entra il cuore della Protonterapia
Al CRO di Aviano installato il gantry da 75 tonnellate della Protonterapia. Investimento da 38,5 milioni, primi trattamenti attesi nel 2027.
AVIANO. Settantacinque tonnellate calate lentamente attraverso un’apertura realizzata nel tetto del bunker. È uno dei passaggi più spettacolari e delicati nella costruzione del nuovo centro di Protonterapia del CRO di Aviano, destinato a portare in Friuli Venezia Giulia una delle tecnologie più avanzate oggi disponibili nella radioterapia oncologica.
Nella giornata di martedì 18 agosto è stato installato il gantry, il grande braccio rotante che consentirà di indirizzare il fascio di protoni sul paziente. Mercoledì sarà invece la volta del sincrociclotrone, l’acceleratore da circa 50 tonnellate che rappresenta un altro elemento fondamentale dell’impianto.
Se il cronoprogramma verrà rispettato, i primi pazienti potrebbero essere trattati nell’autunno del 2027.
Un investimento da 38,5 milioni di euro
Il progetto vale complessivamente 38,5 milioni di euro, finanziati dalla Regione e con risorse proprie del CRO, comprese quelle provenienti dalle donazioni private e dal 5 per mille.
Una volta completata, la struttura farà del CRO il primo istituto oncologico pubblico italiano dotato di Protonterapia e il quinto centro del Paese a disporre di questa tecnologia.
Prima di Aviano sono arrivati il Centro di Protonterapia di Trento, il CNAO di Pavia, CATANA a Catania e Humanitas di Rozzano.
Il nuovo investimento si inserisce in un percorso di potenziamento tecnologico dell’istituto. Nei mesi scorsi Nordest24 aveva raccontato anche l’arrivo al CRO di Aviano della nuova risonanza magnetica da 1,5 Tesla, altro intervento destinato a migliorare qualità e precisione delle prestazioni diagnostiche.
Riccardi: «Una scelta forte che rivendico»
A seguire le operazioni nel cantiere è arrivato anche l’assessore regionale alla Salute Riccardo Riccardi.
«Questa è simbolicamente una giornata molto importante perché l’investimento per la Protonterapia al CRO di Aviano è molto oneroso ed è una scelta forte, che rivendico con forza», ha affermato.
Per Riccardi il valore dell’investimento non può essere valutato esclusivamente dal punto di vista finanziario.
«L’onere delle decisioni è un peso che spesso si preferisce evitare per il suo costo, ma che poi si paga in termini di capacità di risposta ai bisogni di salute delle persone».
L’assessore ha indicato anche un obiettivo più ampio: aumentare l’attrattività dell’istituto, consolidarne la reputazione e creare condizioni capaci di richiamare professionisti, ricerca e casistica oncologica di elevata complessità.
Che cosa cambia con la Protonterapia
A spiegare il significato clinico del nuovo impianto è stato Maurizio Mascarin, direttore dell’Oncologia radioterapica del CRO.
La struttura permetterà di affiancare alla radioterapia tradizionale con fotoni anche il trattamento mediante protoni, scegliendo di volta in volta la soluzione più appropriata in base al tumore e alle caratteristiche del paziente.
La differenza fondamentale riguarda il modo nel quale viene distribuita l’energia.
Con i protoni è possibile controllare con maggiore precisione la profondità alla quale il fascio si arresta, riducendo così l’irradiazione dei tessuti sani che si trovano oltre il bersaglio.
Un vantaggio particolarmente importante quando il tumore si trova vicino a organi delicati.
Bambini e tumori vicini agli organi critici
Tra i pazienti che potrebbero ottenere i maggiori benefici ci sono quelli pediatrici, nei quali ridurre la dose di radiazioni ai tessuti sani significa anche diminuire il rischio di conseguenze che potrebbero manifestarsi molti anni dopo le cure.
La Protonterapia potrà avere un ruolo significativo anche nei tumori localizzati vicino a organi critici e nelle recidive che interessano zone del corpo già precedentemente sottoposte a radioterapia.
Il tema degli effetti a lungo termine è diventato sempre più importante proprio grazie all’aumento della sopravvivenza dei pazienti oncologici.
Mascarin ha ricordato che nei pazienti trattati decenni fa possono essere osservati effetti tardivi delle terapie, compresa la possibile comparsa di secondi tumori correlati alle precedenti irradiazioni.
