Direttiva Nitrati, UNCAI: in Italia il nodo è l’attuazione, non la norma
Dalla relazione Ue 2020-2023 emergono meno monitoraggi e forti differenze regionali.
ROMA - La prima valutazione integrale della Commissione europea sulla Direttiva Nitrati, accompagnata dalle relazioni nazionali sul periodo 2020-2023, riporta al centro un problema che per UNCAI non riguarda tanto le regole quanto la loro applicazione concreta. Secondo l’Unione Nazionale Contoterzisti Agromeccanici e Industriali, i dati sull’Italia mostrano infatti carenze nei controlli, nella rete di monitoraggio e nelle modalità con cui le misure vengono tradotte sul campo.
La presa di posizione dell’associazione arriva dopo la pubblicazione, da parte di Bruxelles, della prima valutazione completa della direttiva adottata nel 1991. UNCAI sostiene che la transizione ecologica in agricoltura passi soprattutto dall’uso di tecnologie adeguate e dalla professionalità dei contoterzisti, chiamati a gestire operazioni tecniche come la distribuzione dei reflui e dei digestati con sistemi a basse emissioni.
I dati italiani nella relazione europea
Nella relazione dedicata all’Italia emergono diverse criticità. Undici regioni su venti non hanno fornito alcun dato sulle verifiche effettuate nelle aziende agricole nei quattro anni presi in esame. Nello stesso periodo la rete di monitoraggio delle acque superficiali si è ridotta del 10,9% e, tra i punti di rilevamento delle falde già inquinate, gli aumenti di concentrazione superano ormai le diminuzioni.
Sul fronte dell’eutrofizzazione delle acque superficiali, il dato medio nazionale peggiora e raggiunge il 37,7% dei punti monitorati. In Lombardia la quota sale all’81,6%, in un’area che resta quella a più alta densità zootecnica del Paese. Sempre in Lombardia, tra le aziende controllate, il limite dei 170 kg di azoto organico per ettaro è risultato non rispettato nell’11,2% dei casi, contro lo 0,4% dell’Emilia-Romagna e lo 0,3% del Veneto.
Secondo il presidente di UNCAI Aproniano Tassinari, sia la lettura della Commissione europea, che considera la direttiva valida ma da applicare meglio, sia quella del Copa-Cogeca, che la giudica superata e da modernizzare, finiscono però per concentrarsi quasi esclusivamente sull’azienda agricola. In questo quadro, osserva l’associazione, resta in secondo piano chi materialmente rende possibile l’attuazione delle misure, cioè i contoterzisti.
Le regioni citate come modello
UNCAI indica come riferimento il modello adottato da Lombardia ed Emilia-Romagna, dove è stato finanziato l’acquisto di macchine per l’interramento dei reflui da parte delle imprese agromeccaniche iscritte agli albi regionali. Per l’associazione, questa scelta dimostra che la leva agromeccanica può funzionare quando viene sostenuta in modo mirato.
Il Piemonte, viene ricordato, ha pubblicato un bando simile ma rivolto soltanto alle aziende agricole, in assenza di un albo regionale dei contoterzisti. Una soluzione che, secondo Tassinari, ha ridotto l’efficacia dell’investimento distribuendolo su una scala meno efficiente. Sul tema l’associazione aveva già avanzato una proposta sull’interramento dei reflui nelle aree a maggiore pressione zootecnica, indicando i contoterzisti come anello operativo decisivo.
Per UNCAI il punto centrale è che, finché i sistemi tradizionali di distribuzione a pioggia restano autorizzati allo stesso modo dell’interramento, pochi agricoltori scelgono la soluzione più avanzata anche quando il servizio è già disponibile sul territorio attraverso imprese attrezzate.
Le tre richieste di UNCAI
Alla luce dei dati europei, l’associazione formula tre richieste alle istituzioni. La prima è estendere a tutte le regioni il modello già sperimentato in Lombardia ed Emilia-Romagna, finanziando le imprese agromeccaniche certificate attraverso albi professionali regionali oppure con un albo nazionale unico.
La seconda riguarda il superamento della parità autorizzativa tra distribuzione a pioggia e interramento dei reflui. Per UNCAI i programmi d’azione regionali dovrebbero differenziare le due pratiche, spingendo in modo più netto verso l’adozione delle tecnologie già disponibili.
La terza richiesta tocca i calendari di distribuzione. L’associazione chiede periodi più flessibili e coerenti con le condizioni pedoclimatiche reali e con il tipo di intervento da effettuare, così da evitare finestre temporali troppo rigide che, secondo Tassinari, finiscono per ostacolare anche chi vorrebbe programmare operazioni corrette dal punto di vista agronomico e ambientale.
Il nodo digestati e la proroga RENURE
Il tema si intreccia anche con la proroga annunciata della disciplina RENURE per i digestati liquidi di origine zootecnica, in una fase in cui la crescita del biometano sta aumentando i volumi da gestire. Per UNCAI, margini normativi più ampi sul limite dei 170 kg di azoto richiedono ancora di più operatori qualificati, capaci di distribuire digestato a basse emissioni e nei tempi agronomici corretti.
La posizione finale dell’associazione resta quella di non chiedere una riscrittura della direttiva, ma un riconoscimento operativo di chi la applica sul campo: per UNCAI, l’attuazione passa dalla professionalità delle imprese agromeccaniche e dalla loro integrazione stabile nei sistemi regionali di gestione dei reflui.