Ridurre quanto più possibile l’esposizione dei tessuti sani diventa quindi parte integrante della strategia terapeutica.
Fino a 200 pazienti l’anno
L’Oncologia radioterapica del CRO tratta attualmente circa 2.300 nuovi pazienti ogni anno.
Le stime indicano che la Protonterapia potrebbe essere utilizzata per 150-200 persone all’anno, una quota vicina al 10 per cento della casistica trattata.
A pieno regime l’impianto avrà una capacità di circa 20 pazienti al giorno.
Non sarà quindi una tecnologia destinata a sostituire completamente la radioterapia tradizionale: servirà invece a selezionare i casi nei quali il trattamento con protoni offre un vantaggio clinico concreto.
Lo sviluppo della Protonterapia era stato richiamato dal CRO anche parlando delle nuove possibilità nella cura dei sarcomi, dove tecnologie radioterapiche sempre più mirate consentono di ridurre l’esposizione degli organi sani.
Undici mesi soltanto per installare e validare l’impianto
L’arrivo delle grandi componenti non significa che la macchina sia pronta per essere utilizzata.
La fase di installazione durerà circa undici mesi e comprenderà il montaggio meccanico, la validazione dell’acceleratore, l’installazione dei sistemi per il posizionamento del paziente e la gestione del fascio, le verifiche radiografiche e infine i test complessivi.
La precisione richiesta è dell’ordine del decimo di millimetro.
Per questo ogni componente dovrà essere allineato e calibrato prima della validazione clinica dell’intero centro.
Domani arriva il sincrociclotrone da 50 tonnellate
Il passaggio di oggi ha avuto come protagonista il gantry.
Quello di mercoledì riguarderà invece il sincrociclotrone, del peso di circa 50 tonnellate: è la macchina che accelera le particelle necessarie al trattamento.
A seguire ci saranno il completamento della copertura del bunker e delle opere di radioprotezione.
La struttura è stata progettata proprio per schermare le radiazioni prodotte durante il funzionamento della macchina: in alcuni punti i muri raggiungono uno spessore vicino ai tre metri.
Il cantiere era stato avviato nel settembre 2024 ed è affidato al raggruppamento formato dalla belga IBA - Ion Beam Applications e da Bettiol Srl.
Una nuova struttura collegata alla Radioterapia
Il centro non sarà separato dal resto dell’attività oncologica.
La nuova struttura sarà infatti collegata direttamente all’attuale Radioterapia oncologica attraverso un corridoio interrato.
Accanto al bunker e alle sale nelle quali verranno eseguiti i trattamenti sarà realizzata anche un’area sanitaria con spazi per l’accoglienza, attività cliniche e servizi di supporto.
L’obiettivo è integrare la tecnologia nel normale percorso del paziente oncologico, mantenendo la presa in carico multidisciplinare che caratterizza il CRO.
Il bacino si allargherà oltre il Friuli Venezia Giulia
La Protonterapia di Aviano è pensata per un bacino che va oltre i confini regionali.
Tra le aree di riferimento vengono indicati anche il Veneto, la Slovenia e l’Austria, rafforzando ulteriormente la vocazione sovraregionale e internazionale del CRO.
L’istituto avianese è già punto di riferimento per patologie oncologiche complesse. Nordest24 aveva raccontato anche l’attività di sostegno alla ricerca e alle cure attraverso iniziative come la raccolta fondi del Sorriso di Giulia destinata al CRO di Aviano.
Una parte della macchina sarà dedicata alla ricerca
La struttura non sarà utilizzata soltanto per l’attività clinica.
Una parte del tempo macchina sarà riservata alla ricerca, in particolare allo studio dell’interazione tra protoni e nuovi trattamenti oncologici, dagli immunoterapici alle terapie molecolari.
Il traguardo immediato resta però quello fissato nel calendario del cantiere: completare installazione, calibrazione e collaudi per poter arrivare nell’autunno del 2027 ai primi trattamenti sui pazienti.
L’ingresso del gantry da 75 tonnellate nel bunker segna quindi molto più di un passaggio tecnico: è il momento nel quale un investimento avviato anni fa comincia materialmente a trasformarsi in una nuova possibilità terapeutica per i pazienti oncologici del Friuli Venezia Giulia e di un bacino molto più ampio.